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Martina Franca torna la fiera di San Martino

di PASQUALE D’ARCANGELO
La festa di San Martino ritorna domani dopo il blackout di un anno fa per la pioggia torrenziale che ha impedito alle baracche di poter montare da piazza d’Angiò fino a piazza XX Settembre, dove dinanzi all’arco di Santo Stefano resiste l’abbigliamento, con produzione locale frammista a quella del lavoro «low cost», in Cina, piuttosto che in Vietnam, in India, in Romania e in Albania.
Martina Franca torna la fiera di San Martino
di PASQUALE D’ARCANGELO

La festa di San Martino ritorna domani dopo il blackout di un anno fa per la pioggia torrenziale che ha impedito alle baracche di poter montare da piazza d’Angiò fino a piazza XX Settembre, dove dinanzi all’arco di Santo Stefano resiste l’abbigliamento, con produzione locale frammista a quella del lavoro «low cost», in Cina, piuttosto che in Vietnam, in India, in Romania e in Albania. Il cappotto e i casalinghi (che pure vengono dagli stessi Paesi per aver anticipato un settore artigianale più lontano dalle tipicità pugliesi) sono i prodotti principali della lunghissima e antichissima fiera, che ha fatto scuola agli ipermercati per la capacità di offrire lo shopping, curiosando di qua e di la, e anche ai più recenti “outlet” dove scaricare la superproduzione, dopo 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, che ha modificato le regole commerciali in Europa.

Le massaie e i consumatori non si pongono sicuramente questi problemi, che spettano ai manager e che tuttavia dovrebbero porsi con maggiore attenzione le istituzioni territoriali, ma amano la fiera e passeggiare tra le baracche, giungendo a Martina da tutta la regione. Loro preferiscono l’estate di San Martino, come i contadini che fino alla metà del Settecento hanno rinnovato la protezione per piantare in quest’ultimo scorcio di autunno i semi, che oggi vengono solennemente benedetti nella Basilica, alla vigilia della grande festa che quest’anno sarà presieduta dall’arcivescovo di Urbisaglia, mons.Gerg Ganzwein, prefetto della Casa Pontificia e segretario di Papa Benedetto XVI. Ma ingordi hanno voluto raddoppiare il patrocinio con Santa Comasia (si chiude la celebrazione del 250 anniversario) per ridurre la siccità primaverile e avere per la raccolta all’inizio dell’estate con la pioggia, arrivata invece troppo abbondante l’11 novembre dello scorso anno, quando saltò clamorosamente l’atteso appuntamento fieristico. Un brutto gioco del destino, per i commercianti ambulanti in un’epoca di instabilità climatica, che ha riportato alla mente quella Santa Comasia che nelle campagne veniva affettuosamente definita “dispettosa” per far comprendere l’equilibrio e una sorta di pari opportunità tra i due patroni.

Domani torna la fiera per l’intera giornata, con l’apertura di una serie di gazebi da parte delle associazioni di volontariato e dei club service cittadini per rinnovare la solidarietà in tutte le forme per celebrare San Martino che divide il mantello con il povero, proprio accanto all’area mercantile. Nel centro storico saranno rinnovate le tradizioni del brodo per le strade, da parte del comitato, non mancherà la tipica porchetta, appositamente infornata la notte prima, fornelli pronti nelle macellerie per l’immancabile arrosto misto, che proprio a San Martino deve la sua notorietà.

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