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La crisi delle arance frutti lasciati sugli alberi

di ANTONELLA RICCIARDI
PALAGIANO - Sette, otto centesimi al chilo: è il costo di vendita delle arance per gli agricoltori i quali hanno deciso, in massima parte, di lasciare il buono e salubre frutto sugli alberi. Il costo di produzione delle arance è di 20-25 centesimi al chilo, comprensivo di acqua per l’irrigazione, trattamenti fitosanitari e manodopera: va da sé che i sette-otto centesimi non coprono le spese
La crisi delle arance frutti lasciati sugli alberi
di ANTONELLA RICCIARDI

PALAGIANO - Sette, otto centesimi al chilo: è il costo di vendita delle arance per gli agricoltori i quali hanno deciso, in massima parte, di lasciare il buono e salubre frutto sugli alberi. Il costo di produzione delle arance è di 20-25 centesimi al chilo, comprensivo di acqua per l’irrigazione, trattamenti fitosanitari e manodopera: va da sé che i sette-otto centesimi non coprono le spese. Criticità elevata anche per le altre produzioni agricole fra cui quella degli ortaggi. Ciò che si sta verificando, dunque, ha del drammatico e lo scenario che si prospetta per il nuovo anno è ancora peggiore.

«Gli agricoltori non sono più in grado di far fronte alle spese di produzione a causa della tassazione elevata, dell’Imu sui terreni agricoli, dei costi elevati dei trattamenti fitosanitari e dell’acqua - spiega Pietro Ricci del Tavolo Verde -. A ciò si aggiunge il taglio considerevole sul carburante agricolo e i problemi legati alla mancanza di liquidità. Gli istituti bancari, infatti, non concedono più prestiti alle aziende agricole perché ritenute a rischio. Gli agricoltori, non disponendo di liquidità, non potranno coltivare la terra, né dare lavoro ai braccianti i quali, in giro per le aziende, chiedono lavoro. Un lavoro che però non c’è. Si sta scivolando precipitosamente verso la paralisi dell’agricoltura e del mondo agricolo».

Situazione drammatica anche per gli allevatori: il costo di vendita del latte è sceso a trentaquattro centesimi al litro. Occorre perciò intervenire, e subito, per far fronte a quanto sta accadendo. «Stiamo vivendo sulla nostra pelle una vera e propria espropriazione, nonostante abbiamo sperimentato ogni via per salvare le nostre aziende, dare lavoro e produrre ricchezza per l’Italia - affermano gli agricoltori del Tavolo Verde -. Stiamo vivendo sulla nostra pelle il fallimento mentre c’è chi si arricchisce senza limiti a nostre spese. La crisi economica, che oggi ha superato i duemila miliardi di debito, è generale perché mai affrontata, mai arginata e mai combattuta. Ma la crisi può essere un’occasione di rinascita se le classi dirigenti comprendono che sono più che maturi i tempi per realizzare una società più giusta e basata su uno sviluppo di qualità. Come agricoltori, chiediamo di essere posti nelle condizioni di salvare le nostre aziende e l’Italia e che siano globalizzati i diritti e non solo le merci».
«È tempo di superare le vecchie divisioni - concludono gli agricoltori -. Siamo tutti impoveriti e precarizzati dalla crisi. Stiamo tra e con chi si è impoverito e combattiamo coloro che hanno causato la crisi».

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