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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 22:19

Sala ricevimenti abusiva sequestrata area a Martina

di FRANCESCO CASULA
MARTINA - Per la Magistratura si tratta di opere edilizie realizzate abusivamente: per questo nell’agro di Martina Franca è finito sotto sequestro un’opera destinata a diventare una sala ricevimenti. Dalle indagini della polizia municipale di Martina Franca, infatti, sarebbe emersa la «assoluta carenza di idoneo titolo abilitativo» da parte delle due persone iscritte nel registro degli indagati. Si tratta di Francesco Ponte, 64enne martinese, e della moglie Carmela Argento di 60 anni anche lei di Martina Franca
Sala ricevimenti abusiva sequestrata area a Martina
di Francesco Casula

MARTINA - Per la Magistratura si tratta di opere edilizie realizzate abusivamente: per questo nell’agro di Martina Franca è finito sotto sequestro un’opera destinata a diventare una sala ricevimenti. A firmare il decreto di sequestro, con esplicito divieto di facoltà d’uso, è stato il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Raffaele Graziano. Dalle indagini della polizia municipale di Martina Franca, infatti, sarebbe emersa la «assoluta carenza di idoneo titolo abilitativo» da parte delle due persone iscritte nel registro degli indagati. Si tratta di Francesco Ponte, 64enne martinese, e della moglie Carmela Argento di 60 anni anche lei di Martina Franca, entrambi difsi dall’avvocato Gaetano Vitale.

Nella richiesta di sequestro, il pubblico ministero Raffaele Graziano ha spiegato che «l’attività edificatoria di ben cinque nuove costruzioni» è stata realizzata «in zona sottoposta a molteplici vincoli». L’attività di costruzione abusiva, secondo il magistrato inquirente, «risulta essere stata effettuata in totale spregio alle norme che presiedono l’ordinario assetto del territorio con modificazione potenzialmente permenente dello stato dei luoghi e aggravio del carico urbanistico della zona». Opere, insomma, che per il pm Graziano potrebbero aver mutato per sempre il volto di quel punto della Valle d’Itria. Il sequestro senza facoltà di utilizzo delle struttura, quindi, sarebbe stato necessario proprio per evitare qualunque altro possibile danno all’ambiente. Nel decreto di sequestro preventivo firmato dal giudice Todisco, si legge che l’esigenza di apporre i sigilli alla struttura è legata al «pericolo che la libera disponibilità dei beni (manufatti in corso di compiuta edificazione di ampia volumetria) da parte degli indagati, e in particolare delle strutture già edificate o, comunque, in corso di realizzazione, possa gravare o protrarre le conseguenze dei reati stessi, consentendo essa la prosecuzione dei lavori vietati dalla legge e la ultimazione dei manufatti tuttora privi della parte impiantistica e delle finiture con conseguente ulteriore aggravio del carico urbanistico consentito nell’area interessata dagli strumenti urbanistici vigenti e con perpetuazione dell’offesa ai beni giuridici protetti dalle norme violate».

Una vicenda, tuttavia, non nuova nel comune dato che il Municipio il 13 giugno dello scorso anno ha emesso un provvedimento di demolizione delle strutture e l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi, ma che a distanza di oltre sei mesi non era affatto stato eseguito.

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