Cerca

Domenica 24 Settembre 2017 | 14:25

Business dei migranti «La Salam non fa affari sulla pelle di chi arriva»

Business dei migranti «La Salam non fa affari sulla pelle di chi arriva»
di FRANCESCO CASULA

TARANTO - «Ma quali accordi con la mafia? Quali favoritismi dal Comune? I dipendenti della Salam, che sono tutti assunti regolarmente, ci stanno rimettendo salute e stipendi». Accompagnata dai suoi legali, Antonio Mancaniello e Massimiliano Centola, la presidente dell’associa - zione Salam, Simona Fernandez, dopo la pubblicazione dell’inchiesta della Gazzetta sul business degli immigrati a Taranto ha chiesto di replicare e spiegare una serie di punti sulla vicenda.

Fernandez, procediamo con ordine. Partiamo magari dall’assegnazione dell’immobile di via Anfiteatro senza bando di gara? «Guardi sul Centro Nelson Mandela deve sapere una cosa: viene inaugurato il 3 novembre dello scorso anno, ma l’assegnazione ufficialmente è datata marzo 2015 e sa perché? Perché in realtà noi paghiamo l’affitto da ottobre 2014, ma il Comune aveva sbagliato il primo contratto per l’immobile di via Anfiteatro e ha dovuto rifarne un altro. L’associazione Salam ha fatto solo una richiesta al Comune: sono loro che devono sapere che quell’immobile deve essere assegnato con un bando pubblico. E poi, mi creda, anche i beni confiscati alla mafia a Taranto sono stati assegnati senza bando pubblico: vada a controllare».

A proposito di mafia, ma l’accordo con la Falanto servizi? «Prima di firmare la convenzione con Falanto Servizi, io avevo chiesto agli organi competenti se questa società era in regola e mi è stato risposto che era tutto ok».
E chi sono questi organi competenti? «La prefettura, ma non solo. Io ho comunicato che per controversie nate con i gestori di una struttura, stavamo trasferendo i migranti in un’altra struttura gestita dalla Falanto Servizi».
E la prefettura non le ha fatto presente che quella cooperativa era al centro di una grossa indagine dell’antimafia? «Certo che no altrimenti avrei bloccato tutto».

Ammetterà quindi che un rapporto con la Falanto lei l’ha avuto? Nelle altre interviste lo aveva negato. «Sì, perché in realtà la convenzione con la Falanto Servizi faceva parte di una proposta per il bando di gara che non è ancora stato aggiudicato definitivamente e quindi per me è ancora coperto dal segreto. Avevamo anticipato il rapporto solo per una questione di emergenza e ovviamente dopo aver informato la prefettura. E poi non volevo in alcun modo che i dipendenti dell’associazione Salam fossero turbati da questa vicenda».
E poi com’è andata a finire? «Malissimo. Il 30 aprile, giorno del trasferimento, il referente della Falanto, Salvatore Micelli, venne a dirci che la struttura non era più disponibile perchè qualche giorno prima stata venduta: praticamente eravamo per strada e fortunatamente siamo riusciti a trovare una soluzione in brevissimo tempo. Poi è uscito il vostro articolo e io ho inviato una mail alla prefettura facendo presente che quella parte del progetto che avevamo presentato era da considerare non più valido. In sostanza come Salam rinunciavamo all’asse gnazione di 100 migranti che erano quelli che avremmo dovuto sistemare nelle strutture della Falanto».
E con i precedenti albergatori convenzionati perché avete risolto i contratti? «Perché la prefettura non ci pagava dicendo che non riceveva i fondi dal ministero e quindi noi non potevamo onorare gli impegni coi fornitori: i debiti si sono accumulati e loro hanno agito per vie legali. Il rapporto si era logorato e non potevamo andare avanti».
Ma tutto questo la prefettura lo sapeva? «Certo che lo sapeva, abbiamo comunicato ogni cosa. Ma credete davvero che per la Salam sia un business? In occasione degli sbarchi la nostra associazione mette a disposizione gratuitamente alla prefettura mediatori culturali e traduttori. Siamo soggetti a ogni tipo di controllo. Le dirò di più: a causa dei ritardi nei pagamenti avevo deciso di chiudere il servizio, sa cosa mi hanno detto?»
Che rischiava una penale. «Esatto, ma non solo. Sulla base di una legge del 1923 è stato imposto il cosiddetto “quinto d’obbligo”: hanno obbligato la Salam ad accogliere un numero maggiore di migranti rispetto al numero stabilito con la gara che avevamo vinto. Solo alla Salam. Perché agli altri no? Io oggi potrei chiedere il pagamento della mora alla prefettura, ma non lo faccio».
Perché? «Perché, le ripeto, la Salam non vuole farne un business sulle vite dei migranti né sullo Stato che li accoglie ».
Ma lo Stato si sta servendo di voi per fare un business? «Questo non posso escluderlo, ma non tocca a me scoprirlo».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione