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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 18:39

Ilva, settimana cruciale vertice a Palazzo Chigi per trovare la soluzione

ROMA – Settimana cruciale per il futuro dell’Ilva. Dopo un primo incontro mercoledì scorso a Palazzo Chigi, probabilmente già domani il commissario straordinario Piero Gnudi vedrà il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi per approfondire gli schemi di intervento possibili per sanare il gruppo Ilva e il suo polo siderurgico di Taranto. Sempre la prossima settimana, entro giovedì, è previsto un nuovo vertice È atteso il provvedimento normativo che il governo intende usare per accelerare il salvataggio
Ilva, settimana cruciale vertice a Palazzo Chigi per trovare la soluzione
ROMA – Settimana cruciale per il futuro dell’Ilva. Dopo un primo incontro mercoledì scorso a Palazzo Chigi, probabilmente già domani il commissario straordinario Piero Gnudi vedrà il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi per approfondire gli schemi di intervento possibili per sanare il gruppo Ilva e il suo polo siderurgico di Taranto. Sempre la prossima settimana, entro giovedì, è previsto un nuovo vertice a Palazzo Chigi al quale con ogni probabilità parteciperà ancora il premier Matteo Renzi e il neo nominato consigliere strategico Andrea Guerra ex Ad di Luxottica. A sbloccare l’impasse nel quale vive il primo gruppo siderurgico italiano, che fino a qualche giorno sembrava in disperata attesa di un acquirente ed è tuttora in crisi di liquidità, è atteso il provvedimento normativo che il governo intende usare per accelerare il salvataggio.  

Al momento di certo ci sono gli ultimi 125 milioni euro di prestito ponte dato dalle banche che il commissario Piero Gnudi ha utilizzato e utilizzerà per pagare gli stipendi di novembre e dicembre, le tredicesime, la rata del premio di risultato, portare avanti gli adempimenti ambientali e pagare parte dei crediti arretrati vantati dalle imprese dell’indotto (a settembre la cifra ammontava a 23 milioni). Di certo c'è un’offerta di acquisto non vincolante presentata dal numero uno dell’acciaio mondiale ArcelorMittal che scade il 19 dicembre prossimo. L’offerta garantisce i livelli occupazionali ma contiene alcune richieste impossibili da accettare a fronte dell’attuale quadro normativo a cominciare dalla volontà di Arcelor di rivedere le prescrizioni Aia (che comporterebbero un costo valutato in 1,8 miliardi) e all’intenzione di aumentare la produzione fino a 9,3 milioni di tonnellate l’anno (l'Autorizzazione Integrale Ambientale fissa il tetto a 8 milioni di tonnellate). C'è poi una manifestazione di interesse da parte del gruppo cremonese Arvedi attorno al quale potrebbero raccogliersi altri imprenditori del settore italiani, ma i dettagli sono in fieri.

Di certo c'è che il commissario Gnudi potrebbe ottenere un finanziamento dalla Bei stanziabile a fronte dei 40 miliardi chiesti dall’Italia per il Piano Juncker. Infatti nei progetti italiani che devono passare al vaglio europeo e che la Banca europea degli investimenti deve decidere di sostenere, ci sarebbero anche soldi da destinare al risanamento ambientale del polo siderurgico di Taranto e all’efficientamento energetico. Di certo c'è che la nuova gestione aziendale sta aumentando la produzione e conta di chiudere il 2014 a 6,3 milioni di tonnellate di produzione in miglioramento rispetto ai 5,7 milioni del 2013, ma nonostante gli sforzi il colosso siderurgico continua a perdere svariati milioni al mese.

Tutto il resto è, al momento, lasciato alle indiscrezioni e alle ipotesi che si stanno moltiplicano da quando il premier Renzi, accanto alle proposte dei privati ha messo sul tavolo la carta del possibile intervento pubblico mettendo i tecnici al lavoro. Le ipotesi sui quali si lavora sono tutte dirette a creare condizioni normative favorevoli a un intervento pubblico  "temporaneo" e a una successiva uscita dello Stato senza gravare sui contribuenti: "non è più il tempo di interventi a fondo perduto" fa sapere una fonte.

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