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«Signora, sua figlia è down e al campus non può stare»

«Signora, sua figlia è down e al campus non può stare»
di Maria Rosaria Gigante

TARANTO - «Elena ha sette anni, bionda, occhi azzurri, molto socievole, affettuosa, solare, peperina e con la sindrome di Down». Lettera accorata di una mamma, Simona, che ha deciso di denunciare un grave caso di discriminazione vissuto sulla pelle della propria figlia e sulla pelle dell’intera famiglia. Sotto accusa una struttura privata che, per ora, in attesa dell’atto giudiziario, la donna preferisce non citare. «Non era mai accaduto qualcosa di simile in passato, anche se immagino che il futuro ci riserverà tante amare soprese», afferma dopo aver deciso di denunciare il caso ed affidare il tutto ad un avvocato.

«Elena avrebbe dovuto frequentare per il mese di luglio un campus estivo durante il quale avrebbe praticato dello sport e frequentato laboratori manuali. Inoltre, sarebbe andata al mare, avrebbe stretto nuove amicizie al di fuori della scuola e del corso di ginnastica ritmica che frequenta durante l’anno. Un mese fantastico insomma…» racconta mamma Simona. Cos’è accaduto, invece? «Lunedì scorso, primo giorno di questa nuova esperienza, la responsabile del campus mi ha avvisato - dice la donna - che Elena non avrebbe potuto frequentare il campus perché oppositiva, non rispettosa delle regole. Dopo aver chiesto un permesso dal lavoro, mi sono precipitata per verificare il comportamento descritto dalla responsabile che  mi è sembrato anomalo. Elena mi è apparsa da subito spaesata per via di un ambiente nuovo, persone nuove, bambini nuovi  Le ho chiesto cosa non andasse, se le piacesse quel posto, se preferiva ritornare all’asilo, poi improvvisamente, vedendo gli altri bimbi prepararsi per il mare, si è illuminata ed ha voluto seguire il resto del gruppo».

Il dopo, le ore successive di angoscia e perplessità, sono momenti terribili intrecciati ad una flebile speranza. «Ho concordato con la responsabile di rimanere lì per tutta la giornata, in disparte, per intervenire qualora ce ne fosse stato bisogno - racconta la donna -. Ogni ora sono andata a verificare che tutto stesse procedendo bene, che la bambina si fosse integrata, che stesse rispettando le regole, che non facesse capricci. L’imbarazzo iniziale sembrava superato, tanto più che la responsabile del campus si era adoperata per avere un assistente ai disabili, partecipando ad un progetto finanziato da un ente pubblico, che avrebbe seguito Elena dalle 8 alle 13».

Invece il finale non è certamente lieto. «Ieri sera (l’altra sera - ndr) la doccia fredda: sono stata avvisata che la bambina avrebbe potuto frequentare solo la mattina e solo in presenza dell’assistente ai disabili. Ho chiesto spiegazioni del cambio di programma e mi è stato detto che nel pomeriggio (io ero lì e ne sono testimone) aveva strappato i fogli ad alcuni suoi compagni addirittura pizzicandoli.  Elena - dice la madre - non sa dare i pizzicotti perché le sue abilità grosso-motorie e fino-motorie  non sono adeguatamente sviluppate… Morale della favola, la direzione del campus non si vuole assumere la responsabilità di seguire Elena».

Il racconto di Simona non poteva non chiudersi con la descrizione della reazione orgogliosa dell’altro figlio più grandicello. «Stamattina (l’altro ieri - ndr) - conclude la donna - ho detto a mio figlio Davide che Elena non avrebbe potuto frequentare il campus perché con la sindrome di down e lui mi ha risposto “Se non vogliono Elena non vado neanche io».

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