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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 13:49

Ilva ancora inquinante Gnudi va da Galletti Peacelink: confermate nostre segnalazioni

di MIMMO MAZZA
TARANTO - La relazione inviata alla Procura dal giudice Patrizia Todisco sull’inquinamento ancora causato dall’Ilva sarà al centro dell’incontro in programma martedì tra il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il commissario straordinario del siderurgico Piero Gnudi.I contenuti delle venti pagine firmate dal magistrato, come rivelato ieri dalla Gazzetta, d’altronde meritano un esame urgente, alla luce delle possibile conseguenze sia in ordine al proseguimento della produzione - permessa dal primo decreto salva Ilva ma subordinata dalla Consulta al rispetto dell’Autorizzazione integrata ambientale - che per quel che riguarda le responsabilità penali in capo a chi conduce il siderurgico.
Il siderurgico lasciato nelle mani dei giudici - di Mimmo Mazza
Ilva ancora inquinante Gnudi va da Galletti Peacelink: confermate nostre segnalazioni
di MIMMO MAZZA

TARANTO - La relazione inviata alla Procura dal giudice Patrizia Todisco sull’inquinamento ancora causato dall’Ilva sarà al centro dell’incontro in programma martedì tra il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il commissario straordinario del siderurgico Piero Gnudi.

I contenuti delle venti pagine firmate dal magistrato, come rivelato ieri dalla Gazzetta, d’altronde meritano un esame urgente, alla luce delle possibile conseguenze sia in ordine al proseguimento della produzione - permessa dal primo decreto salva Ilva ma subordinata dalla Consulta al rispetto dell’Autorizzazione integrata ambientale - che per quel che riguarda le responsabilità penali in capo a chi conduce il siderurgico. Il disastro ambientale, con tutti i gravi reati correlati, la Procura lo ha sinora contestato alla famiglia Riva e a chi aveva ruoli di responsabilità nello stabilimento sino al settembre del 2013. Da allora la fabbrica ha però continuato a produrre e, come certificato ora dai custodi giudiziari, anche proseguito a inquinare, pur essendo stata commissariata dal Governo e dunque venendo guidata da funzionari pubblici (prima Bondi-Ronchi, dal giugno scorso Gnudi-Carruba) che certo non godono di alcuna forma di immunità.

Il commissario Gnudi due settimane fa dichiarò che l’azienda aveva ottemperato al 75% delle prescrizioni previste dall’Aia e dal piano ambientale, dato ora smentito dai custodi giudiziari secondo i quali gli interventi maggiormente significativi necessari per l’interruzione dell’attività criminosa non risultano attuati - basti pensare alla copertura dei parchi minerali per i quali manca ancora la concessione edilizia malgrado l’Aia prevedesse l’avvio dei lavori nell’aprile 2013 - ma addirittura ulteriormente rinviati mentre gli aspetti connessi alla gestione delle acque e dei rifiuti sono tutt’ora privi di Autorizzazione integrata ambientale.

L’amara verità è che l’Ilva non ha i soldi per fare i lavori previsti da Aia e piano ambientale - il cui valore minimo è stimato in 2 miliardi di euro - e anzi deve ricorrere al prestito delle banche per poter pagare stipendi e fornitori. Il miglioramento delle emissioni è dovuto unicamente al dimezzamento della produzione, fermo restando che manca tutt’ora un sistema di monitoraggio in continuo e dunque i dati che certificano il miglioramento della situazione ambientale vanno comunque presi con beneficio d’inventario.

Gnudi vedrà il ministro Galletti per chiedere i soldi necessari per fare i lavori di ambientalizzazione dello stabilimento visto che il gip Fabrizio D’Arcangelo non ha ancora deciso sullo sblocco del miliardo e 200 milioni di euro sequestrato alla famiglia Riva in una inchiesta della Procura di Milano per frode fiscale e che l’ultima legge salva Ilva dispone possa essere trasferito alla gestione commissariale. Ma come lo Stato possa intervenire in una azienda privata (e che al più tardi nel giugno del 2016, a norme invariate, tornerà alla famiglia Riva), resta un nodo difficile da sciogliere.

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