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Martedì 19 Settembre 2017 | 13:49

Call center di Taranto si torna alla trattativa al tavolo del Ministero

Call center di Taranto si torna alla trattativa al tavolo del Ministero
di Giacomo Rizzo

TARANTO - Il vertice romano sembra una sentenza. Oggi si decide molto, se non tutto. È fissata per le 12 la riunione indetta dal ministero del Lavoro con azienda e sindacati alla presenza del sottosegretario Teresa Bellanova per discutere della vertenza del call center Teleperformance. Nei giorni scorsi l’azienda aveva minacciato di disertare l’incontro chiedendo ai sindacati Slc Cgil e Ugl Telecomunicazioni di revocare la diffida sul programma di turnazioni disposto dal primo luglio, il giorno dopo la scadenza dell’accordo sindacale siglato nel gennaio 2013. Nessuno ha però fatto un passo indietro. E l’azienda ieri ha diramato un comunicato in cui ribadisce la «priorità di pervenire ad un accordo nel perimetro già indicato, e cioè del rinnovo dell’accordo in essere cui affiancare la flessibilità necessaria ad ottimizzare i flussi di lavoro ed i livelli di servizio richiesti dalla committenza».

Ai lavoratori si impone la modifica dei contratti e la riduzione dell’orario di lavoro da 33 a 20-24 con decurtazione degli stipendi. Il consiglio di amministrazione della società Teleperformance Italia (In & Out spa a socio unico) si è riunito «per esaminare la situazione alla luce dell’accordo sindacale in scadenza alla data del 30 giugno 2015, con particolare riferimento alle criticità persistenti nelle sedi di Roma e Taranto». L’azienda, come sottolineato dall’amministratore delegato Gabriele Piva, pretende una svolta perchè non intende più accollarsi le perdite del call center di Taranto, 8 milioni di euro l’anno scorso.

Il cda ha deliberato che «in mancanza del raggiungimento dell’accordo, sulle uniche basi in grado di garantire la salvaguardia del conto economico aziendale e quindi degli attuali livelli occupazionali, ha dato mandato al management d’implementare dal primo luglio tutte le azioni necessarie per avviare soluzioni alternative per interrompere le perdite in corso». Un punto criptico che lascia i lavoratori col fiato sospeso. «Come Slc Cgil - afferma il segretario provinciale Andrea Lumino - continuiamo a dire che gli accordi vanno rispettati e che non è possibile che una multinazionale non si sieda al ministero per 3000 posti di lavoro per una diffida. Teleperformance sta giocando una guerra psicologica ma non possiamo avere paura di chiedere semplicemente il rispetto di un accordo. La responsabilità - puntualizza - è tutelare i lavoratori. Nelle assemblee abbiamo ribadito la posizione coerente che abbiamo tenuto da inizio vertenza: siamo disponibili a trattare ma il limite è il contratto nazionale di lavoro da cui non ci possiamo scostare».

Sull’argomento è intervenuto anche l'on. Michele Pelillo (Pd), vicepresidente della commissione Finanze della Camera, che si dichiara «fiducioso» sull’esito dell’incontro romano. «C'è lo spazio - precisa - per chiudere la trattativa con reciproca soddisfazione tra le parti, con l'aiuto determinante del Governo. Conosco bene il dossier e in questi giorni mi sono confrontato molto col Governo, a riflettori spenti - come prediligo -, ed in modo particolare con la sottosegretaria Bellanova chiamata da Renzi a sbrogliare anche questa matassa tarantina».

Ci sono, quindi, le condizioni, secondo Pelillo, «per far bene e ritrovare serenità, ma è necessario abbassare i toni del confronto. Bisogna riconoscere le reciproche esigenze, quelle sacrosante dei lavoratori e quelle dell'azienda che non può continuare a produrre perdite e a perdere competitività. I falchi, da una parte e dall'altra, devono abbassare le ali e cortesemente farsi da parte». Devono essere «isolati - aggiunge il parlamentare del Pd - gli eccessivi protagonismi dei singoli che rischiano di pregiudicare l'interesse dei molti. Non tiriamo troppo la corda perché la corda si può spezzare e, in quel caso, non c'è più governo che tenga. Il bene comune è la conservazione di tutti i posti di lavoro, è giuste condizioni di lavoro per i dipendenti, è una condizione economica vantaggiosa per l'azienda che fa parte di una multinazionale quotata in Borsa e che, pertanto, non può permettersi troppi bilanci in rosso».

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