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La storia: «Dormo nei vagoni vuoti qualcuno mi aiuti»

di PAMELA GIUFRÈ
TARANTO - L’urlo della disperazione bussa ogni giorno alle porte di Palazzo di città. Ed ha la voce di tutti quegli sfrattati e disoccupati in quotidiano aumento. Ogni giorno facce nuove, storie diverse. Come quelle di ieri: Anna Tagliente, Stella e Alfredo Congedi. Persone che hanno perso tutto tranne la dignità
La storia: «Dormo nei vagoni vuoti qualcuno mi aiuti»
di PAMELA GIUFRÈ
TARANTO - L’urlo della disperazione bussa ogni giorno alle porte di Palazzo di città. Ed ha la voce di tutti quegli sfrattati e disoccupati in quotidiano aumento. Ogni giorno facce nuove, storie diverse. Come quelle di ieri: Anna Tagliente, Stella e Alfredo Congedi. «Mio marito è malato - dice Anna - e necessita di un intervento al cuore. Il sindaco ci aveva promesso che avrebbe trovato una soluzione per noi, ma sono passati anni e siamo ancora in attesa. L’ultima volta, lui stesso in persona mi disse che avrebbe mandato il cardiologo a visitare mio marito. Finora però nessun dottore s’è mai visto. Intanto, noi continuiamo a vivere in condizioni da terzo mondo in una casa di via Trieste che abbiamo occupato abusivamente e che prima o poi dovremo lasciare. Senz’acqua, costretti a rifornirci da una fontana pubblica nei pressi del cantiere Santa Lucia».

Anna è stanca delle promesse: «Ho due figli, uno minorenne che va ancora a scuola ed uno maggiorenne, che però non riesce a trovare lavoro. Mi prendo cura di loro e di mio marito sopportando più di quello che potrei nelle mie condizioni fisiche. Qualche mese fa, trasportando un carrello con le bottiglie d’acqua attinta alla fontana, sono anche caduta e nell’urto ho perso due denti. Tutto questo Ezio Stefàno lo sa, ma mi ha risposto che altre case non ce ne sono. Che lavoro non ce n’è. Ma che perlomeno avrebbe cercato di aiutarci nelle cure mediche. Neanche questo però abbiamo ottenuto».

Ma la signora non perde la speranza. E continua a recarsi a Palazzo di città quasi ogni giorno, cercando di incontrare il sindaco per ricordargli la sua situazione.
È così che Anna e Stella si sono conosciute. Stella, non è abusiva, ma non riesce più a permettersi di pagare il fitto dopo la morte di suo marito. Il proprietario dell’appartamento di via Berardi in cui la donna vive insieme ai suoi figli, ha dovuto sfrattarla perché ha necessità di riavere la sua casa. Oggi stesso Stella dovrà andare via. È disperata perché non sa a chi chiedere aiuto. «Mio marito era disoccupato - racconta la donna - perciò non percepisco alcuna pensione. Io stessa non lavoro e devo occuparmi di tre figli, uno dei quali è in carcere da tre anni. E sono trascorsi anche tre anni da quando non lo vedo perché non ho neanche un centesimo per prendere l’autobus e arrivare sino alla casa circondariale dall’altra parte della città. Almeno lui però, a differenza dei suoi fratelli, un tetto sulla testa ce l’ha. Noi invece non sappiamo dove andare».

E non sa dove andare neppure Alfredo. La sua storia è un po’ diversa. Anche lui disoccupato, è rimasto senza un appartamento dopo che sua madre è stata ricoverata in una casa di cura per persone disabili. «Da qualche settimana - dice Alfredo - sto vivendo alla stazione. Dormo nei vagoni vuoti che non fanno più servizio insieme a tanti altri senzatetto. E mangio alla mensa dei poveri. Ma la mia non è stata una scelta. Se trovassi un lavoro qualsiasi sarei disposto a farlo. In giro però non c’è nulla. Ed io sono sempre più disperato».

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