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Arpa: 2mila persone in più esposte al rischio tumore ma da Eni nessun aggravio

Arpa: 2mila persone in più esposte al rischio tumore ma da Eni nessun aggravio
di MARIA ROSARIA GIGANTE

TARANTO - Potrebbero essere 14mila le persone residenti a Taranto per le quali, ipotizzando un esposizione costante per 70 anni ad una serie di emissioni inquinanti prevalentemente di origine industriale e riferite a ciò che è previsto nelle diverse Autorizzazioni integrate ambientali nello scenario del 2016, hanno la probabilità aggiuntiva di sviluppare un tumore nell’arco dell’intera vita superiore a 1 per 10.000. Un dato che, rimodulato attraverso complessi calcoli, si traduce in 2.063 unità in più esposte (viene considerato in proposito un lieve incremento) ad un rischio cancerogeno inalatorio rispetto alle valutazioni che tenevano conto delle sole emissioni Ilva. Tale incremento è legato esclusivamente alle emissioni di origine portuale dell’Ilva, mentre il contributo di Eni (con e senza Temparossa) all’estensione della fascia «critica» non risulta di particolare rilievo.

E’ quanto sostanzialmente riferisce l’ultimo rapporto di Valutazione del danno sanitario redatto da Arpa Puglia in base alla legge regionale 24 luglio 2012, numero 21 («Norme a tutela della salute, dell'ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate a elevato rischio ambientale»). Per quanto concerne le emissioni derivanti dalle sorgenti industriali, quest’ultima Vds prende in considerazione le emissioni dell’impianto Ilva relativamente alle sorgenti convogliate, diffuse calde, altre diffuse (nastri, movimentazione e parchi) e porto, le emissioni dell’impianto Eni relativamente alle sorgenti convogliate, diffuse (stoccaggio e pipeline) e il porto. A queste si aggiungono, per lo scenario 2016, le emissioni provenienti dalla realizzazione di Tempa Rossa, la struttura di stoccaggio e movimentazione del greggio proveniente dai pozzi della Basilicata di proprietà della join-venture Total, Shell e Mitsui. Per Tempa Rossa, inoltre, la Vds ha tenuto conto delle azioni di compensazione delle emissioni presentate dall’Eni il 25 novembre scorso e, quindi, delle sole emissioni di tipo navale (considerato un aumento del traffico navale annuo di 90 navi annue).

Attraverso l’utilizzo di complessi strumenti di modellistica, la Vds arriva ad elaborare le mappe del rischio cancerogeno life-time (70 anni) riferito alle concentrazioni derivanti da Ilva, Ilva con porto, Ilva con porto più Eni, Ilva con porto più Eni più Tempa Rossa. Ne emerge che, ipotizzando che la popolazione sia esposta per 70 anni alle medesime concentrazioni, il rischio cancerogeno ottenuto, valutando anche le emissioni degli impianti Eni e Tempa Rossa, risulta di poco superiore a quello misurato per il solo impianto Ilva nel precedente rapporto Vds Ilva del 2013.

«La popolazione esposta a un livello di rischio superiore a 1 per 10.000 - si legge nel rapporto - risulta pari a 14.141. Aumenta cioè di 2.063 unità rispetto allo scenario emissivo Ilva 2016 presentato nel precedente rapporto». Per il rischio non cancerogeno per via inalatoria, invece, il contributo aggiuntivo dell’Eni porta ad evidenziare una limitata zona di criticità con un indice di criticità superiore a 1, legata fondamentalmente ad alcune emissioni accentrate intorno alla raffineria. Data la bassa popolazione residente in quell’area, la popolazione di Taranto esposta a rischio non cancerogeno per via inalatoria - si legge nel rapporto - si assomma a 17 persone.

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