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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 21:02

Il direttore dell'Arpa «L’Ilva pubblica non va mancano le sanzioni» Grillo sull'Ilva: Renzi bluffa

di DOMENICO PALMIOTTI
TARANTO - «No, non ci siamo per niente». Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, aveva parlato di luci e ombre qualche giorno dopo il varo del decreto legge sull’Ilva e su Taranto da parte del Governo. Criticava, Assennato, l’assenza di una governance ambientale e sanitaria locale accanto alla governance istituzionale di Palazzo Chigi, ritenendo che questo avrebbe favorito la coesione sociale a Taranto
Il direttore dell'Arpa «L’Ilva pubblica non va mancano le sanzioni» Grillo sull'Ilva: Renzi bluffa
di Domenico Palmiotti

TARANTO - «No, non ci siamo per niente». Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, aveva parlato di luci e ombre qualche giorno dopo il varo del decreto legge sull’Ilva e su Taranto da parte del Governo. Criticava, Assennato, l’assenza di una governance ambientale e sanitaria locale accanto alla governance istituzionale di Palazzo Chigi, ritenendo che questo avrebbe favorito la coesione sociale a Taranto. Ma Assennato comunque apprezzava la possibilità per l’Agenzia per l’ambiente di fare assunzioni a tempo indeterminato. Rinforzi che sarebbero andati proprio alla sede di Taranto che così avrebbe potuto effettuare meglio i controlli ambientali.Lo spiraglio che le indiscrezioni sul decreto lasciavano intravvedere, si è però subito richiuso. Letto infatti il testo, ora che dal 5 gennaio è sulla «Gazzetta Ufficiale», Assennato non fa per niente mistero della sua delusione e del suo sconcerto. E attacca duramente: «Ci erano state promesse delle assunzioni, con esclusivo riferimento all’area di Taranto, una volta che la Regione Puglia avrebbe valutato l’assegnazione temporanea di proprio personale e chiuso la ricollocazione del personale delle Province. Questo, almeno, c’era scritto nel comunicato ufficiale diramato da Palazzo Chigi la sera del 24 dicembre. Nel decreto, invece, non c’è niente di tutto questo. Zero assunzioni per l’Arpa a Taranto. Non ci sono parole per commentare».

Assennato sembra nutrire poca fiducia anche nella possibilità che il Parlamento, ora che dovrà convertire in legge il decreto, possa rimediare alla vistosa carenza: «Sì, staremo a vedere, ma l’amarezza per ora è enorme - afferma -. Sa che vuol dire questo? Che il ministero dell’Ambiente non ha affatto la percezione di cosa sia Taranto, di quali grandi problemi la città abbia, e di come sul versante della bonifica e della tutela ambientale bisogna offrire il massimo delle garanzie e degli accorgimenti. Si pensa erroneamente che da Roma, con una logica centralistica, si possa guidare e gestire tutto, ma non è affatto così. Peccato, un’occasione persa. Un’ennesima occasione persa».

Assennato vede nell’Ilva pubblica un’azienda sottratta a ogni forma di controllo: «Non ci sono sanzioni, non sono previste ispezioni, non si potenzia l’Arpa, in più c’è la non punibilità dei commissario, mi dice chi adesso controllerà l’Ilva? Eppoi, lasciare quel 20 per cento di prescrizioni in bilico, rinviandole a tempi indefiniti, che significa? Che gli interventi più importanti non si fanno più? Stiamo attenti, perchè io così vedo già saltata la copertura dei parchi minerali. Ma Roma si rende conto che così facendo, con queste omissioni, rafforzerà coloro che non vogliono altro che la chiusura del siderurgico?»

Assennato manifesta scetticismo anche sui 30 milioni annunciati dal premier Matteo Renzi per l’istituzione a Taranto di un centro per la diagnosi e cura dei tumori infantili. Nella conferenza stampa della vigilia di Natale, Renzi lo indicò tra i primi interventi, prim’ancora che dicesse che per Taranto, fra bonifica dell’Ilva e rilancio della città, erano stati previsti 2 miliardi di euro, sia pure di risorse già note come, per esempio, il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva per presunti reati fiscali e valutari. «Anche qui - osserva il direttore generale dell’Arpa Puglia - il decreto legge non fa alcun riferimento. Il sottosegretario Delrio sostiene che il progetto non è in discussione, che i fondi ci sono e che, d’accordo con la Regione, il nuovo centro si istituirà? Ma se è così, sono fondi che la Puglia, non Roma, mette in campo. Il Governo non dà nulla di aggiuntivo pur sapendo bene delle criticità esistenti a Taranto come documentato dall’Istituto superiore di sanità».

E il decreto continua a restare nel mirino degli ambientalisti. «Noi chiediamo da subito - dice Legambiente - che in sede di conversione venga introdotta nel testo del decreto un’esplicita indicazione dei tempi di ultimazione del piano ambientale Ilva che, perlomeno, ripristini le precedenti scadenze, già differite rispetto alle originarie. In caso contrario - sostiene Legambiente -, la divaricazione tra esigenze produttive e rischi per la salute sarebbe lacerante rendendo poco credibili gli impegni assunti dallo Stato nei confronti di Taranto». Ancor più critico il cooportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che è anche consigliere comunale a Taranto, il quale, a proposito dell’immunità penale per il commissario prevista nel decreto, parla di ritorno «al feudalesimo che non tutela salute e lavoro».

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