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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 13:49

Ilva, sono finiti i soldi Natale senza stipendio

di MIMMO MAZZA
TARANTO -  Quando nelle prossime ore partiranno i bonifici per il pagamento degli stipendi di ottobre, l'azienda non avrà più un euro. E così la strada dell’amministrazione straordinaria dell’azienda potrebbe divenire un percorso praticamente obbligato. Il nodo del trasferimento dal gip di MIlano del miliardo e 200 milioni di euro sequestrati in un procedimento per frode fiscale a Emilio e Adriano Riva e il freno della commissione Ue che ipotizza indebito aiuto di Stato
Entro 15 giorni 5 risposte alla Ue
Ilva, sono finiti i soldi Natale senza stipendio
MIMMO MAZZA
TARANTO - Le casse dell’Ilva sono vuote. Quando nelle prossime ore partiranno i bonifici per il pagamento degli stipendi di ottobre, il rosso che colora i dintorni dello stabilimento siderurgico di Taranto (e alcune volte anche il cielo, a causa del famigerato slopping) diventerà fisso sul saldo delle disponibilità finanziarie. E così la strada dell’amministrazione straordinaria dell’azienda potrebbe divenire un percorso praticamente obbligato.

È da settimane, come la Gazzetta rivelò lo scorso 18 ottobre, che alcuni consulenti della struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, in stretto contatto con i ministri Guidi (Sviluppo economico) e Galletti (Ambiente), stanno lavorando ad una procedura di amministrazione straordinaria, con una legge Marzano adattata alle esigenze tramite un decreto ad hoc del governo Renzi, per evitare il tracollo dell’Ilva. Ipotesi che era stata accantonata due settimane fa, quando il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo dispose il trasferimento nel capitale sociale dell’Ilva, sotto forma di nuove azioni, del miliardo e 200 milioni di euro sequestrati in un procedimento per frode fiscale a Emilio e Adriano Riva. Le complesse procedure per il completamento dell’operazione e, soprattutto, la lettera della Commissione Europa al governo Renzi, hanno però reso di fatto insostenibile la gestione ordinaria dell’azienda.

La Commissione europea ritiene che il trasferimento dei soldi da Milano a Taranto costituisca un indebito aiuto di Stato e che aiuto di Stato sia addirittura anche il prestito ponte concesso da un pool di banche a Gnudi l’estate scorso. Il commissario trattò un prestito di 250 milioni di euro, incassando soltanto la prima tranche da 125 milioni, servita per pagare stipendi e fornitori. L’erogazione della seconda rata del prestito non è più così scontata e così probabilmente sarà lo stesso Gnudi nell’incontro con i sindacati metalmeccanici convocato per mercoledì prossimo a illustrare la situazione che allo stato, senza l’arrivo di soldi freschi, non assicura il pagamento a dicembre dello stipendio di novembre, della tredicesima mensilità e della quota parte del premio di produzione. Un esborso considerevole al quale l’Ilva non è nelle condizioni di far fronte. Ecco dunque che il ricorso all’amministrazione straordinaria potrebbe  essere l’unica via d’uscita per mettere in sicurezza l’azienda.

Gnudi attende risposte concrete dal Governo. Il premier Renzi una settimana fa annunciò che sarebbe venuto in visita a Taranto ma quell’annuncio è rimasto senza alcun seguito. Sono due le possibili vie d’uscita all’esame dell’esecutivo: la prima porta alla pista straniera, con la chiusura dell’area caldo, 3500-4000 esuberi e la fine dell’inquinamento; la seconda ad una cordata italiana, finanziata in qualche maniera dal fondo strategico della Cassa depositi e prestiti, con l’apparato produttivo sostanzialmente immutato e dunque, al netto dei lavori previsti dal piano ambientale, sempre potenzialmente inquinante e tecnologicamente superato.

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