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Evergreen molla Taranto per Bari

Evergreen molla Taranto per Bari
di DOMENICO PALMIOTTI

TARANTO - Evergreen consuma un nuovo strappo col porto di Taranto. Dopo aver bloccato nei mesi scorsi l’arrivo al terminal cointainer delle navi oceaniche affermando che il molo polisettoriale non sarebbe stato più agibile per i lavori di ammodernamento della banchina e che la profondità dei fondali era inadeguata ad accogliere le navi di nuova generazione, la compagnia annuncia l’avvio, dal 20 maggio, di un nuovo servizio tra il porto di Bari e l’importante scalo del Pireo in Grecia. Il servizio, rende noto la compagnia che ha in concessione dal 2001 il terminal container di Taranto attraverso la società Taranto container terminal (Tct), avrà «cadenza settimanale e garantirà la connessione import- export con i servizi oceanici per l’Estremo Oriente e Intramed per i porti del Mediterraneo».

Sarà la nave Hatsu Crystal ad inaugurare il 20 maggio il nuovo collegamento. Evergreen, dunque, si sposta da Taranto a Bari e questo, per ora, farebbe venire meno la possibilità che la società ripristini a Taranto il traffico locale container anch ’esso sospeso da mesi. Proprio su quest’aspetto era in corso una trattativa tra le imprese locali ed Evergreen. C’era stata una prima proposta, fondata sull’utilizzo di una banchina alternativa, il molo San Cataldo, e poi, nei giorni scorsi, ne era stata inviata una seconda, migliorativa della prima per quanto riguarda l’aspetto economico. Inoltre, benchè sia in piedi un confronto col Governo sulla situazione del terminal container di Taranto - ci sono già stati due incontri a Palazzo Chigi il 30 ottobre e l’11 marzo scorsi -, Evergreen ha ritenuto di dover cambiar rotta.

E’ ormai assodato il divario di posizioni esistenti tra Tct (Evergreen è uno degli azionisti insieme ad Hutchinson e gruppo Maneschi) e Autorità portuale col Governo nel ruolo di mediatore (se ne è occupato da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che adesso se ne occuperà da ministro dei Trasporti). Il divario si fonda su due questioni: la possibilità di utilizzare o meno parte del molo polisettoriale anche durante l’esecuzione dei lavori - di cui i primi due, ampliamento della banchina e dragaggi dei fondali, sono stati già appaltati - e il cronoprogramma delle opere. Per l’Authority guidata da Sergio Prete, sarebbe possibile contemperare le due cose, utilizzando i diversi step ed evitando così un blocco prolungato del terminal. E in ogni caso Evergreen può ripristinare almeno il traffico locale dei container e venire incontro alle esigenze dell’indotto. Tct, invece, che reputa non affidabili le scadenze indicate nel cronoprogramma, chiede che prim’ancora di tornare a parlare di ripresa del traffico sia anzitutto garantita l’agi - bilità di tutta l’infrastruttura e sollecita una data unica il completamento delle opere.

La data unica sarebbe la primavera del 2016 e oltre a banchina e dragaggi, ci sono anche la sistemazione della «radice » del molo polisettoriale e la costruzione della doga foranea. Su questi ultimi due interventi, Authority e Governo stavano accelerando la fase autorizzativa in modo da presentarsi al nuovo incontro con gli azionisti di Tct con prospettive migliori. In tal senso alcuni passi avanti ci sono stati, ma adesso la decisione di Evergreen di trasferirsi a Bari con il collegamento con il Pireo, rischia di rendere tutto più incerto. Di più: rischia di rendere ancor evidente, e forse anche definitivo, il disimpegno di Evergreen da Taranto spingendo il comitato portuale ad una revoca della concessione, come peraltro settori del comitato stesso chiedono da tempo. Riferendosi all’accaduto, l’Authority dice che «l’informazione è stata prontamente girata al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, per le ulteriori, opportune valutazioni finalizzate alle decisioni da assumere nei prossimi giorni di concerto con il presidente dell’Autorità portuale e il comitato portuale».

L’Autority rammenta che al terminal di Taranto, «chiuso per scelta unilaterale di Tct» di cui Evergren è socio, ci sono «900 metri di banchina non interessati dai lavori di ammodernamento, oltre alle banchine libere della radice del molo polisettoriale e della calata 5». In sostanza, si fa notare, se Evergreen avesse voluto, c’erano gli spazi operativi ma anche le condizioni economiche per riaprire un’attività nel porto di Taranto, considerato che alla società e ai suoi agenti è stata presentata «un’offerta di movimentazione dei contenitori presso il molo San Cataldo» con «una tariffa ritenuta appetibile in base alle condizioni del vettore». Ma Evergreen, per ora, ha voltato le spalle al porto di Taranto. Un problema in più, quindi, per il confronto attivato dal Governo ma anche per la prosecuzione della cassa integrazione dei 570 addetti di Tct che scade a fine maggio.

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