Cerca

Taranto, le emissioni dell’Eni nel «mirino» della Procura

Taranto, le emissioni dell’Eni nel «mirino» della Procura
di MIMMO MAZZA
TARANTO - Getto pericoloso di cose, prescrizioni ambientali non rispettate, dati emissivi comunicati in ritardo.

Dopo l’Ilva, la Procura di Taranto decide di ricorrere allo strumento dell’incidente probatorio anche per fare definitivamente chiarezza sulla natura delle emissioni della raffineria di proprietà dell’Eni, da anni al centro di polemiche per il cattivo odore avvertito in città, come confermato peraltro di recente dal servizio Odortel avviato dall’Arpa.

Se lo strumento è lo stesso, assai diverse sono le contestazioni perché in questo caso si procede per reati contravvenzionali che difficilmente, all’esito della perizia chiesta al giudice per le indagini preliminari Martino Rosati, porteranno a provvedimenti drastici nei confronti dei responsabili, una volta accertati.

Nel registro degli indagati sono finiti tre direttori della raffineria Eni (Gaetano De Santis, Carlo Guarrata e l’attuale Luca Amoruso, eletto proprio ieri vicepresidente di Confindustria Taranto), tre responsabili operativi dello stesso impianto (Mario Betti, Fabio Cincotti e Alessandro Cao) e, inoltre, gli amministratori unici della società Hidrochemical Antonio e Francesco Costantino, in quanto tale azienda, attigua all’impianto Eni, spesso in alcuni casi è stata ritenuta responsabile delle emissioni moleste attribuite alla raffineria e dunque il pool di magistrati ha deciso di coinvolgerla nell’accertamento per sgombrare il campo da ogni dubbio.

Il procuratore capo Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino, e i sostituti Giovanna Cannarile, Lanfranco Marazia e Mariano Buccoliero, in realtà aveva già affidato ad un proprio consulente, il direttore di Arpa Piemonte Angelo Robotto, il compito di accertare le cause e l’origine delle emissioni ad impatto fortemente odorigene ma sono giunti alla conclusione che tale consulenza ha necessità di ulteriori approfondimenti tecnici, da svolgersi nella forma dell’incidente probatorio.

La Procura chiede, in particolare di verificare se nella raffineria e nella Hidrochemical si diffondano illecitamente gas, vapori e sostanze pericolose; se siano rispettate tutte le misure di sicurezza per evitare l’eventuale dispersione di sostanze nocive per la salute; se i valori emissivi siano conformi alla normativa comunitaria, nazionale e regionale; e, in caso di non conformità quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo.

Intanto, sul fronte Ilva va registrato il nuovo video realizzato dal presidente del Fondo Antidiossina di Taranto Fabio Matacchiera nel quale vengono riprese le aree Grf (Gruppo rottami ferrosi), Afo2 e Afo4. Le immagini documentano fiammate e fumi che si sprigionano sopra il siderurgico. «Avevano promesso interventi di ambientalizzazione – commenta Matacchiera – ma alla fine non cambia nulla. Questa è l’Ilva di Taranto che ancora oggi il governo difende, mentre la magistratura cerca in tutti i modi di evitare che questa fabbrica possa impunemente inquinare».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400