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Martedì 17 Ottobre 2017 | 20:46

Blitz dei Carabinieri all'Ilva denunciati 19 operai Altoforno 2 sottoposto a sequestro Procura

Blitz dei Carabinieri all'Ilva denunciati 19 operai Altoforno 2 sottoposto a sequestro Procura
di MIMMO MAZZA
TARANTO - L’altoforno 2 dell’Ilva, teatro dell’incidente costato la vita lo scorso 12 giugno all’operaio Alessandro Morricella, per la Procura di Taranto non può essere usato, malgrado il decreto ad hoc varato dal governo Renzi lo scorso 3 luglio. E così, dopo aver ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Martino Rosati l’invio degli atti alla Corte Costituzionale per verificare la legittimità del provvedimento varato dall’esecutivo, ieri mattina la Procura ha inviato in fabbrica i carabinieri del comando provinciale allo scopo di verificare se l’altoforno fosse usato o meno. Al lavoro sono stati trovati 19 dipendenti (16 diretti, 3 della ditta dell’appalto Semat), che sono stati identificati e segnalati all’autorità giudiziaria per violazione di sigilli.

Un provvedimento oggettivamente forte perché gli operai erano al lavoro in forza di un ordine di servizio firmato dal direttore dello stabilimento Ruggero Cola (uno dei 10 indagati per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte dell’operaio) lo scorso 5 luglio, all’indomani cioè della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto sblocca-altoforno.

Dopo quell’ordine di servizio, gli avvocati Angelo Loreto e Filippo Dinacci, legali dell’Ilva, hanno chiesto alla Procura di adottare i provvedimenti di propria competenza, ovvero di autorizzare la facoltà d’uso prevista dal decreto. La Procura, invece, ha inviato tutti gli atti al gip Martino Rosati, esprimendo il proprio parere negativo all’accoglimento della richiesta e sollecitando in subordine il sollevamento della questione di legittimità costituzionale della norma approvata dal governo. Il dottor Rosati martedì scorso ha sospeso il giudizio, inviando gli atti alla Corte Costituzionale, ritenendo non manifestatamente infondata la questione proposta dalla Procura e rilevando, in particolare, la violazione di 7 articoli della Costituzione. L’altro ieri, il custode giudiziario Barbara Valenzano ha chiesto all’Ilva se l’Altoforno 2 fosse utilizzato, ricevendo come risposta che sì, l’impianto era usato in virtù del decreto.

Arriviamo così a ieri mattina, con la decisione della Procura di inviare i carabinieri a verificare direttamente cosa stesse avvenendo in fabbrica. La notizia è subito rimbalzata fuori dalla fabbrica. L’azienda ha convocato i sindacati, preoccupati per quello che può avvenire agli operai, stretti tra il martello dell’ordine di servizio firmato dal direttore Cola e l’incudine della denuncia per violazione dei sigilli.

Ieri sera è stato convocato in fretta e furia un vertice in prefettura del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per trovare una soluzione. L’azienda, rappresentata dal direttore generale Massimo Rosini e dal direttore centrale operations Antonino Gambuzza, ha assicurato ai dipendenti massima tutela giudiziaria. Probabile si proceda a questo punto alla fermata in sicurezza dell’altoforno 2 fino a quando, con una nuova istanza dei legali, non si chiarisca il rapporto con la Procura.

In una nota diffusa ieri sera, i sindacati Fim, Fiom e Uilm «esprimono forte preoccupazione dei lavoratori», spiegano di aver ricevuto «rassicurazioni circa l’estraneità dei lavoratori ai fatti contestati e che simili azioni non avranno a ripetersi. Ampie rassicurazioni sono state fornite in merito all’accesso su Afo 2 di tutti i lavoratori interessati alle pertinenti lavorazioni».

Fim, Fiom e Uilm «nell’apprezzare la disponibilità manifestata dalle competenti autorità, auspicano che tutti i soggetti in campo a partire da Ilva mostrino maggiore chiarezza, responsabilità e manifesta collaborazione per il superamento delle forti criticità tutt’ora presenti».

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