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Vendola: se chiude Ilva non c'è futuro per la città di Taranto Confindustria:«Indotto allo stremo»

ROMA – “Se dovesse chiudere l’Ilva dubito che potremmo essere di fronte alla possibilità di dibattere del futuro di Taranto. La chiusura dell’Ilva sarebbe un colpo al sistema industriale nazionale”. Lo afferma il governatore della Puglia Nichi Vendola, in audizione in commissione Industria al Senato. “Per la Regione qualsiasi salvaguardia del siderurgico più grande d’Europa deve rispettare due requisiti, che ci sia la tutela dei livelli di occupazione e che la produzione sia rispettosa dell’ambiente”, aggiunge Vendola
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Vendola: se chiude Ilva non c'è futuro per la città di Taranto Confindustria:«Indotto allo stremo»
ROMA – “Se dovesse chiudere l’Ilva dubito che potremmo essere di fronte alla possibilità di dibattere del futuro di Taranto: oggi si può avere un’acciaieria sostenibile. La chiusura dell’Ilva sarebbe un colpo al sistema industriale nazionale”. Lo afferma il governatore della Puglia Nichi Vendola, in audizione in commissione Industria al Senato nell’ambito dell’esame del decreto sull'Ilva, citando l’esempio di Bagnoli.
“In questo momento ci sono 500 milioni cantierizzati per il porto – spiega Vendola – 200 milioni pronti per il nuovo grande ospedale di Taranto; è in corso di costituzione un registro tumori di Taranto. Il ciclo della salute insieme a quello delle bonifiche non è un ciclo del rapporto”.

«L'AIA VA FATTA AL 100%» - "Non è sopportabile la parcellizzazione. Solo l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) nella sua interezza può garantire" salute e ambiente altrimenti potrebbe anche aprirsi "il rischio di esporre il Paese a infrazioni comunitarie". Vendola chiede quindi di "cassare la norma dell’80%" sull'applicazione delle prescrizioni Aia. "Ci chiediamo perchè proprio l’80%? Siamo di fronte a una nuova proroga?", dice.
“Parliamo di interventi indispensabili”, osserva Vendola citando tra questi per esempio quelli sui “parchi minerali”, per la data che va dal 31 luglio 2015 in poi (primo step di una serie di prescrizioni). Se non si riesce a rispettare le prescrizioni e i tempi dell’Aia, spiega Vendola, “l'Ilva dovrebbe presentare adeguate motivazioni sui ritardi e poi rimettersi al giudizio dell’Autorità”, come il ministero dell’Ambiente. Poi per la Regione Puglia sarebbe il caso di “cassare anche l'impunibilità” del commissario (comma 6 art.2). Tra l’altro Vendola chiede di “riattribuire la vigilanza a un ente terzo, a un garante”. Da “cassare” anche la parte del decreto sulle discariche (art.4). Infine “serve una chiara demarcazione tra le risorse destinate alla riqualificazione dell’Ilva e le risorse per il rilancio e lo sviluppo dell’area di Taranto”.

SI DEVE RISPETTARE AMBIENTE ED OCCUPAZIONE - “E' l’ennesimo decreto. Riteniamo che la decretazione di urgenza non sia lo strumento più idoneo”, soprattutto perchè “i commissari hanno via via espropriato le procedure ordinarie senza tuttavia ottenere miglioramenti ambientali”. Vendola segnala comunque “alcuni aspetti che valutiamo positivamente” come l’introduzione del “nuovo protagonismo dello Stato”. 
“Per la Regione qualsiasi salvaguardia del siderurgico più grande d’Europa deve rispettare due requisiti, che ci sia la tutela dei livelli di occupazione e che la produzione sia rispettosa dell’ambiente”, aggiunge Vendola. “Con la decretazione d’urgenza si è provocato un impoverimento dei procedimenti ordinari – osserva il governatore pugliese – e si è andati sempre più verso un regime monocratico: e non si può dire che a questo sia corrisposto un miglioramento ambientale, anzi”, prosegue, si è avuta richiesta di proroga e dilatazione dei tempi dell’Aia. “Riteniamo però necessario – rileva Vendola parlando del nuovo decreto Ilva – che accanto al livello di governance dello Stato ci sia anche una governance scientifica per la salute e l'ambiente, potenziando il Centro salute e ambiente istituito dalla Regione nel 2012, garantendo specifiche risorse. Bisogna poi potenziare l’organico Arpa, perchè se lo Stato ci chiede di fare una guerra, ebbene non la possiamo fare senza un esercito”; in proposito viene proposto un emendamento ad hov per autorizzare, “in deroga agli attuali vincoli, la copertura del 60% dei posti della dotazione organica generale dell’Agenzia, per raggiungere 498 unità a tempo indeterminato” per “garantire il completamento e lo sviluppo delle attività sul territorio tarantino”.

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