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L'Ilva verso la procedura di amministrazione straordinaria

di MIMMO MAZZA
TARANTO - Ci potrebbe essere la procedura di amministrazione straordinaria, con una «legge Marzano» adattata alle esigenze tramite un decreto ad hoc del governo Renzi, nel futuro prossimo dell’Ilva. Ci stanno lavorando, stando a quanto risulta alla Gazzetta, alcuni consulenti della struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, in stretto contatto con i ministri Guidi (Sviluppo economico) e Galletti
Ue, prosegue procedura d'infrazione
LA CRONACA DI IERI
L'Ilva verso la procedura di amministrazione straordinaria
di Mimmo Mazza

TARANTO - Ci potrebbe essere la procedura di amministrazione straordinaria, con una legge Marzano adattata alle esigenze tramite un decreto ad hoc del governo Renzi, nel futuro prossimo dell’Ilva.Ci stanno lavorando, stando a quanto risulta alla «Gazzetta», alcuni consulenti della struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, in stretto contatto con i ministri Guidi (Sviluppo economico) e Galletti (Ambiente) dopo che ieri mattina dal gip del tribunale di Milano Fabrizio D’Arcangelo, titolare dell’inchiesta per frode fiscale a carico, tra gli altri, dei fratelli Emilio (morto) e Adriano Riva, non è arrivato il via libera allo svincolo del miliardo e 800 milioni di euro sequestrati nell’ambito dell’indagine.

Quei soldi erano (sono?) gli unici utilizzabili per compiere i lavori di messa norma degli impianti, sequestrati il 26 luglio del 2012 in quanto ritenuti fonte di malattia e morte. Invece il gip Fabrizio D’Arcangelo, dopo aver incassato il «no» secco dello studio legale Bana, che assiste Adriano Riva (Emilio Riva invece è morto il 30 aprile scorso e i suoi familiari hanno rinunciato all’eredità) non ha potuto far altro che riservarsi la decisione sull’istanza presentata dallo studio legale dell’ex ministro Paola Severino per conto della struttura commissariale Ilva.

Salvo sorprese, il giudice D’Arcangelo depositerà una ordinanza sul punto non prima di un paio di settimane, accogliendo probabilmente la richiesta di sollevare questione di costituzionalità proposta dallo studio Bana sul decreto «Ilva-Terra dei fuochi» che permette l’utilizzo delle somme sequestrate in altro procedimento ai fini del risanamento ambientale del siderurgico di Taranto. Lo studio Bana ha poi anche rimarcato il contrasto tra tale decreto e il principio comunitario del giusto processo, sottolineando come Adriano Riva sia solo indagato nel procedimento penale di Milano e dunque un eventuale esproprio delle somme a lui confiscate, avverrebbe in chiara violazione non solo e non soltanto del principio di non colpevolezza sancito dalla Costituzione italiana, ma anche della consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Rilievi sui quali la Procura di Milano, rappresentata dai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici non ha mosso contestazioni, sottolineando, anzi, la situazione di grave insolvenza in cui si trova l’Ilva e la necessità di ricevere solide garanzie, in caso di sblocco dei soldi sequestrati, sulla continuità aziendale della stessa Ilva perché quelle somme potrebbere essere destinate solo e soltanto al risanamento ambientale e non a far fronte ad altre incombenze, a partire dal pagamento degli stipendi.

In camera di consiglio, insomma, la situazione finanziaria dell’Ilva è stata apparecchiata in tutta la sua drammaticità, tanto da far affiorare la possibilità di ricorrere all’amministrazione straordinaria, uno strumento riservato alle grandissime imprese insolventi e introdotta nel nostro ordinamento a seguito del crack della Parmalat. L’idea che sta alla base della procedura è che qualora l'impresa sia grandissima, per tale intendendosi un'impresa dotata di almeno 500 dipendenti e gravata da almeno 300 milioni di euro di debiti (parametri che l’Ilva rispetta ampiamente) se ne debba tentare la ristrutturazione economico-finanziaria in ogni caso (e quindi senza verificare l'esistenza di concrete prospettive di recupero, come accade per le imprese semplicemente grandi).

La procedura ha natura amministrativa e non giudiziaria. Essa viene infatti aperta da un provvedimento governativo ed è affidata a un commissario straordinario di nomina ministeriale, che è dotato di amplissimi poteri di gestione. Nel caso dell’Ilva, un commissario già c’è, quello che servono sono le procedure e i soldi per garantire il mantenimento degli impegni con operai, fornitori e leggi dello Stato, in vista del traghettamento della società a nuovi azionisti. Ecco perché, visti i precedenti e data la complessità della situazione, probabilmente - senza i soldi sequestrati a Milano - servirà un nuovo decreto per scongiurare una crisi finanziaria dagli esiti imprevedibili e soprattutto nefaste procedure concorsuali.

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