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Omicidio Scazzi fioraio a giudizio

di MIMMO MAZZA
TARANTO - Finisce alla sbarra Giovanni Buccolieri, il 43enne fioraio di Avetrana protagonista tutt’altro che secondiario dell’inchiesta sull’omicidio di Sarah Scazzi. Il fioraio vide il sequestro di Sarah ma poi ritrattò tutto. Firmato il decreto di citazione a giudizio nei confronti di Buccolieri e del suo amico Michele Galasso, entrambi ritenuti responsabili di false dichiarazioni al pubblico ministero
Omicidio Scazzi fioraio a giudizio
di Mimmo Mazza

TARANTO - Finisce alla sbarra Giovanni Buccolieri, il 43enne fioraio di Avetrana protagonista tutt’altro che secondiario dell’inchiesta sull’omicidio di Sarah Scazzi.Il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Mariano Buccoliero hanno firmato il decreto di citazione a giudizio nei confronti di Buccolieri e del suo amico Michele Galasso, entrambi ritenuti responsabili di false dichiarazioni al pubblico ministero. Il processo a carico dei due imputati inizierà il prossimo 2 marzo dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Taranto.

Buccolieri, in particolare, è finito nei guai per le diverse versioni fornite agli inquirenti su quanto vide il 26 agosto del 2010, giorno della scomparsa di Sarah Scazzi. In un interrogatorio svoltosi il 9 aprile del 2011, il fioraio mise a verbale che «mentre era alla guida del suo furgone per le vie di Avetrana, il 26 agosto del 2010, poco dopo le 13.20 aveva visto Cosima Serrano, vicino alla sua autovettura Opel Astra grigio-azzurro, rivolgersi alla nipote Sarah Scazzi che era ferma sul marciapiede, dicendole, con tono minaccioso «Moh ha nchianà intra la macchina», contestualmente facendo un gesto perentorio con il braccio e con il dito indice. Nell’occasione, Sarah era molto turbata e con la testa chinata; all’interno dell’auto della Serrano aveva scorto una sagoma di altra persona di sesso femminile con capelli legati all’indietro che si abbassava mentre Sarah entrava in auto dallo sportello posteriore destro; Cosima, vestita di scuro, rimaneva sorpresa non appena egli la incrociava con il suo furgone tanto che la stessa spalancava gli occhi repentinamente». Dopo tale racconto, ritenuto cruciale dagli inquirenti prima e dalla corte d’assise poi per consolidare le accuse di sequestro di persona a carico di Cosima e Sabrina (entrambe condannate all’ergastolo), il fioraio Buccolieri però cambiò idea, sostenendo l’11 aprile del 2011 che si trattava solo di un sogno fatto dopo il ritrovamento del cadavere di Sarah.

Michele Galasso, invece, finisce sotto processo per aver detto l’11 aprile del 2011 agli inquirenti di non aver avuto nessun contatto con il suo amico Buccolieri, tesi però smentita da intercettazioni telefoniche e tabulati che dimostrano come i due si siano sentiti, per concordare la versione da offrire agli investigatori, proprio mentre Galasso era in auto per raggiungere la Procura.

Citato come testimone il 17 luglio del 2012 durante il processo di primo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi, Buccolieri si avvalse della facoltà di non rispondere. Un comportamento processuale oggetto di un fuoco incrociato polemica tra accusa e difesa destinato ora a ripetersi in appello, subito dopo che il prossimo 12 dicembre la corte d’assise d’appello avrà sciolte le residue riserve sulle richieste di rinnovazione parziale del dibattimento presentate dalle parti.

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