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Sabato 23 Settembre 2017 | 20:23

Standard Ue per l'Aia all'Ilva

ROMA – Ultimi giorni di incontri fra i tecnici dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e di Palazzo Chigi in vista del consiglio dei ministri del 24 dicembre dove approderà un nuovo decreto salva Ilva che attui quanto voluto dal premier Matteo Renzi per rimettere "in bonis" il secondo produttore di acciaio d’Europa
Standard Ue per l'Aia all'Ilva
ROMA – Ultimi giorni di incontri fra i tecnici dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e di Palazzo Chigi in vista del consiglio dei ministri del 24 dicembre dove approderà un nuovo decreto salva Ilva che attui quanto voluto dal premier Matteo Renzi per rimettere "in bonis" il secondo produttore di acciaio d’Europa. Il contenuto del provvedimento sembra nelle grandi linee disegnato. Gli ultimi incontri di lunedì e martedì serviranno a mettere a punto i dettagli. Al momento i privati resterebbero alla finestra in attesa che l’intervento pubblico "a tempo", rimetta il gruppo Ilva, e in particolare il sito di Taranto, nelle condizioni di produrre, mantenere i livelli occupazionali e soprattutto non essere svenduto.

Stabilito il valore strategico del settore siderurgico lo Stato potrebbe intervenire evitando il rischio di una procedura Ue per aiuti di Stato. Su questo punto la commissaria Ue per il Mercato Unico e le Imprese Elizbieta Bienkowska avrebbe rassicurato il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, durante la sua recente visita in Italia. Bienkowska si è detta anche ottimista sulla possibilità di utilizzare i fondi del Piano Juncker per i due progetti che riguardano l’Ilva (526 milioni per il risanamento ambientale e 670 milioni per l’efficientamento energetico). Stante così le cose il 24 dicembre con il nuovo decreto salva Ilva, dopo quasi vent'anni di gestione privata, torna ancora lo Stato (nel 1995 i Riva, in cordata con altri imprenditori fra cui gli indiani di Essar e la famiglia Amenduni, avevano rilevato il colosso siderurgico dall’Iri).

Per favorire l’intervento pubblico il decreto in arrivo prevedrebbe l’estensione della legge Prodi-Marzano sulla ristrutturazione industriale delle grandi imprese in stato di insolvenza, anche ad aziende come l’Ilva considerate "di interesse strategico nazionale" ma non dichiarate insolventi (nonostante un pesante indebitamento – si parla di 1,7 miliardi ma probabilmente la cifra rischia di superare i tre – nessun tribunale ne ha dichiarato lo stato di default). Con questo schema normativo lo Stato entrerebbe attraverso una società pubblica (Fondo Strategico o più probabilmente Fintecna) in una newco che verrebbe finanziata da Cassa Depositi e Prestiti. Alla newco sarebbero poi dati in affitto gli stabilimenti di Taranto mentre la proprietà degli stessi stabilimenti resterebbe in capo alla vecchia Ilva, e quindi ai vecchi proprietari, diventata bad company. Questa avrebbe in carico il contenzioso ambientale con le relativo richieste di risarcimento danni. L’ipotesi dell’affitto fatta dall’attuale commissario straordinario Piero Gnudi durante l’audizione alla Camera permetterebbe un flusso di denaro fra new e bad company per il pagamento dei debiti.

Quanto alla figura del commissario straordinario (organo che la Marzano prevede anche nella forma di collegio composto da tre commissari) resta ancora incerto il possibile nome. Mercoledì scorso in parlamento il commissario Piero Gnudi ha detto di aver esaurito il suo compito, ma potrebbe essere ancora lui l’unico manager disposto a traghettare l’Ilva fuori dal guado. Il provvedimento del governo atteso per il 24 dicembre dovrebbe contenere anche una formula capace di favorire un alleggerimento dell’Aia portandola a livello degli standard europei, meno restrittivi e costosi di quelli imposti dal piano ambientale per il sito di Taranto.

Secondo questo piano, predisposto dal primo commissario straordinario Enrico Bondi, l'adempimento delle prescrizioni Aia comporterebbe un esborso di 1,8 miliardi mentre con un’Aia che si limiti agli standard richiesti dall’Europa per il 2016 il costo si fermerebbe a 1,2 miliardi. Contestualmente, con l’arrivo dell’amministrazione controllata, l’Autorità per L’Energia e il Gas di concerto con Eni e Snam Gas, prorogherà, probabilmente di altri tre mesi il regime di default delle forniture di gas evitando lo spegnimento degli altiforni e di conseguenza permettendo la prosecuzione della produzione di acciaio. La decisione è stata presa a livello politico dopo l’allarme lanciato dal commissario Piero Gnudi alla Camera e sarà sera operativa nei prossimi giorni. Senza proroga l’Ilva di Taranto si troverebbe senza gas dal 29 dicembre.

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