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Domenica 24 Settembre 2017 | 03:37

Taranto-Sparta, il gemellaggio lancerà il progetto del futuro?

Taranto-Sparta, il gemellaggio lancerà il progetto del futuro?
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - Il gemellaggio tra Taranto e Sparta, che sarà sancito il 24 luglio, può costituire la prima pietra del progetto «Taranto la Città Spartana». Il brand avveniristico, ispirato al mitico popolo dell’antica Grecia, ha visto rimarcare la sua chance di rinascita per la città jonica nell’ultima conferenza pubblica. «È stato un nuovo confronto positivo, partecipato, che ha costituito il documento della nostra progettualità» evidenzia il promotore Marco De Bartolomeo. Ordine dei geometri, ingegneri, commercialisti, consulenti del lavoro, archeologi, Confcommercio, Confederazione artigiani, Casartigiani, storici, studiosi, esperti in marketing, Retemicroimprese, Movimento Aeroporto Taranto, Movimento federalista europeo, Fondazione Taras: «tutti», spiega De Bartolomeo, «appoggiano l’iniziativa che guarda allo sviluppo turistico- commerciale, scommettendo sul marchio di Sparta, che non va inventato, perché esiste già, ce lo consegna la storia. Qui parliamo di un lavoro praticabile, frutto di uno studio di quattro anni, condotto da professionalità e persone innamorate di Taranto. La città è in crisi, il timbro spartano può contribuire alla sua rinascita: economica, culturale e sociale».

Da un’indagine effettuata sul web, che evidenzia 35 milioni di pagine associate alla voce «spartani», è partita la scommessa che guarda ad un maquillage del territorio jonico, puntando sull’effetto-richiamo del brand globale. Sulla carta la strategia di sviluppo è così appuntata: caratterizzazioni urbanistiche che salvino e rilancino la Città Vecchia; interventi infrastrutturali sull’area portuale, ferroviaria e sul polo aeroportuale; il parco culturale tematico «Spartanland» che contenga attrazioni; la città dello sport con la «Spartan Arena» (stadio a forma di galea); il «Filippeion», il museo degli atleti che nella Taranto magnogreca furoreggiavano. «Il nostro è un progetto di sviluppo per la città - evidenzia De Bartolomeo - che abbisogna di investimenti pubblici importanti, a partire dai 4-5 miliardi di euro per l’azione infrastrutturale. Le idee partono dal basso e sinora hanno trovato consenso a livello trasversale, come dimostra il dialogo con il Comune - da ottobre è a lavoro il delegato al gemellaggio con Sparta, il consigliere Adriano Tribbia - l’interesse mostrato dal ministro della Cultura Dario Franceschini, l’appoggio dell’europarlamentare Rosa D’Amato e le partecipate assemblee tenute in più contesti, dalla scuola al commercio, dall’imprenditoria alla cultura».

Perché spendersi per la propria terra senza essere sicuri di vedere realizzate le proprie aspirazioni? De Bartolomeo, 41 anni, ottico ed ex titolare di uno studio di registrazione musicale, risponde chiaramente: «Noi vogliamo dare un segnale positivo in questo momento difficile. Il piano vuole dare a Taranto appeal, sfruttando il marchio di Sparta. Dietro di noi non ci sono interessi personalistici, non esistono architetture politiche. Questo è un monumento all’au - tenticità».
Ed i monumenti, che si rifanno alla leggendaria fondazione tarantina da parte del migrante guerriero Falanto (che si oppone in parallelo alla paternità mitica di Taras), saranno presenti davvero nello scenario spartano. A partire dalla «A» cinta dalla lambda, la lettera greca che aggrega l’iniziale dei Lacedemoni, i creatori di Sparta, con il simbolo dello scudo, da proporre sia sulla ringhiera del lungomare dell’Isola e sia sui civici portoni, in stile giglio fiorentino.

In questo progetto futuristico, gli altri segni distintivi leggendari, che non piacciono a tutti i tarantini, sono: la statua di Falanto al centro di Piazza Garibaldi al posto dell’attuale gazebo in ferro che un tempo ospitava i concertini della domenica; la trasposizione di Taras in piazza Fontana con le colonne doriche di Vincere De Paola; il palio di Taranto da disputarsi con le galee spartane ed i vogatori in costume d’e poca al posto delle vissute barche dei pescatori; la costruzione di una nave spartana turistica che lambisca i mari cittadini; e dulcis in fundo uno scudo tipicamente spartano del raggio di 50 metri sul ponte Punta Penna con colori mutevoli di notte ed un chilometro e mezzo di cascate d’acqua.

«Vorremmo - evidenzia De Bartolomeo - che gli ingressi di Taranto fossero consoni alla sua storia prestigiosa, e non degradati come adesso». Lo Sparta Rotterdam di calcio, i Michigan State Spartans del basket universitario e del football americano, gli Spartans Midlands di rugby, i San Jose State Spartans di atletica leggera, gli Spartan Swim club di nuoto, la kermesse mondiale di sport estremo «Spartan Race » che racchiude un milione di partecipanti all’anno. Sono questi gli esempi di come la storia di Sparta, nei secoli, abbia costruito un marchio popolare nel mondo. L’associazione tarantina guarda alla creazione di una fondazione, «che possa fare da controllo sull’attuazione del possibile progetto, preservandone l’originario valore socio-economico, chemiri al cambiamento positivo del territorio, attraverso attività eco- compatibili».
Ora Marco De Bartolomeo attende il primo atto dal valore simbolico: il gemellaggio tra Taranto e Sparta, che a Palazzo di Città sarà rappresentata dal sindaco ex comunista, ora a capo di una giunta civica mista, Valiotis Vangelis. La sua cittadina, molto più piccola del capoluogo jonico (ha 36540 abitanti), «nel nostro attivismo ispirato alla sua storia battagliera, ha colto lo spirito spartano da trapiantare nel presente, in termini turistici e commerciali» svela De Bartolemo, che prossimamente porterà nel Peloponneso le sue idee innovative.

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