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Ilva, l’accelerazione di Renzi per sciogliere i nodi tarantini Da lunedì esuberi e solidarietà

di ALESSANDRA FLAVETTA
ROMA - Un vertice ristretto tra il premier Renzi, il commissario Piero Gnudi, i ministri dell’Economia e dello Sviluppo Padoan e Guidi e il sottosegretario al Lavoro Bellanova per fare la ricognizione, diventata oramai settimanale, del governo sull’Ilva. Obiettivo: dare una accelerazione ai vari strumenti messi in campo per salvare il siderurgico, a partire da quelli contenuti nella legge Salva Taranto
Deraglia un carro-siluro nell'Acciaieria 2
Ilva, l’accelerazione di Renzi per sciogliere i nodi tarantini Da lunedì esuberi e solidarietà
di Alessandra Flavetta

ROMA - Un vertice ristretto tra il premier Renzi, il commissario Piero Gnudi, i ministri dell’Economia e dello Sviluppo Padoan e Guidi e il sottosegretario al Lavoro Bellanova per fare la ricognizione, diventata oramai settimanale, del governo sull’Ilva. Obiettivo: dare una accelerazione ai vari strumenti messi in campo per salvare il siderurgico, a partire da quelli contenuti nella legge Salva Taranto, approvata a inizio marzo, passando per la costituzione del fondo di turnaround previsto dall’Investment compact. Resta infatti che, a fronte di 3 miliardi di debiti, Ilva ha, o meglio avrebbe, 2 miliardi di investimenti. L’incontro sull’azienda, che si è svolto all’ora di pranzo a palazzo Chigi, prima che il presidente del Consiglio volasse al Consiglio europeo sul terrorismo, è servito quindi a sciogliere alcuni nodi, a partire dalla conversione in obbligazioni degli 1,2 miliardi sequestrati alla famiglia Riva nell’ambito di una inchiesta sullo scudo fiscale e il rientro dei capitali dall’estero, che i magistrati elvetici hanno richiesto per trasferire i soldi nella disponibilità della gestione commissariale dell’Ilva.Bisogna anche capire come lo Stato dovrà garantire il prestito di 400 milioni che Gnudi, a norma di legge, potrà contrarre per destinare fondi agli investimenti, come il rifacimento dell’Afo 5 dello stabilimento di Taranto. Dipendono dalle garanzie dello Stato anche altri due interventi: quelli ambientali previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale, come le coperture dei parchi minerali, e la costituzione del fondo di turnaround che dovrebbe investire nella newco a cui l’Ilva in amministrazione straordinaria affitterà o cederà i propri impianti. Nel primo caso c’è già stato il deposito dell’istanza, il 12 marzo scorso, con cui il Commissario Gnudi ha chiesto al Tribunale di Milano di convertire in obbligazioni (e non più in un aumento di capitale, che oltretutto avrebbe potuto allarmare l’antitrust europeo sugli aiuti di Stato) gli 1,2 miliardi di euro sequestrati dalla magistratura elvetica nell’ambito delle inchieste su presunti reati fiscali della famiglia Riva. Nel secondo caso ci sono i limiti di Cassa Deposito e Prestiti (Cdp), già esposti dai vertici della società per azioni a controllo pubblico durante le audizioni alla Camera sul decreto Ilva, che può intervenire solo in aziende sane e se ci sono garanzie da parte dello Stato.

Quindi bisogna capire come l’agenzia per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle aziende in crisi, ma vitali, prevista dal Fiscal Compact e costituita il 20 gennaio scorso da Cassa Depositi e Prestiti e Fondo strategico, potrà entrare nella nuova società a partecipazione pubblica dell’Ilva. Il capitale della newco, infatti, dovrebbe essere inizialmente sottoscritto solo da investitori istituzionali e professionali (senza quindi gli imprenditori privati) attraverso l’emissione di azioni, alcune delle quali potranno godere della garanzia dello Stato. Sarà poi la nuova società a gestire la futura collocazione sul mercato del gruppo siderurgico, nel giro di due anni, secondo l’auspicio del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Delrio durante la sua visita a Taranto.

Delrio e Renzi, che sul rilancio di Taranto e del siderurgico stanno costruendo parte della strategia per il rilancio del Mezzogiorno, si sono divisi il lavoro sulla legge Salva Ilva: la parte che riguarda il siderurgico la sta seguendo il premier in prima persona, quella che riguarda lo sviluppo di Taranto, la città vecchia, il porto e l’arsenale militare, la segue il suo braccio destro a palazzo Chigi.

La presenza al vertice del sottosegretario Teresa Bellanova segnala anche l’attenzione sull’uso dei 35 milioni stanziati dal Fondo di Garanzia per i crediti maturati dalle imprese dell’indotto e sui contratti di solidarietà dei lavoratori della fabbrica tarantina, dove con la fermata dell’Afo 5, dopo l’Afo 1, la produzione procederà a rilento almeno per un altro anno.

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