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Marò, Girone «ostaggio» in India per garantire il rientro di Latorre

ROMA - Salvatore Girone non è potuto tornare in Italia per trascorrere le vacanze di Natale con la sua famiglia perché è la garanzia per il ritorno in India di Massimiliano Latorre (foto). A poco più di una settimana dalla scadenza del permesso concesso al fuciliere di Marina per riprendersi dall’ischemia che lo ha colpito ad agosto e nei giorni del suo ricovero per accertamenti in un ospedale alle porte di Milano, arriva l’avvertimento a Roma del ministero degli Interni indiano
Marò, Girone «ostaggio» in India per garantire il rientro di Latorre
ROMA - Salvatore Girone non è potuto tornare in Italia per trascorrere le vacanze di Natale con la sua famiglia perché è la garanzia per il ritorno in India di Massimiliano Latorre. A poco più di una settimana dalla scadenza del permesso concesso al fuciliere di Marina per riprendersi dall’ischemia che lo ha colpito ad agosto e nei giorni del suo ricovero per accertamenti in un ospedale alle porte di Milano, arriva l’avvertimento a Roma del ministero degli Interni indiano.

Un monito che non sorprende, visto l’atteggiamento di chiusura assunto dal ministero sin dalle prime richieste dei due marò. Atteggiamento che, però, contrasta con l’apertura da parte del governo Modi di quel «canale di confronto» con l’esecutivo Renzi di cui il premier ha parlato anche di recente sottolineando che «l'India è un paese amico dell’Italia».

«Il ministero dell’Interno aveva messo nero su bianco che l'istanza dello scorso dicembre presentata da Girone per una licenza natalizia in Italia dovesse essere fortemente criticata nell’udienza della Corte Suprema. Con l’argomento che la presenza di Girone in India era l’unica garanzia per il ritorno di Latorre», ha rivelato una fonte del governo al quotidiano The Economic Times. E così è stato, il 16 dicembre la Corte Suprema ha respinto le richieste dei Fucilieri. Non solo. Secondo la fonte, lo stesso ministero aveva espresso forti perplessità all’autorizzazione di un permesso a Massimiliano per curarsi in Italia, portando due argomenti: la prima era che anche in India erano disponibili i migliori trattamenti per l’ischemia. La seconda era che se le condizioni di Latorre «erano così gravi, come avrebbe potuto affrontare un viaggio così lungo?». Obiezioni però respinte dal governo indiano, che decise di non opporsi alla richiesta degli avvocati della difesa. Prova forse di un cambio di atteggiamento da parte di New Delhi sul dossier dei due marò e dell’apertura di un confronto diretto tra il governo del premier Modi e quello italiano. Una dialogo fortemente voluto da Renzi, che però non ha dato ancora i risultati auspicati quando Palazzo Chigi decise di assumere in esclusiva il controllo del caso. Solo una settimana fa è arrivata la precisazione del governo Modi che il caso dei due militari italiani «non è solo una discussione fra due esecutivi, ma un tema all’esame della magistratura indiana che è libera, trasparente e imparziale».

Mentre Latorre è ricoverato in una stanza «blindata» e presidiata dai carabinieri in borghese al policlinico di San Donato Milanese, dove nei mesi scorsi è già stato visitato due volte, la sua compagna si è sfogata su Facebook. «Sono innocenti, stavano svolgendo il loro dovere», ha scritto Paola Moschetti che, alla vigilia del terzo anniversario dall’inizio della vicenda, confessa di non sperare altro «che Massimiliano superi i suoi problemi di salute e ritrovi anche solo parte di quella serenità che l’ingiustizia che subisce gli sta togliendo di giorno in giorno, Salvatore possa finalmente far rientro dai suoi cari e sia restituito a noi tutti parte di quel che ci è stato sottratto ponendo fine a questa acuta sofferenza».

Intanto domani è previsto il rientro in India dell’ambasciatore italiano Daniele Mancini, richiamato con urgenza a Roma per consultazioni dopo il «no» di dicembre della Corte suprema alle richieste dei due marò.

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