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Beni dei Riva sequestrati figlie fermano rientro capitali che servivano per risanare Ilva

Beni dei Riva sequestrati figlie fermano rientro capitali che servivano per risanare Ilva
MILANO – Due figlie di Emilio Riva, l'industriale morto nell’aprile 2014, hanno presentato ricorso in Svizzera per bloccare il provvedimento con il quale la Procura di Zurigo, accogliendo una richiesta della magistratura italiana, aveva disposto la revoca del blocco del denaro depositato presso Ubs per farlo rientrare in Italia.
La somma – un miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva nel 2013 – è destinato a tornare a disposizione della società per risanare l’Ilva. Il ricorso, però, rallenterà l'iter. 

Si esprimerà sul ricorso presentato dalle due figlie del patron dell’azienda siderurgica, che hanno rinunciato all’eredità in Italia, il Tribunale Federale di Bellinzona. I soldi erano stati sbloccati lo scorso 19 giugno dalla magistratura elvetica, che aveva dato seguito alla richiesta presentata il 12 maggio dal gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo. Il ricorso rischia quindi di allungare l’iter per il rientro dei soldi che dovrebbero essere messi a disposizione del commissario straordinario dell’Ilva, Pietro Gnudi, dando "ossigeno" allo stabilimento di Taranto.

La somma era stata sequestrata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano a carico di Adriano Riva e di due commercialisti accusati di truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. Secondo l’ipotesi accusatoria, formulata dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, sarebbero soldi volutamente distratti dalle casse dell’Ilva per essere poi trasferiti nell’isola di Jersey, paradiso fiscale nel canale della Manica.

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