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Taranto, l'ombra dei «cartelli» dietro la bonifica delle navi

Taranto, l'ombra dei «cartelli» dietro la bonifica delle navi
MIMMO GIOTTA
TARANTO - La segnalazione all’Antitrust è arrivata dal Ministero della Difesa che ha notato anomalie in tre procedure di gara per l’affidamento dei servizi di bonifica e smaltimento dei materiali potenzialmente inquinanti e pericolosi e lavorazioni accessorie da eseguirsi su unità navali, sommergibili, bacini galleggianti a Taranto, La Spezia e Augusta.

L’istruttoria e le relative decisioni che prevedono multe salatissime si chiuderà il 15 settembre. Ma veniamo ai fatti così come descritti dall’Antitrust. In tre gare dal 2011 al 2013 figurava un unico offerente che risultava aggiudicatario a ribassi decrescenti. Le gare avevano ad oggetto due tipologie di servizi: l’attività di bonifica da amianto e tutte le attività collegate da espletarsi a bordo delle navi militari (coibentazione e scoibentazione , calderia , impiantistica e carpenteria , punteggiatura e trasporto materia li inquinanti ). Tecnosit SRL, Metalblock Srl, Work Service Srl, Co.ma.rin. Srl, Tchnomont Taranto Srl, Maren Srl, Consorzio Chione, e TPS SRL, tutte di Taranto, insieme a Serveco Srl di Montemesola con altre 4 società italiane avevano partecipato a gare per 3 lotti autonomi.

Quello di Taranto prevedeva anche la manutenzione delle sedi staccate di Brindisi, Ancona e Venezia con procedura con evidenza pubblica e aggiudicazione al prezzo più basso. Il valore delle 3 gare 13,725 milioni di euro, superava la soglia di rilievo comunitario. Tre raggruppamenti temporanei di imprese Tecnosit , Siman e Tps hanno partecipato. Delle tre ATI due si presentavano nella prima fase, avendo i requisiti,; poi nella seconda fase ne presentava solo una che aggiudicava i lotti con ribassi via via decrescenti . L’accordo, secondo l’Antitrust, esisteva sin dal 2007 con le stesse modalità.

All’Arsenale di Taranto come a La Spezia e ad Augusta un cartello di società impediva la concorrenza. In questi giorni si parla delle gare di Mafia Capitale come modello per accaparrarsi lavori milionari con l’aiuto della politica. Non tutti sanno però che i cartelli tra società sono all’ordine del giorno a dispetto della libera concorrenza e delle regole europee. A vigilare non è solo la Magistratura, ma anche l’Antitrust che ipotizza un’intesa tra le parti volta alla compartimentazione del mercato. Secondo l’Antitrust, in questo caso, si registra una condotta tesa a cristallizzare la presenza di ciascun raggruppamento sui singoli lotti del bando, tesa a neutralizzare così i rischi di un confronto competitivo. I ribassi, 0-2% massimo su tutti i lotti dimostrano l’esistenza del cartello, determinando un innaturale innalzamento dei costi della commessa. Secondo l’Antitrust, partecipare alla gara con un’offerta bassa non poteva garantire l’aggiudicazione della stessa in presenza di altri concorrenti. Se invece i concorrenti non si presentassero nella seconda fase, il gioco è fatto.

Mantenere la propria localizzazione commerciale in zone contigue alla sede legale nelle società partecipanti, è questo l’obiettivo del cartello che viola in questo caso l’articolo 2 della legge 287\90 e l’articolo 101 del testo unico dell’Unione Europea, ovvero violazione delle norme sulla concorrenza e pregiudizio nel commercio tra stati membri. Tocca ora alle società difendersi dalle accuse dell’Antitrust, ma una cosa è certa: la difesa del mercato acquisito e il monopolio dei servizi sul territorio, porta a cartelli che impediscono una sana concorrenza e che distorcendo il mercato portano un grave danno alle casse dello stato.

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