Cerca

Sabato 23 Settembre 2017 | 06:02

Mottola, 47mila euro per un fantomatico posto da «borselliere»

di MIMMO MAZZA
MOTTOLA - Il posto promesso diceva tutto, e niente. Tutto perché andare a lavorare alla Provincia con la qualifica di «borselliere» magari nella mente di chi se l’era sentito proporre significava avere finalmente un impiego pubblico a tempo indeterminato, svolgendo una funzione che filologicamente richiamava quella dei portaborse del Parlamento, vicino ai politici e ai potenti. Diceva anche niente perché «borselliere» niente vuol dire
Mottola, 47mila euro per un fantomatico posto da «borselliere»
di MIMMO MAZZA

MOTTOLA - Il posto promesso diceva tutto, e niente. Tutto perché andare a lavorare alla Provincia con la qualifica di «borselliere» magari nella mente di chi se l’era sentito proporre significava avere finalmente un impiego pubblico a tempo indeterminato, svolgendo una funzione che filologicamente richiamava quella dei portaborse del Parlamento, vicino ai politici e ai potenti. Diceva anche niente perché «borselliere» niente vuol dire e in nessuna pianta organica di enti pubblici si trova.

Fatto sta che la vittima della truffa aggravata e del millantato credito - i due reati contestati all’imputato, un 31enne già noto alle forze dell’ordine - è stato sottoposto per quasi due anni ad una attività truffaldina che gli è costata, almeno stando a quanto denunciato, ben 47mila euro. Un sacco di soldi, versati a quello che si presentava come dipendente della Provincia ma in realtà non lo era mai stato, per avere in cambio promesse, svolgere fantomatici corsi di formazione, andare addirittura una sera a fare da guardia all’isola ecologica di Montemesola.

La storia ha come epicentro Mottola, dove vivono i due protagonisti della vicenda giudiziaria sfociata, su impulso del procuratore aggiunto Pietro Argentino, all’attenzione del giudice monocratico Paola Morelli dinanzi al quale pende il processo. Carnefice e vittima si conoscono nel 2006 ma iniziano a parlare di lavoro, e dunque anche di soldi, due anni dopo. L’imputato dice al suo «amico», in cerca di lavoro tanto da aver svolto anche un corso a pagamento a Bari, di essere capo turno alla Provincia e dunque di essere in grado di offrirgli un impiego. All’inizio gli propone di svolgere la mansione di «affiancatore al capo turno». Dopo qualche settimana, il finto impiegato dell’ente dice al disoccupato che quest’ultimo aveva vinto il concorso per la posizione di «borselliere» e che per poter però svolgere tale mansione aveva bisogno dell’attestato da «borselliere» e di alcuni oggetti di vestiario, tra i quali - addirittura - un giubbotto antiproiettile, il tutto per la modica cifra di 250 euro.

Si tratta della prima di una lunga serie di truffe, e di esborsi di denaro per la vittima, che passano, ad esempio, per un corso svoltosi nel garage dell’imputato e costato al disoccupato - ovviamente unico partecipante - 3650 euro, per un altro corso di «pratica borselliere» per 6500 euro, un corso per «sottocapo borselliere» per altri 6500 euro, e tanto altro ancora fino a giungere alla considerevole somma di 47mila euro. Alla fine di novembre del 2009, il disoccupato stanco delle promesse e svenato dalle continue richieste di denaro, rompe gli indugi e si presenta in Provincia dove scopre che per lui non c’era nessun posto di lavoro e che il suo «amico» non era dipendente dell’ente. Scatta così la denuncia ai carabinieri e la citazione in giudizio per il presunto autore della truffa e del millantato credito che il prossimo 28 novembre, assistito dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone, comparirà dinanzi al giudice Morelli per essere esaminato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione