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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 22:59

Ilva: salario a dicembre e gennaio, poi soldi finiti Il decreto in Cdm del 24 Eni: stop fornitura fine anno Iniziato conto alla rovescia Processo, in aula a gennaio

ROMA – "Oggi purtroppo i denari in cassa li abbiamo finiti. Possiamo pagare stipendi dicembre e forse gennaio, ma più in là non si può andare". Lo ha detto il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi in audizione alla Camera. Secondo Gnudi "bisogna trovare una soluzione ponte" fra la commissione straordinaria e la cessione del gruppo Ilva a privati. Tuttavia secondo Gnudi "una modifica della legge Marzano non basta, perchè bisogna prevedere anche norme ambientali" nel decreto Ilva
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ROMA – Così com'è l’Ilva non si può vendere a privati. Questo, in sintesi, quello che il commissario straordinario Piero Gnudi ha detto oggi ai deputati delle commissioni attività produttive e ambiente della Camera. Poche ore prima, in mattinata, il premier Matteo Renzi aveva giocato d’anticipo: "non possiamo abbandonare i lavoratori o veder svendere Ilva al primo privato che vuole approfittarne", ha detto all’assemblea Pd annunciando per il 24 dicembre l’arrivo in Consiglio dei Ministri di un nuovo decreto salva Ilva. Un decreto che è chiamato a sciogliere, con un intervento pubblico, l'aggrovigliata matassa del caso Ilva.

"Nessuno comprerà mai un’azienda sotto sequestro. E oggi l'Ilva ha il 75% degli impianti sequestrato" ha detto Gnudi. E non solo: tutti i privati interessati a rilevare il gruppo Riva, hanno indietreggiato di fronte alle rigorose prescrizioni imposte dall’Aia a tutela dell’ambiente e della salute "proponendo delle modifiche". Insomma, un fallimento, che ha portato Gnudi a dire che considera esaurito il suo compito con l'arrivo, ormai certo, del passaggio dell’Ilva all’amministrazione straordinaria.

Nei suoi sei mesi di gestione Gnudi ha avviato diverse trattative per poi restare con due soli aspiranti quella di ArcelorMittal-Marcegaglia e quella di Arvedi, quest’ultima però rimasta a livello di manifestazione di interesse. Dopo 18 mesi di gestione commissariale (12 con il commissario Enrico Bondi e 6 con Gnudi) l’Ilva si trova oggi con le casse vuote e le forniture di gas (erogate dall’Eni in regime di default) a rischio chiusura per il 31 dicembre. Su quest’ultimo aspetto qualche deputato ha posto il problema di un possibile conflitto di interessi in capo alla presidente di Eni e vicepresidente del gruppo Marcegaglia, Emma Marcegaglia.

 Lo stop delle forniture di gas "sarebbe una catastrofe" ha detto Piero Gnudi, che però nel frattempo ha preparato i piani per spegnere i forni pur negando che le operazioni siano già iniziate. In un comunicato l’Eni ha poi chiarito che l’Ilva era stata avvisata formalmente del rischio già a fine novembre e che comunque il regine di fornitura in default iniziato il primo ottobre è una fornitura che – per il suo regime regolatorio - può durare solo per 90 giorni. 

In queste condizioni l’intervento pubblico sembra oggi non essere più una scelta, ma un obbligo, per tenere in vita un gruppo "capace di grande efficienza", spiega Gnudi, tanto che facilmente potrebbe arrivare alla produzione di 20.000 tonnellate di acciaio al giorno, soddisfare una domanda, portare il bilancio in parità, completare un piano ambientale di eccellenza che "sarebbe il benchmark in Europa per il settore" ha sottolineato il subcommissario Corrado Carruba.

A garanzia dell’attuazione dell’Aia ci sarebbero gli 1,2 miliardi di euro sequestrati ai Riva che per legge sono destinati al finanziamento degli adempimenti previsti dal piano ambientale. Sembra quindi che al cdm del 24 dicembre accanto a una modifica della legge Marzano il nuovo decreto salva Ilva dovrebbe contenere delle precise norme in tema ambientale.

"STOP FORNITURE ENI SAREBBE UNA CATASTROFE"
 "Non credo che Eni cesserà forniture, sarebbe una catastrofe. L'Eni ci ha chiesto una fideiussione di 240 milioni. Noi non possiamo farlo abbiamo chiesto di poter pagare settimana per settimana in anticipo e anche questo non ci è stato concesso. Ma finora abbiamo pagato tutte fatture".
"Non stiamo chiudendo gli impianti è vero che abbiamo fatto piano per chiuderli perchè se non abbiamo assicurazioni per continuità fornitura gas dobbiamo prevederne l'eventualità". "Oggi non abbiamo in previsione chiusura impianti – ha aggiunto – abbiamo però un forno portato al minimo tecnico per manutenzione ma tornerà a operare fra qualche giorno". Dovrà invece essere chiuso il forno principale di Taranto "il forno più grande d’Europa, perchè questo tipo di forni non possono durare più di 20 anni e vanno rifatti. Rifare un forno è complicato e costosissimo la stima è di 350 milioni euro".

"STIAMO TRATTANDO CON LA SVIZZERA SU SOLDI DEI RIVA"
Degli 1,2 miliardi di euro sequestrati dal tribunale di Milano ai Riva e destinati al risanamento ambientale "164 sono in Italia mentre gli altri sono in Svizzera" lo ha detto il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi in audizione in commissione attività produttive alla Camera aggiungendo che "stiamo trattando con le autorità Svizzere per il rientro. Si tratta comunque di soldi detenuti legalmente perchè erano stati scudati".
"Confidiamo di avere i soldi sequestrati ai Riva" e vincolati per legge all’attuazione del piano ambientale. Lo ha detto ancora il commissario straordinario Piero Gnudi. Il ricorso fatto da Adriano Riva, secondo Gnudi, "non è sul merito ma" su pregiudiziali di costituzionalità. Inoltre la Banca "Ubs si è detta pronta a inviare questi soldi in Italia, mentre Berna prima di dare il via libera al trasferimento voleva chiarezza. Adesso c'e una sentenza di un tribunale italiano che la Svizzera intende rispettare" ha aggiunto Gnudi.

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