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Sabato 23 Settembre 2017 | 22:12

Taranto, per la Marina l’Arsenale è in rilancio ma i sindacati dissentono

Taranto, per la Marina l’Arsenale è in rilancio ma i sindacati dissentono
di MARISTELLA MASSARI

TARANTO - L’Arsenale della Marina Militare è alla svolta dopo l’anno zero. E’ stata una cerimonia permeata da ottimismo quella che si è celebrata ieri mattina nel grande salone della ex Sala a tracciare, sul cui sfondo si è svolto il passaggio di consegne al comando dello stabilimento tra il contrammiraglio Valerio Boldrini (cedente) e il contrammiraglio Salvatore Imbriani (accettante). Al cambio di comando tra i direttori dell’Arsenale sono intervenuti il comandante logistico della Marina Militare, l’ammiraglio di squadra Donato Marzano e il comandante di Marina Sud, l’ammiraglio di squadra Ermenegildo Ugazzi.

L’ammiraglio Boldrini ha passato la mano dopo circa due anni di lavoro. Ha diretto infatti lo stabilimento militare traghettandolo verso il completamento del piano Brin, ovvero il programma di ristrutturazione avviato circa 10 anni fa che porterà, al suo completamento, l’Arsenale al massimo delle possibilità. Oggi l’Arsenale di Taranto, con il supporto di 1.316 dipendenti civili e 160 militari, secondo un programma di soste lavori e di interventi pianificati dalla forza armata, garantisce la manutenzione delle unità della Squadra Navale e del naviglio minore. Ma nell’ultimo periodo, grazie anche alla sua ritrovata efficienza, l’Arsenale maggiore della Marina si è fatto promotore anche di diversi interventi di manutenzione ad unità delle Marine straniere e a mercantili.

L’ammiraglio Boldrini, romano, al termine della cerimonia ha fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione dello stabilimento previsti dal piano Brin. «Il programma prosegue - ha spiegato l’ammiraglio Boldrini - e bisogna ringraziare lo Stato per quest’opportunità che ci ha dato perchè ci ha permesso di rilanciare l’Arsenale. Abbiamo avuto la possibilità di aprire alle navi mercantili: nell’ultimo anno ne sono arrivate otto non militari. Auspicavo di poter completare sotto il mio comando le opere previste dalla ristrutturazione - ha aggiunto Boldrini -, anche perché manca davvero poco per terminare il piano Brin. E’ una grande opportunità per la Marina e per la città che permetterà di rilanciare in maniera molto efficace lo stabilimento per le manutenzioni navali. Questo che arriva sarà un periodo molto produttivo per le nostre maestranze. Stiamo per avviare i lavori alle navi Espero e San Giusto. Lo stabilimento sarà impegnato nelle manutenzioni per circa un anno».

Il nuovo comandante Imbriani, proveniente dalla direzione degli Armamenti navali (Navarm), dove ha ricoperto l’incarico di capo del primo Reparto nuove costruzioni, al termine della cerimonia ha fatto presente che «c’è stata una riduzione di finanziamenti in generale per le attività di manutenzione della flotta negli ultimi periodi, ma le navi di Taranto rimangono a Taranto e questa restrizione di finanziamenti speriamo arrivi presto a termine. Nella prospettiva - ha aggiunto - dovremmo riprendere a fare quello che abbiamo sempre fatto». Imbriani, originario della provincia di Lecce, ha anche puntualizzato che il piano Brin volge verso il suo completamento, essendo state effettuate oltre il 60 per cento delle opere, e che l’efficientamento delle infrastrutture permetterà all’Arsenale e soprattutto al suo indotto, che negli ultimi anni ha sofferto per i tagli di bilancio, di essere più competitivo e di riposizionarsi sul mercato delle manutenzioni navali.

C'è però grande disappunto per la riorganizzazione degli Arsenali della Marina Militare. Lo manifestano in una nota congiunta la rsu dell’Arsenale e i sindacati di categoria di Taranto, ritenendo che quest’operazione sia scollegata da un puntuale piano industriale ben strutturato. Nello specifico, infatti, un adeguato piano industriale dovrebbe definire le attività lavorative per i prossimi dieci anni, i tempi e le risorse economiche ed umane che assicurino la capacità di interventi manutentivi e il ricambio generazionale con l’indispensabile passaggio delle competenze. E ancora: la formazione e l’acquisizione del know-how relativamente alle nuove unità navali e tempi certi e risorse per la conclusione del piano Brin.

«Questa riorganizzazione invece - sottolineano i sindacalisti -, figlia della Spending Review, nasce con l’idea di risparmiare e di valorizzare il ruolo del personale civile pur con l’esigenza di tagliare gli organici per rendere gli enti stabilimenti più flessibili e snelli. Si assiste così ad una riduzione degli organici civili in presenza, però, di una parcellizzazione artificiosa delle attività che comporta una pletora di sezioni-nuclei-settori, spesso affidati, a dispetto delle leggi, a responsabili militari, ufficiali e sottufficiali». Nessun risparmio dunque per i sindacati, che sono inoltre preoccupati dai «segnali poco chiari che giungono dal Governo, che ha appena presentato il “libro bianco” col quale si delineano funzioni e ruolo che dovranno caratterizzare lo strumento militare in contraddizione con la riforma attuale». Per i sindacati, l’efficienza degli stabilimenti della Difesa, «si potrà raggiungere se verranno definiti dettagliati piani industriali.

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