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Sabato 23 Settembre 2017 | 07:38

Ilva, sul prestito ponte l’Ue chiede chiarimenti

di MIMMO MAZZA
TARANTO - Il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi è stato a Bruxelles per verificare con la Commissione europea la possibilità di coinvolgere il fondo strategico della Cassa depositi e prestiti nel progetto di rilancio del siderurgico di Taranto. A Bruxelles avrebbero chiesto lumi al governo Renzi sul prestito ponte da 125 milioni concesso all’Ilva nelle settimane scorse. Al ministero dell’Ambiente si è conclusa positivamente la conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione ai lavori di copertura dei parchi primari. Ieri l’ennesima puntata dello scontro giudiziario che vede l’Ilva al centro di procedimenti penali e civili
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Ilva, sul prestito ponte l’Ue chiede chiarimenti
di Mimmo Mazza

TARANTO - Emilio Riva è morto lo scorso 30 aprile e dunque la causa civile intentata dal Comune di Taranto per chiedere 3,3 miliardi di euro di risarcimento per i danni provocati dall’attività dell’acciaieria più grande d’Europa perde uno dei convenuti eccellenti. In giudizio restano Ilva spa, Riva Fire spa e l’ex direttore dello stabilimento siderurgico Luigi Capogrosso ma ieri mattina il giudice Antonio Pensato, accogliendo la sollecitazione degli avvocati del Comune Massimo Moretti e Giuseppe Dimito, ha disposto la citazione per la prossima udienza, in programma il 10 febbraio del 2015, dell’avvocato Omar Salmoiraghi, designato dal tribunale di Varese quale curatore dell’eredità giacente di Emilio Riva.

Nessuno tra mogli, figli e nipoti ha accettato il lascito del patron dell’Ilva, prevedibilmente temendo possibili azioni risarcitorie, e dunque si è proceduto alla nomina di un curatore pur se guardando l’atto sottoscritto dal tribunale di Varese, mettendo insieme tutte le rinunzie all’eredità, è emerso che manca l’atto (di rinuncia o eventuale accettazione) di Fabio Riva, il figlio di Emilio fuggito a Londra nel novembre del 2012 per sottrarsi all’estero e tutt’ora al centro di una complessa procedura di estradizione avviata dalle Procura di Taranto e Milano.

Nell’eredità giacente, affidata all’avvocato Omar Salmoiraghi, rientra teoricamente il miliardo e 200 milioni di euro sequestrato dal tribunale di Milano in solido ai fratelli Emilio e Adriano Riva in un procedimento per frode fiscale e, con decreto del gip Fabrizio D’Arcangelo, trasferito, sotto forma di sottoscrizione di aumento di capitale sociale, all’Ilva. Quando la procedura di trasferimento sarà completata, e non sarà una procedura semplice essendo i soldi depositati in alcuni trust aperti in paradisi fiscali, saranno emesse nuove azioni intestate al fondo unico di giustizia-Equitalia ma pare evidente che le attenzioni dei legali del Comune di Taranto saranno attirate anche da quel miliardo e 200 milioni di euro, vista l’entità delle cifre in palio e la riconducibilità di quel «tesoro» a Emilio Riva, uno dei convenuti principali della causa risarcitoria avviata dall’ente.

L’ennesima puntata dello scontro giudiziario che vede l’Ilva al centro di procedimenti penali e civili giunge nel giorno in cui al ministero dell’Ambiente si è conclusa positivamente la conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione ai lavori di copertura dei parchi primari, una delle principali opere previste dall’Autorizzazione integrata ambientale firmata il 26 ottobre del 2012 dall’allora ministro Corrado Clini. I lavori per la copertura dei parchi primari dovevano iniziare, secondo quanto prescritto dall’Aia, nell’aprile del 2013, il 4 novembre del 2014 invece si è giunti all’autorizzazione. Ieri il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi è stato a Bruxelles per verificare con la Commissione europea la possibilità di coinvolgere il fondo strategico della Cassa depositi e prestiti nel progetto di rilancio del siderurgico di Taranto. A Bruxelles non vedrebbero di buon occhio l’ingresso, sia pure tramite la Cdp, dello Stato e anzi avrebbero chiesto lumi al governo Renzi sul prestito ponte da 125 milioni concesso all’Ilva nelle settimane scorse, addirittura paventando che già quelle somme possano essere considerate alla stregua di un aiuto di Stato. Il premier, infine, potrebbe incontrare i lavoratori dell’Ilva sabato prossimo.

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