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Lunedì 25 Settembre 2017 | 13:41

Ilva, allo studio un decreto per l'intervento pubblico Camusso: settore strategico Segretario Uil: bene Renzi Fiom: felici che si cambi idea

di DOMENICO PALMIOTTI
TARANTO - L’unica certezza per l’Ilva è che l’intervento dello Stato ci sarà. Come e in quali forme avverrà, è da studiare e costruire. L'ipotesi di un decreto ad hoc sulla presenza pubblica con l’obiettivo di favorire il risanamento e il rilancio dell’Ilva è solo «uno dei possibili strumenti» dicono le fonti vicine al dossier siderurgico. Ieri sera, intanto, l’argomento Ilva non era all’ordine del giorno del Governo. Mentre il partner statale dell’operazione, la Cassa depositi e prestiti, si mantiene cauto
Ilva, allo studio un decreto per l'intervento pubblico Camusso: settore strategico Segretario Uil: bene Renzi Fiom: felici che si cambi idea
di Domenico Palmiotti

TARANTO - L’unica certezza per l’Ilva è che l’intervento dello Stato ci sarà. Come e in quali forme avverrà, è da studiare e costruire. L'ipotesi di un decreto ad hoc sulla presenza pubblica con l’obiettivo di favorire il risanamento e il rilancio dell’Ilva è solo «uno dei possibili strumenti» dicono le fonti vicine al dossier siderurgico. Ieri sera, intanto, l’argomento Ilva non era all’ordine del giorno del Governo. Mentre il partner statale dell’operazione, la Cassa depositi e prestiti, si mantiene cauto. Dice infatti l’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini: «Cdp ha dei limiti noti in termini di investimenti. Il settore è importante e lo stiamo studiando con grande attenzione. I commenti - aggiunge - li preferisco fare nel momento in cui ci sono delle ipotesi per noi più lavorabili. Sappiamo fino a dove arrivare e sulla base di quello facciamo i nostri compiti».

Nell’intervista rilasciata a «Repubblica» domenica scorsa, il premier Matteo Renzi ha parlato di un possibile ritorno dell’azienda allo Stato per un fase temporanea. Da quest’affermazione si sviluppano scenari che potrebbero vedere l’Ilva finire in amministrazione straordinaria con la legge Marzano per essere divisa in new company e bad company. La Marzano, quindi, come strumento per lo spacchettamento. Nella «new» finirebbero impianti, personale, attività e forse i debiti generati dall’attività industriale, nella «bad» tutta la parte del contenzioso ambientale con i relativi risarcimenti. Lo spartiacque è caldeggiato da tutti gli investitori interessati all’Ilva. Il punto è capire chi farebbe parte della new company: Arvedi e Cdp? Arvedi, Marcegaglia e Cdp? O, ancora, Arcelor Mittal, Marcegaglia e Cdp?

Analizziamo le tre ipotesi. Arvedi si è fatto avanti per l’Ilva ma ha anche detto chiaramente di non poter affrontare la partita da solo. Chiede quindi la presenza di altri operatori, vuole la Cdp e sollecita una non meglio precisata razionalizzazione del settore in Italia. Seconda ipotesi: mettere insieme gli italiani con la Cdp. Potrebbe essere una rivendicazione di primato nazionale, ma Marcegaglia e Arvedi non hanno la forza finanziaria per acquisire l’Ilva anche per il loro indebitamento (eppoi Marcegaglia non è un produttore siderurgico ma un trasformatore). Dovrebbe quindi aiutarli la Cdp, ma con quali costi? Infine la Cdp con Arcelor Mittal e Marcegaglia. La multinazionale non ha chiesto l’aiuto pubblico perchè può farcela da sola. Se però il Governo chiedesse in modo esplicito la presenza dello Stato nell’Ilva, forse Arcelor Mittal dovrebbe riesaminare la sua posizione. A meno di non giudicare la proposta non in sintonia con i suoi piani.

Ma perchè il Governo ha ripreso il dossier Ilva in modo così deciso? L’ipotesi più accreditata è che Governo e commissario abbiano valutato non adeguate le proposte giunte nei giorni scorsi da Arcelor Mittal-Marcegaglia e da Arvedi. Soprattutto quella di Arcelor Mittal-Marcegaglia - cordata ritenuta in pole position - avrebbe preoccupato il Governo nella parte ambientale. Cosa ha scritto infatti la cordata? Che gli obblighi previsti dall’Aia per l’Ilva non esistono per gli altri siderurgici europei e che il risanamento si può conseguire anche con soluzioni diverse e minori costi. Un’osservazione che di fatti collide con la linea del Governo, il quale, in questi mesi, ha sempre dichiarato che l’attuazione dell’Aia è un punto imprescindibile insieme alla tutela dei posti di lavoro. Ma la trattativa con Gnudi prosegue, commentano fonti vicine alla multinazionale. E l’uscita di Renzi, più che prefigurare un cambio di percorso - l’azienda per ora non si vende più perchè e torna allo Stato -, punterebbe invece a sollecitare la cordata a presentare l’offerta economica che sinora non ha avanzato.

Intanto i sindacati metalmeccanici hanno chiesto di incontrare il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e lo stesso Gnudi. Mentre Confindustria Taranto attende segnali dall’Ilva per quanto riguarda il pagamento dei lavori arretrati delle imprese. Nell’indotto, infatti, sono a rischio stipendi e tredicesime.

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