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«Mar Piccolo, lo studio c’è ora si faccia la bonifica»

TARANTO - E’ pubblico lo studio fatto da Arpa Puglia, l’Agenzia per la protezione ambientale, sul risanamento e bonifica di Mar Piccolo. Lo annuncia Legambiente. Lo studio sarà la base per impiegare i 20 milioni di euro della legge 171 del 2012 per l’intervento in Mar Piccolo, previsto insieme a quelli per l’area di Statte e le scuole del rione Tamburi
«Mar Piccolo, lo studio c’è ora si faccia la bonifica»
TARANTO - E’ pubblico lo studio fatto da Arpa Puglia, l’Agenzia per la protezione ambientale, sul risanamento e bonifica di Mar Piccolo. Lo annuncia Legambiente. Lo studio sarà la base per impiegare i 20 milioni di euro della legge 171 del 2012 per l’intervento in Mar Piccolo, previsto insieme a quelli per l’area di Statte e le scuole del rione Tamburi. Lo studio, consegnato mesi addietro al commissario per le bonifica - prima Alfio Pini, poi sostituito da Vera Corbelli - e alla cabina di regia, individua tutte le fonti inquinanti relative a Mar Piccolo e delinea le possibili azioni di risanamento: dragaggi, capping, che consiste nel coprire le sostanze inquinanti, e biogenerazione.

Nei giorni scorsi, proprio su questo studio, era nato un caso, col direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, che aveva invitato il commissario Corbelli a rendere pubblico il lavoro sul Mar Piccolo, altrimenti l’avrebbe diffuso la stessa Arpa perchè non c’era più alcun motivo di tenerlo segreto. «Ci sono voluti più di 200 giornie mail, telefonate e solleciti» ma adesso, annuncia Legambiente, «grazie anche alla nostra ostinazione,finalmente lo studio di Arpa Puglia sullo stato ambientale del Mar Piccolo è pubblico e non giace più in un cassetto. Faremo le nostre valutazioni dopo un momento di attento studio ma sin d'orasia chiaro che non ci sono più alibi. Si parta con la bonifica del Mar Piccolo» sollecita Legambiente. Per la quale «la bonifica dell’area del Mar Piccolo, gravata dai veleni dell'Arsenale Militare, degli ex Cantieri Navali di Fincantieri e dal siderurgico, può rappresentare un momento di ripresa per una città in ginocchio. Ben119 milioni di euro sono stati destinati alle bonifichedi una delle aree 17 inserita già dal 1990 fra quelle ad elevato rischio ambientale e dal 1998 fra i Siti di interesse nazionale».

Legambiente ricostruisce quindi i vari passaggi sino ad arrivare a quando «Arpa Puglia presenta alla cabina di regia lo studio sul Mar Piccolo propedeutico alla bonifica,ma non viene autorizzata a renderlo pubblico». Nel frattempo «arrivano le dimissioni per pensionamento di Pini e la nomina di un nuovo commissario, Vera Corbelli. Ma il tempo passaedello studio realizzato da Arpa Puglia non si hanno notizie. Legambiente - si afferma - ha chiesto più volte in questi mesi di renderlo pubblico e - di fronte all'assenza di risposte del commissario - ha presentato una richiesta di accesso agli atti.Ora pretendiamo che lerisorse nazionali (20 milioni) e regionali (63 milioni) stanziate per la bonifica non rimangano congelate e che la bonifica del Mar Piccolo non resti in alto mare».

E su altro versante ambientale, intanto, l’associazione ambientalista Peacelink Taranto ha chiesto ad Arpa Puglia di conoscere i dati sugli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) di provenienza Ilva registrati ieri mattina dopo aver documentato, con strumentazione simile a quella dell’Agenzia regionale di protezione ambientale, valori «superiori a 100 nanogrammi a metro cubo, che in alcuni momenti superano i 200 nanogrammi a metro cubo». Il presidente dell’associazione, Alessandro Marescotti, sostiene che «risultano mediamente valori di Ipa cancerogeni anche cento volte superiori a quelli rilevabili ieri alla stessa ora» in assenza di vento e con umidità all’88 per cento.

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