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Omicidio Scazzi, la perizia sulla posizione dei telefonini non scioglie alcun dubbio

Omicidio Scazzi, la perizia sulla posizione dei telefonini non scioglie alcun dubbio
di MIMMO MAZZA

TARANTO - La perizia sulla posizione dei cellulari non scioglie tutti i dubbi e, soprattutto, non apporta elementi di novità rilevanti. E così il processo d’appello per l’omicidio di Sar ah Scazzi, la 15enne scomparsa ad Avetrana il 26 agosto del 2010, si appresta ad essere discusso dalle parti con praticamente lo stesso materiale probatorio che il 20 aprile del 2013 portò la corte d’assise a condannare all’ergastolo Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano per il sequestro e l’uccisione della ragazzina, cugina di Sabrina e dunque nipote di Cosima.
Nelle 15 pagine della consulenza affidata dalla corte d’assise d’appello ai periti Piergiorgio Mammoli, Michela Meo e Giuseppe Vecchi, e depositata ieri in vista dell’udienza del prossimo 5 giugno, non ci sono risposte definitive ai quesiti riguardanti posizioni e celle telefoniche agganciate dai cellulari in uso agli imputati Sabrina Misseri, Cosima Serrano e Michele Misseri e alla vittima Sarah Scazzi il 26 e il 27 agosto 2010. I consulenti hanno analizzato il contenuto dei «file log» acquisiti dai carabinieri del Ros di Lecce nel corso dell’inchiesta.

La perizia d’ufficio era stata disposta dalla corte d’assise d’appello per fugare i dubbi sollevati dalla difesa di Sabrina Misseri proprio sulla lettura dei «file log». Le antenne delle reti radio mobili sono gestite da computer che registrano ogni singolo evento di cui sono testimoni in un apposito file di registro («file log»). Ogni volta che un telefono entra nell'area di copertura della cella, e si «presenta» alla cella stessa, la sua apparizione viene registrata. Questo avviene anche se il telefono non viene impegnato in nessuna comunicazione. Di conseguenza, analizzando i «file log» di cella è possibile vedere quali telefoni si trovavano in una certa area in un certo momento.

Secondo il consulente della difesa di Sabrina Misseri, il cellulare di Cosima Serrano alle 15.25 del giorno in cui fu uccisa Sarah, circa un’ora dopo l’omicidio, si trovava al piano superiore della villetta della famiglia Misseri e non nel garage come invece sostenuto dai carabinieri del Ros. Un distinguo tutt’altro che irrilevante in un processo indiziario come quello del giallo di Avetrana.
Invece - come la Gazzetta è in grado di rivelare - sul punto specifico i consulenti della corte d’assise d’appello sostengono che non si può escludere che quella telefonata sia avvenuta all’inter no dell’abitazione piuttosto che nel garage dove gli inquirenti, e anche i giudici di primo grado, hanno collocato Cosima, probabilmente intenta a ripulire le tracce lasciate dal cadavere di Sarah, nel frattempo trasportato dal marito Michele in campagna. Ma si tratta, appunto, di una risposta non definitiva. Così come non blindato è il rilievo riguardante la posizione del cellulare di Sarah alle 14.42 del 26 agosto, quando riceve la telefonata della cugina Sabrina (una messa in scena secondo l’ac - cusa perché Sabrina aveva già ucciso la cugina e faceva quella chiamata per far vedere che la stava cercando). Secondo i periti, quella chiamata è arrivata al telefonino di Sarah probabilmente mentre si trovava nel garage, fatto emerso già durante le indagini e il primo processo.

Il lavoro dei consulenti sarà comunque al centro del loro esame fissato per l’udienza del 5 giugno prossimo. Dopodichè - in tempi prevedibilmente celeri - il processo dinanzi alla Corte presieduta da Patrizia Sinisi, entrerà nella fase conclusiva, con la requisitoria del sostituto procuratore generale Pina Montanaro, le discussioni delle difese e la sentenza, attesa per gli inizi di luglio. Salvo ulteriori (ma improbabili) colpi di scena riguardanti quanto emerso dall’inchiesta Scazzi-bis, che conta 12 indagati per falsa testimonianza e fa emergere uno scenario nel quale altri sanno quello che davvero è accaduto alla povera Sarah quel maledetto 26 agosto.

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