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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 13:03

In fuga dalla miseria la storia degli emigranti da Manduria in America

di NANDO PERRONE
MANDURIA - C’era una volta in America... Nel periodo a cavallo fra la fine del XIX secolo e l’inizio di quello successivo, ben 194 manduriani decisero di lasciare la città e la propria patria per cercare fortuna negli Stati Uniti, nel tentativo di sfuggire alla miseria di quei tempi. Come altri dodici milioni di persone di vari Paesi, transitarono da Ellis Island, un’isoletta della baia di New York
In fuga dalla miseria la storia degli emigranti da Manduria in America
di NANDO PERRONE

MANDURIA - C’era una volta in America... Nel periodo a cavallo fra la fine del XIX secolo e l’inizio di quello successivo, ben 194 manduriani decisero di lasciare la città e la propria patria per cercare fortuna negli Stati Uniti, nel tentativo di sfuggire alla miseria di quei tempi. Come altri dodici milioni di persone di vari Paesi, transitarono da Ellis Island, un’isoletta della baia di New York, posta alla foce dell’Hudson: fu questo il crocevia di approdo delle navi in cui viaggiavano gli immigranti giunti negli Stati Uniti d’America.

Un cultore di storia locale, Giuseppe Pio Capogrosso, ha reperito interessanti documenti su quella pagina di storia locale. «Il numero di manduriani che emigrarono in America (194) non è modesto, se confrontato con i dati del censimento del 1901: nella nostra città erano residenti 13.190 abitanti» fa notare l’avv. Capogrosso. «Il fenomeno dell’emigrazione da Manduria verso gli Stati Uniti d’America ha interessato, pertanto, circa l’1,47% della popolazione del tempo».
Al porto di Ellis Island gli arrivati venivano sottoposti a rigorosi e, spesso, umilianti controlli amministrativo-sanitari. «Il centro, che oggi definiremmo di “prima accoglienza”, è stato attivo dal 1892 al 1954, anno della chiusura» fa presente Giuseppe Pio Capogrosso. «Oggi ospita il Museo dell’Immigrazione (Ellis Island Immigration Museum).

Tra i vari controlli, assume particolare rilevanza la registrazione, nel corso della quale ciascun immigrante doveva fornire notizie relative alla propria identità, al luogo di origine ed alla nave su cui aveva viaggiato. Tutti questi dati sono stati raccolti e resi accessibili, al pubblico di tutto il mondo, nel sito internet “The Statue of Liberty – Ellis Island Foundation, Inc” (http://libertyellisfoundation.org/)». I dati indicano soltanto in parte l’entità del fenomeno migratorio, in quanto riguardano il flusso verso gli Stati Uniti d’America, ma non comprendono né quello verso altri paesi del mondo (ad esempio: il Sudamerica, il Nordafrica, gli altri Paesi Europei), né quello all’interno dell’Italia.

«Il fenomeno migratorio, alquanto rilevante per Manduria, soprattutto se confrontato con quello dei paesi vicini, è giustificato dal contesto storico-sociale in cui esso si colloca (ultimo decennio del secolo XIX e il primo ventennio del XX), caratterizzato da profonde trasformazioni economiche e sociali che, tuttavia, avevano comportato un impoverimento delle classi contadine» rimarca lo storico Capogrosso. «Proprio a Manduria, nell’a gosto del 1902, vi era stata una sommossa di contadini e braccianti, stanchi delle dure condizioni di lavoro e degli scarsi profitti, che ebbe come epicentro largo Addolorata (l’attuale Piazza S.Angelo) e fu domata anche con l’intervento dell’esercito. A seguito del tumulto furono eseguiti circa cinquanta arresti. Nel contempo occorre tener conto, per la comprensione del fenomeno, anche dell’aumento della pressione demografica (le famiglie avevano in media nella nostra cittadina, come nel resto d’Italia, un numero di figli prossimo a dieci), la quale ebbe in tal modo, per effetto della emigrazione esterna, un notevole alleggerimento. In tale contesto, l’emigrazione verso l’altra sponda dell’Oceano Atlantico e soprattutto verso gli Stati Uniti rappresentò una indubbia valvola di sfogo e il tentativo di assicurare a sé e alla propria famiglia un avvenire migliore, inseguendo il cosiddetto sogno americano».

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