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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 22:18

I settant’anni di Cito tra politica e tv Il leader di AT6: temono un mio ritorno

I settant’anni di Cito tra politica e tv Il leader di AT6: temono un mio ritorno
di FABIO VENERE

TARANTO - «Mi sa che qualcuno mi sta sognando la notte. Temono che mi candidi? Non lo so, ma se il Padreterno mi darà la salute...». Il ghigno inconfondibile, quasi un marchio di fabbrica, è quello di Giancarlo Cito, già sindaco di Taranto e deputato, fondatore e leader indiscusso di AT6. Che oggi compie settant’anni. Compleanno importante che porta, quasi naturalmente, a tracciare dei bilanci.

Traguardo significativo quello dei settant’anni. Contento?

«Ringrazio il Padreterno. Solo lui che mi ha dato e mi dà la forza di vivere. Nonostante tutto».

È contento?

«Beh, se guardo alla mia città non tanto».

Cosa la rattrista?

«Vivo, purtroppo, in una città ormai morta e lo dico con la tristezza nel cuore. Sia chiaro, non mi fa piacere dirlo ma la città è arrivata in un punto davvero basso. Ogni giorno aumenta il numero dei cittadini di Taranto che non possono mangiare così come sono sempre di più le saracinesche delle attività commerciali, anche quelle storiche, che non si rialzano più. Ecco, guardare questa situazione è davvero triste e lo è soprattutto per me che amo questa città dal profondo del cuore. Nel frattempo, i cittadini si aspettano ancora chissà cosa da questa signori che amministrano da otto anni. E le loro speranze cadranno nel vuoto così come si sono infrante quelle riposte prima in chi ha preceduto quest’Amministrazione e che hanno distrutto la nostra città. Tutti hanno tradito Taranto. Io, se mi permette, no».

A proposito di bilanci, quali errori ha commesso?

«Sì, degli errori si commettono anche in perfetta buonafede. Ecco, forse, ho attaccato chi non avrei dovuto attaccare. E così uno si ritrova con le ossa rotta».

E chi non avrebbe dovuto attaccare? Si riferisce ai magistrati?

«No, non faccio nomi. Assolutamente. Ma...».

Cosa?

«Mi ha fatto riflettere e reso un po’ triste sapere che il fatto che mi veniva contestato non sussisteva. E questo è avvenuto dopo venticinque anni...».

Lei cita spesso Dio. Che rapporti ha con la Fede?

«Intenso, direi. Devo tutto al Padreterno. Grazie a lui, ho superato un’operazione. Avrei potuto anche morire ma, fortunatamente, facendo i controlli ogni sei mesi riuscii a scoprire che al mio fegato c’era qualcosa che non andava. Poi, l’intervento a Bologna. Sto in piedi. Resisto. Sa perché mi faccio i controlli ogni sei mesi?».

Per la serie «prevenire è meglio che curare»?

«Non solo. Sono uno sportivo e lo sono sin da ragazzo. Sono l’unico al mondo che ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina percorrendo 14 chilometri in 6 ore 49 minuti (tempo cronometrato dal Coni). Del resto, quando ero volontario nel Corpo dei Vigili del fuoco fui prescelto per partecipare alle Olimpiadi del Messico e poi ho praticato le arti marziali».

Gli anni da sindaco furono pochi. Poco meno di due. Il rinvio a giudizio la allontanò da Palazzo di Città.

«Sono stato l’unico dal Dopoguerra a chiudere con un avanzo di 17 miliardi di lire nel primo anno (ovvero 8,5 milioni di euro). E quando guidavo l’Amministrazione comunale venivano garantiti ai bisognosi 500mila lire al mese di contributi, 1 milione di lire al mese ai portatori di handicap ed agli anziani venivano portati i pasti caldi a casa. La città era vivibile tant’è che raggiunse il settimo posto in Italia per la qualità della vita ed ora è nei bassifondi mentre io ero al terzo posto in Italia tra i sindaci più popolari. E, infine, non c’erano scippi perché ero il vero comandante dei Vigili urbani e la gente, vedendomi per strada quasi 24 ore su 24, apprezzava questo mio modo di fare che faceva storcere il naso solo a qualche pseudo intellettuale di sinistra».

I suoi rapporti con il centrodestra erano oscillanti. Odio e amore. Forse se fosse rimasto in quel circuito, magari ora sarebbe alla Camera. Non crede?

«Mah... Non voglio fare polemiche e ritornare su quello che accade nel 2000 quando ci fu la rottura con il centrodestra che candidò sindaco Rossana Di Bello. Potrei dire molte cose ma preferisco rimanere in silenzio. Per il resto, pensavo ad allearmi con i cittadini».

Tatarella, il «ministro dell’armonia», cercava di ricucire gli «strappi».

«Già, è vero. Verso di lui avevo una stima incredibile».

Arrivato a settant’anni, come si immagina ora il suo futuro personale e quello politico?

«Il mio futuro lo stabilisce il Padreterno. Solo lui. Qualcuno mi sta sognando la notte».

Si riferisce alle comunali 2017?

«Non dico nulla, per ora. Ma, fidatevi, qualcuno mi sta sognando durante la notte e forse si agiterà pure».

Gli errori, la salute, lo sport, la politica. Ha dimenticato la sua grande passione: la televisione.

«E chi la dimentica. Sono trent’anni che facciamo televisione. Mi piace usarla per dialogare con i cittadini. E presto, tornerò a farlo».

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