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Lavoratori della Cittadella «Il vescovo Santoro ci aiuti»

di GIACOMO RIZZO
TARANTO - «Le chiediamo di intervenire ancora una volta in nostra difesa». I dipendenti della Cittadella della Carità rivolgono un appello con una lettera scritta all’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. Ci sono rilevanti problemi economici da affrontare
Lavoratori della Cittadella «Il vescovo Santoro ci aiuti»
di GIACOMO RIZZO

TARANTO - «Le chiediamo di intervenire ancora una volta in nostra difesa». I dipendenti della Cittadella della Carità rivolgono un appello all’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. Ci sono rilevanti problemi economici da affrontare che hanno già comportato disagi: tredicesima non pagata, stipendi il bilico e si va verso l’applicazione dei contratti di solidarietà al personale.
Poi c’è un contenzioso con l’Asl. Gli operatori della struttura del rione Paolo VI chiedono a monsignor Santoro di fare in modo che «non avvenga la nomina che taluni “nemici” della Cittadella già danno per certa proprio del dottor Scattaglia (il manager dell’Asl - ndr) a nostro nuovo direttore generale».

Per quale motivo? «Veniamo a sapere sgomenti - scrivono i lavoratori - che lo stipendio di dicembre non ci verrà corrisposto per intero in quanto, con opinabile tempismo, il direttore generale dell’Asl di Taranto, Fabrizio Scattaglia, ha richiesto alla Fondazione il pagamento immediato di somme milionarie per prestazioni rese dal 2003 al 2009 a loro dire indebitamente percepite, in ciò confortati da una sentenza del Tar che grida vendetta».

«Solo noi - aggiungono - sappiamo se è vero o non è vero che quelle prestazioni, rese a favore di pazienti con patologie complesse che ci venivano ricoverati dalla Asl per risparmiare i loro preziosi posti letto e raggiungere i livelli di deospedalizzazione che gli garantivano lauti premi, erano coerenti o meno con le somme che oggi ci chiedono indietro. Perché eravamo noi ad assistere, spesso fino alla fine del loro cammino, quei pazienti che il “pubblico” rifiutava».

La Cittadella è strutturata in due grandi aree: l'Ulivo, la prima struttura a sorgere, dove gli operatori accolgono e assistono anziani e lungodegenti, e l'Arca, dove si curano patologie diverse. Un paio di mesi fa, fallito ogni progetto di ulteriore intervento del San Raffaele a Taranto a seguito delle note vicende giudiziarie, si profilò la possibilità di vendere la Cittadella della Carità a un gruppo sanitario privato. Vendita che avrebbe comportato - questo il timore - il taglio dei posti di lavoro. Il pressing dei dipendenti portò ad un cambio di rotta e il cda, presieduto da Lelio Miro, fermò la vendita. In queste settimane è cominciata la riscrittura dello statuto su disposizione dell'arcivescovo Santoro. La struttura diventerà «Fondazione Cittadella della Carità» e non più «San Raffaele-Cittadella della Carità».

«Ci rivolgiamo a lei - fanno presente i dipendenti nella lettera all’arcivescovo di Taranto - perché, ancora una volta, vediamo in pericolo il futuro nostro e delle nostre famiglie. Le sue parole ci avevano infuso quella serenità a lungo aspettata, e quelle dell’assessore Pentassuglia ci avevano rassicurato che il percorso intrapreso dal nuovo consiglio avrebbe trovato compimento riaffermando quei valori di carità e di vicinanza agli ultimi che avevano sempre contraddistinto la Cittadella fino agli sciagurati epiloghi degli anni passati ». Con questo spirito, gli operatori avevano offerto la disponibilità «a compiere ancora sacrifici e la dimostrazione - puntualizzano - è stata il voler continuare a sostenere la strada intrapresa senza protestare quando non è stato possibile riconoscerci i compensi contrattualmente previsti per il mese di luglio e, da ultimo, la tredicesima.

«Cosa può importare all’Asl di Taranto - attaccano i lavoratori - se il gesto compiuto impedirà il pagamento dei lavoratori, oggi per una parte dello stipendio e da domani senza alcuna certezza per le prossime mensilità? Come mai l’assessore da un lato si fa carico di risolvere un problema reale che riguarda la salute dei cittadini e l’Asl disfa con una semplice lettera tutti gli sforzi compiuti negli ultimi mesi?». Basta «con le promesse - concludono -. Crediamo alle sue parole e a quelle dell’assessore e non vogliamo pensare che quanto scritto dalla Asl possa distruggere tutto quanto significa per noi e per la città l’opera di mons. Motolese».

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