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Porto Taranto, vertice a Roma restano incertezze su futuro

TARANTO - Da 14 anni si attende la fine dei lavori per una opera infrastrutturale necessaria per il porto di Taranto. Nel frattempo futuro incerto per i lavoratori. Nel 2011 la «fuga» di Evergreen dallo scalo portuale jonico
Porto Taranto, vertice a Roma restano incertezze su futuro
ROMA «Si procederà al rinnovo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori della Taranto Container Terminal, che scadono a maggio», assicura Sergio Prete, il presidente dell’Autorità portuale di Taranto e Commissario per i lavori di riqualificazione e rilancio dello scalo jonico, dopo aver incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio e i vertici delle compagnie Evergreen e Hutchison, che tramite la società Tct gestiscono in concessione dal 2011 il terminal container. 

Dopo quella del 30 ottobre scorso, questa è la seconda  riunione del tavolo per l’emergenza socio-economica nel porto di Taranto, aperto a Palazzo Chigi con l’obiettivo di velocizzare le procedure degli  interventi infrastrutturali, che procedevano a rilento, e scongiurare la desertificazione dello scalo di transhipment  e la perdita  definitiva dei posti di lavoro in attesa della fine dei lavori (maggio 2016).

La prossima settimana si terrà quindi un incontro al ministero del Lavoro per capire quale tipo di ammortizzatori sociali verranno concordati. 

Sul fronte burocratico – le cui lungaggini hanno permesso ad Evergreen di giustificare, nel 2011, il trasferimento da Taranto al Pireo del 50 per cento delle linee attive per il calo della produttività dello scalo, che quest’anno non ha movimentato container – Prete spiega che «nelle prossime due settimane acquisiremo dal ministero dell’Ambiente le ultime autorizzazioni per i progetti ancora non affidati

«Noi cassa integrati della Tct siamo insonni da settimane in attesa di avere conferme sull’estensione per altri 12 mesi della Cigs, che scade a maggio, un tempo che dovrebbe essere necessario per traghettarci fino alla piena operatività delle banchine,  nel maggio 2016, sempre che comincino i lavori di implementazione: è possibile che ci vogliano 14 anni in Italia per sviluppare un’infrastruttura?», chiede Carmelo Sasso.

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