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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 12:48

Ilva truffata dai fornitori Gnudi al processo chiede danni per oltre 4 milioni

di MIMMO MAZZA
BARI - La gestione commissariale presenta il conto, chiedendo 4 milioni e 284mila euro di risarcimento danni nei confronti di 15 dei 46 imputati del processo sulla presunta truffa subita dall’Ilva. E il pubblico ministero Lelio Festa cita per la prossima udienza Fabio Riva, latitante a Londra dall’autunno del 2012, quale suo testimone d’accusa. È stato un inizio pirotecnico per il processo chiamato a stabilire se davvero l’azienda siderurgica è stata raggirata
Ilva truffata dai fornitori Gnudi al processo chiede danni per oltre 4 milioni
di Mimmo Mazza

TARANTO - La gestione commissariale presenta il conto, chiedendo 4 milioni e 284mila euro di risarcimento danni nei confronti di 15 dei 46 imputati del processo sulla presunta truffa subita dall’Ilva. E il pubblico ministero Lelio Festa cita per la prossima udienza Fabio Riva, latitante a Londra dall’autunno del 2012, quale suo testimone d’accusa. È stato un inizio pirotecnico, quello di ieri, per il processo dinanzi al tribunale (presidente Fulvia Misserini), chiamato a stabilire se davvero l’azienda siderurgica è stata raggirata nella fornitura di componenti industriale.

L’indagine è partita nel 2009 da un esposto presentato dallo stesso Gruppo Riva e poi integrato da una querela firmata personalmente da Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, nel maggio del 2010. Nell’esposto furono fatti alcuni esempi, molto eloquenti, circa le modalità della truffa. Ad esempio, all’Ilva è accaduto di pagare un interruttore 2500 euro quando per lo stesso pezzo, ma con un nome diverso (era questo uno degli stratagemmi utilizzati per sviare la rete dei controlli), erano stati sborsati poco prima appena 200 euro. Ma differenze enormi ci sarebbero state anche in altre forniture elettromeccaniche, sempre nell’ordine di pezzi pagati anche 10 volte il loro valore di mercato.

C'è anche l’ipotesi che molto materiale acquistato sia stato contraffatto, prodotto con un marchio falso o semplicemente che sia stato consegnato alla società dei Riva un tipo diverso rispetto a quello ordinato, ovviamente a un valore notevolmente inferiore.

La truffa avrebbe avuto come protagonisti numerosi dipendenti dell’Ilva, giacché la procedura per gli acquisti è guidata dall’ufficio che ha sede a Milano, ma ha diversi addentellati nello stabilimento di Taranto, partendo dagli addetti al magazzino e salendo nella scala gerarchica. L'associazione a delinquere finalizzata alla truffa sarebbe stata promossa dal grottagliese Antonio De Amicis, titolare dell'azienda Sfira, dal liquidatore della stessa società, anch'egli di Grottaglie, Salvatore Laino, e agevolata dai dipendenti Ilva Carlo Rimoldi di Milano, Francesco Refrigeri di Olbia e Mara Cazzaniga di Origgio (responsabili dell'ufficio acquisti dell'Ilva a Milano), Claudio Lugano di Genova, Rosario Milito di Monteiasi, Antonio Zaccaria di San Marzano di San Giuseppe, Angelo Bacci di Manduria, Antonio Motolese di Grottaglie, Felice Cristella di Laterza, Paolo Martinelli di Taranto, Cosimo Marinosci di Francavilla Fontana, Cosimo Colucci di Crispiano, Chiara Monza di Saronno.

Il concorso in truffa viene invece contestato ai classificatori Ilva Giuseppe Caparrotti di Grottaglie, Aldo Lisi di Taranto, Giovanni Milone di Grottaglie e Mario Mazzarri di Pavia (capo classificatore Ilva) che avrebbero tratto in errore l’azienda, valutando quale ferro da demolizione industriale materiale diverso e di valore inferiore, procurando così un vantaggio patrimoniale agli imputati Vincenzo e Corrado Bernardi di Terlizzi e Alessandro Solazzo di Francavilla Fontana, titolari e amministratori delle aziende Ferramenta Pugliesi, Me.Co. e Demolizioni industriali.

Corrado Bernardi, inoltre, risponde anche di minaccia perché, appreso della sospensione dei pagamenti delle forniture eseguita dalla sua società all'Ilva, avrebbe minacciato gravemente di morte i componenti della famiglia Riva. Di truffa contro l'Ilva sono accusati anche l'intermediario Giovanni Biondolillo di Genova, Vito Costanzo di Leporano, già capo reparto manutenzione meccanica acciaieria 1, Massimiliano Trevisani di Statte, responsabile magazzino acciaieria 1, Umberto Salinaro di Manduria, tecnico magazzino acciaieria 1, del 54enne Massimo Mariano di Leporano, capo reparto manutenzione treno nastri 2.

Gli inquirenti, poi, hanno accertato ben 124 episodi di acquisti truffaldini compiuti dall'Ilva nei quali sarebbero coinvolti altri dipendenti dell'Ilva. L’avvocato Giovanni Trombini ieri si è costituto parte civile per conto del commissario Piero Gnudi che ha deciso di adottare un atteggiamento diverso da quello assunto dal suo predecessore Enrico Bondi che invece non inviò suoi legali in occasione dell’udienza preliminare. Respinte le eccezioni di incompetenza territoriale, il tribunale ha poi calendarizzato due udienze (5 febbraio e 5 marzo) per i 19 testi indicati dal pm Festa. Nel primo lotto c’è, come detto, Fabio Riva che però difficilmente verrà a testimoniare in tribunale in quanto sarebbe arrestato in forza delle ordinanze emesse nei suoi confronti dai gip di Taranto e Milano, al centro di altrettante richieste di estradizione.

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