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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 06:23

Taranto, il clan si era infilato nell’assistenza ai migranti

Taranto, il clan si era infilato nell’assistenza ai migranti
di Francesco Casula

TARANTO - C’è anche l’azienda riconducibile al clan D’Oronzo-De Vitis nel business dell’emergenza immigrati a Taranto. La cooperativa «Falanto Servizi», nei confronti della quale pochi giorni fa la Direzione distrettuale antimafia di Lecce ha eseguito un decreto di sequestro nell’ambito dell’operazione «Alias 2», avrebbe infatti ricevuto in affidamento il servizio di distribuzione pasti di un centro nel quale i migranti vengono ospitati una volta giunti nel porto di Taranto. Ma non è tutto. Con un contratto firmato nel marzo scorso con l’associazione Salam, sarebbe anche stato affidato il servizio di pulizia, dei cosiddetti «effetti lettericci» (cioè i servizi legati alla fornitura di lenzuola, cuscini e altro) e la guardiania, sia diurna che notturna, della struttura situata a pochi passi dal quartiere Paolo VI.

Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, a confermare la presenza della «Falanto Servizi» nella vicenda è stato Salvatore Micelli, già consulente della cooperativa per la vicenda sull’Iperconsorzio multiservizi con il quale il clan ha tentato di entrare negli appalti relativi all’adeguamento delle infrastrutture del porto di Taranto. Micelli, che non è indagato, ha spiegato che si tratta «di un contratto per fornitura di servizi. Non è un contratto di appalto direttamente con la Prefettura, ma di un subappalto dell’associazione Salam» che, a sua volta, ha vinto una gara bandita proprio dalla Prefettura. Un contratto vero e proprio, quindi, stipulato prima del sequestro della Magistratura. Una versione che invece Simona Fernandez, responsabile dell’associazione Salam, ha smentito categoricamente affermando che l’associazione si affida per la distribuzione pasti direttamente a una grossa azienda del territorio. «Non so come facciano a dire una cosa del genere, forse non volevano che sui giornali uscisse qualche cosa, ma noi siamo trasparenti e non nascondiamo niente» ha commentato ancora Micelli, confermando così non solo l’esistenza del contratto, ma rilanciando anche sul buon operato della cooperativa nella struttura situata sulla strada di Paolo VI: «Io inviterei i giornalisti ad andare a vedere come stanno gli immigrati con la Falanto rispetto alle altre cooperative. Quelli piangono se noi andiamo via». Un compito che potrebbe anche essere assolto dalla stampa, certo, ma che principalmente spetta alla Prefettura.

E intanto l’inchiesta antimafia «Alias 2» prosegue: ammonta a oltre 640mila euro il denaro sequestrato nei conti correnti bloccati da Squadra mobile e Guardia di Finanza. Un vero e proprio «tesoretto» che avrebbe principalmente colpito Fabrizio Pomes, ex gestore proprio della «Falanto Servizi», e i conti familiari di Michele De Vitis e della consigliera comunale Ncd Giuseppina Castellaneta.

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