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Strage di Palagiano  presunto mandante  non risponde al gip

TARANTO – Si è avvalso della facoltà di non rispondere nel carcere di Taranto, dinanzi al gip del tribunale di Lecce Giovanni Gallo, il 61enne Giovanni Di Napoli, detto 'Ninò, di origini calabresi ma residente da anni a Palagiano, arrestato tre giorni fa dai carabinieri quale presunto mandante della strage compiuta il 17 marzo 2014 sulla statale 106. In quella circostanza furono uccisi il detenuto in semilibertà Cosimo Orlando, di 43 anni, la compagna 30enne Carla Fornari e il figlioletto della donna, Domenico Petruzzelli, di due anni e mezzo. Illesi rimasero i suoi fratellini di otto e sei anni
Strage di Palagiano  presunto mandante  non risponde al gip
TARANTO – Si è avvalso della facoltà di non rispondere nel carcere di Taranto, dinanzi al gip del tribunale di Lecce Giovanni Gallo, il 61enne Giovanni Di Napoli, detto 'Ninò, di origini calabresi ma residente da anni a Palagiano, arrestato tre giorni fa dai carabinieri quale presunto mandante della strage compiuta il 17 marzo 2014 sulla statale 106. In quella circostanza furono uccisi il detenuto in semilibertà Cosimo Orlando, di 43 anni, la compagna 30enne Carla Fornari e il figlioletto della donna, Domenico Petruzzelli, di due anni e mezzo. Illesi rimasero i suoi fratellini di otto e sei anni.

All’interrogatorio di garanzia erano presenti anche il sostituto procuratore Alessio Coccioli, della Dda di Lecce, e il pubblico ministero Remo Epifani della procura di Taranto. I difensori dell’arrestato, gli avvocati Enzo Sapia e Fabio Cervellera, attendono di avere tutti gli atti dell’inchiesta per valutare l’ipotesi del ricorso al Tribunale del riesame contro il provvedimento restrittivo. Secondo la tesi degli investigatori, il movente del triplice omicidio sarebbe da ricercare in contrasti sorti tra Di Napoli e Orlando, che erano entrambi affiliati al clan Putignano di Palagiano. Ma anche Carla Fornari, una delle vittime, pur essendo l’amante di Di Napoli era diventata un obiettivo da eliminare dopo aver testimoniato nel processo per l’omicidio di suo marito, Domenico Petruzzelli, e di Domenico Attorre, avvenuto il 9 maggio 2010 a Palagiano. Di Napoli ha alle spalle una sentenza definitiva per associazione mafiosa.

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