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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 20:16

Ilva, arriva la legge e la «solidarietà»

TARANTO - L'Ilva è alla vigilia di due date importanti per la sua crisi. Martedì, infatti, la Camera approverà definivamente il nuovo decreto, convertendolo in legge, e nel siderurgico di Taranto partirà il terzo anno di contratti di solidarietà che riguarderanno 4.074 unità. Sia la legge che il ricorso agli ammortizzatori sociali dovranno consentire alla più grande azienda siderurgica italiana di affrontare i complessi problemi di risanamento ambientale e rilancio industriale
Ilva, arriva la legge e la «solidarietà»
TARANTO - L'Ilva è alla vigilia di due date importanti per la sua crisi. Martedì, infatti, la Camera approverà definivamente il nuovo decreto, convertendolo in legge, e nel siderurgico di Taranto partirà il terzo anno di contratti di solidarietà che riguarderanno 4.074 unità. Sia la legge che il ricorso agli ammortizzatori sociali dovranno consentire alla più grande azienda siderurgica italiana di affrontare i complessi problemi di risanamento ambientale e rilancio industriale che l'attendono nei prossimi mesi.
E intanto da venerdì scorso sono stati rimossi in tutti i siti del gruppo i blocchi dei trasportatori che per 40 giorni avevano paralizzato l'uscita e la spedizione dei prodotti finiti e limitato allo stretto indispensabile l'ingresso dei materiali utili all produzione. Contrariamente al Senato, domani alla Camera il Governo non porrà la fiducia sul decreto Ilva. Le commissioni e l'aula di Montecitorio non hanno infatti cambiato il testo arrivato da Palazzo Madama perchè sostanzialmente blindato e gli emendamenti che puntavano a cambiarlo in parti rilevanti sono stati respinti.

Dalle 11 di domani, quindi, ci saranno le dichiarazioni finali di voto. E tuttavia anche se Montecitorio non ha cambiato il testo, ora lo stesso è profondamente diverso da come lo aveva approvato il Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale. È stata anzitutto precisata la tempistica degli interventi dell'Autorizzazione integrata ambientale. Nel testo di Palazzo Chigi, la conclusione era lasciata ad un provvedimento del presidente del Consiglio. Adesso, invece, nel decreto si riconferma la data che c'era nel piano ambientale approvato dal Governo un anno fa: nell'Ilva, l'Aia andrà conclusa ad agosto del 2016. Invariata, invece, la conclusione dell' 80 per cento delle prescrizioni: luglio prossimo. Un'altra parte del decreto che è stata potenziata, riguarda le tutele dell'indotto, che a metà gennaio aveva avviato le sue proteste - tra cui il blocco dei trasportatori - temendo di perdere, o di vedere ridimensionati, i crediti maturati con l'ingresso dell'Ilva in amministrazione straordinaria dal 21 gennaio scorso.

Adesso tutte le pmi, trasporto compreso, che all'Ilva hanno eseguito lavori di risanamento ambientale o di continuità produttiva, avranno accesso alla prededuzione dei crediti maturati. In altri termini, le pmi hanno una garanzia di riscossione per quanto fatturato all'Ilva nei mesi precedenti il 21 gennaio ma non ancora liquidato. Inoltre, per le stesse pmi c'è una sospensione del pagamento dei tributi sino al 15 settembre prossimo e sono sospese sino alla stessa data anche le procedure cautelari ed esecutive connesse, mentre è sospeso sino al 2017 il pagamento delle quote di capitale su mutui e finanziamenti contratti. Le pmi dell'indotto potranno anche accedere per nuove operazioni di finanziamento al Fondo di garanzia che, allo scopo, ha destinato un budget di 35 milioni.

Il decreto, inoltre, fa in modo che l'amministrazione straordinaria dell'Ilva abbia la provvista finanziaria per la gestione dell'azienda e l'attuazione del piano di risanamento. Nel tempo all'Ilva dovrebbero affluire oltre 2 miliardi. I primi ad arrivare, a decreto convertito in legge, sono i 156 milioni accantonati da Fintecna e adesso sbloccati dai pareri preventivi di ministero Ambiente e Avvocatura dello Stato. I commissari potranno poi chiedere sino a 400 milioni di prestito garantito dallo Stato per investimenti e innovazione. Infine, per sbloccare il miliardo e 200 milioni sequestrato dalla Procura di Milano ai Riva, proprietari dell'Ilva, per presunti reati fiscali e valutari, si offre ai magistrati e alle banche della Svizzera la garanzia che questi soldi saranno impiegati nel risanamento. Del miliardo e 200 milioni, infatti, solo 150 milioni sono in Italia nel Fondo unico Giustizia, il resto, invece, è ancora in Svizzera.

Predisposto un meccanismo che prevede che i commissari chiedano alla Procura di Milano lo svincolo delle somme sequestrate, l'emissione di obbligazioni da parte dell'amministrazione straordinaria dell'Ilva e la loro intestazione al Fondo unico Giustizia. Un meccanismo, questo, suggerito al Senato, quando lo ha ascoltato, dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco.

E sempre da domani all'Ilva parte anche il terzo anno di contratti di solidarietà. Interessati, nel complesso, 4.074 lavoratori. Si è passati da un'iniziale richiesta dell'Ilva di 4.500 solidarietà alle 4.342 prospettate dall'azienda ad avvio di trattativa finale per concludere poi l'accordo con 4.074. Un mese fa si era prospettata la possibilità che l'Ilva ricorresse alla cassa integrazione al posto dei contratti di solidarietà, poi, invece, è arrivato l'ok del ministero del Lavoro perchè si continuassero ad usare gli stessi ammortizzatori sociali. Questo lo schema dell'intesa che parte dal 3 marzo: area fusione, 1.108 esuberi, solidarizzanti 4.322, 26 per cento, massimo di ore settimanali in contratto di solidarietà 44.320; area laminazione e tubifici, 1.815 esuberi, solidarizzanti 2.425, 72,60 per cento, massimo di ore settimanali 72.600; infine, servizi di staff e manutenzione, 1.151 esuberi, solidarizzanti 4.453, 26 per cento, massimo di ore settimanali 46.040. Sui 4.074 contratti di solidarietà ruoteranno 11.200 lavoratori, praticamente quasi tutto l’organico del siderurgico di Taranto, con una percentuale di riduzione dell'orario di lavoro del 36,37 per cento ed un tetto di 162.960 ore settimanali.

Le due precedenti solidarietà sono state sottoscritte per circa 3.500 unità ma usate, nei fatti, per un numero inferiore. Non si è mai andati oltre i 1.600-1.800. Stavolta, invece, ci sono 500 unità in più perchè l’Ilva si trova ad affrontare un quadro diverso. Alla crisi di domanda che tiene ferma l’area di laminazione e i tubifici - dove la solidarietà avrà un impatto maggiore - si aggiunge infatti la fermata degli impianti che dovranno essere sottoposti a rifacimento in base all’Autorizzazione integrata ambientale. E fra questi c’è il grande altoforno 5 che verrà fermato il 19 marzo e che da solo esprime il 40 per cento del potenziale produttivo di ghisa dello stabilimento di Taranto.

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