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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 00:15

Taranto, da sede per corsi di laurea a incompiuta Il destino dell'ex Ospedale

di MARIA ROSARIA GIGANTE
TARANTO - Rimane lì, nel bel mezzo del centro umbertino, forse uno dei più bei manufatti di Taranto, l’ex Ospedale Vecchio, ex San Giovanni di Dio, oggi SS. Crocifisso, eterna incompiuta. I docenti universitari baresi di Medicina la rivendicano come sede “promessa” dei corsi di laurea delle Professioni sanitarie. Contenzioso tra Asl e impresa appaltatrice fa slittare il completamento dell’opera
Taranto, da sede per corsi di laurea a incompiuta Il destino dell'ex Ospedale
MARIA ROSARIA GIGANTE
TARANTO - Rimane lì, nel bel mezzo del centro umbertino, forse uno dei più bei manufatti di Taranto, l’ex Ospedale Vecchio, ex San Giovanni di Dio, oggi SS. Crocifisso, eterna incompiuta. I docenti universitari baresi di Medicina la rivendicano come sede “promessa” dei corsi di laurea delle Professioni sanitarie e l’impedimento ad ottenerla diventa anche una delle rivendicazioni maggiori e motivo ostativo alla conferma ed al decollo dei corsi di laurea in ambito sanitario a Taranto.

La storia dei finanziamenti comincia con la legge 448/98, ma di fatto la programmazione con le deliberazioni regionali del piano Sisapu (Sistema ingrato sanitario pugliese) parte nel 2003, articolato nel progetto Sisata (riqualificazione dell’assistenza sanitaria a Taranto). Poi si accavallano altre programmazioni, si sottraggono fondi, se ne aggiungono altri, i percorsi diventano contorti. Si inserisce il Comune di Taranto che partecipa, dovendo cofinanziare, per la riqualificazione urbana con la realizzazione di una serie di opere di urbanizzazione, prevalentemente il rifacimento di marciapiedi. I lavori per il padiglione SS. Crocifisso partono, all’interno del Piano Sisata, con un primo lotto (un finanziamento di ? 1.800.000), di fatto per la realizzazione di un centro eventi. Nel 2007, i lavori sono aggiudicati all’impresa So.Co.Ma. srl di Massafra (lavori consegnati a dicembre 2008), per un importo di circa 1.300.000 euro al netto del ribasso d’asta. I lavori eseguiti, al netto del ribasso d’asta (82%), sono attualmente pari a 1.070.000 euro.

La storia del II lotto ha inizio il 23 dicembre 2009: nell’ambito dei finanziamenti del Fesr 2007-2013, l’Asl Ta è beneficiaria di un finanziamento complessivo di 23.850.000 euro. E’ l’ombrello sotto il quale ricade il “Completamento, riattamento e riqualificazione strutturale del Padiglione SS. Crocifisso (secondo stralcio). I lavori vengono aggiudicati con un ribasso su base d’asta del 50% alla stessa ditta del primo lotto (Ati So.Co.Ma) a marzo del 2011, il contratto d’appalto stipulato il luglio successivo, consegna lavori a settembre. L’importo dei lavori, al netto del ribasso, è di 702.487 euro, l’importo dei lavori eseguiti è 536.122 euro, cioè il 75 %.

Ma se negli anni ad aver rallentato ogni cosa sono stati gli interventi dovuti delle Soprintendenze dei Beni architettonici ed Archeologica (anche a vantaggio della stessa struttura dove sono stati fatti demolire alcuni manufatti per restituire alla sua originaria bellezza il chiostro interno), ora ad aver bloccato ogni cosa impedendo anche l’accesso all’interno del cantiere alla direzione dei lavori dell’Asl è la ditta appaltatrice dei lavori. Prima dell’estate, come previsto dal Codice degli appalti, il Rup (responsabile unico del procedimento), l’ing. Paolo Moschettini, direttore lavori e responsabile dell’Area gestione tecnica dell’Asl, diffida l’impresa e riprendere i lavori ed avvia il procedimento convocando le parti per la rendicontazione dei vari passaggi eseguiti. Si stende un primo verbale, ma ad agosto l’impresa fa una diffida extragiudiziale e chiede l’annullamento del verbale.

Per lo scorso 20 ottobre, il Rup fa un’ultima convocazione, ma il tentativo non sortisce alcun effetto. Il tutto è ora in mano all’Ufficio legale della stessa Asl che, verificando gli “inadempimenti” (il divieto di accesso al cantiere, lo stop dei lavori), starebbe valutando l’ipotesi di rescissione del contratto. Col rischio che la storia si allungherebbe ulteriormente. Eppure, secondo i tecnici, definitivamente superati i vincoli posti dalle Soprintendenze, se oggi si ripartisse con i lavori (giunti al 90% circa per il primo lotto ed un 60% per il secondo), nell’arco di tre-quattro mesi, al netto del rifacimento della facciata esterna, la struttura potrebbe essere fruibile. Ma, forse, son solo sogni.

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