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Collusioni mafia e politica al setaccio atti e delibere centro sportivo di Taranto Verbali/I dirigenti comunali: avevano paura a mandarli via

di MIMMO MAZZA
TARANTO - Il seguito delle indagini dopo il blitz antimafia di alcuni giorni fa. Inaugurato nel 2003 il centro sportivo Magna Grecia gestito prima dall'imprenditore Parnasso e poi dall'ex assessore e consiglieri comunale, Pomes (finito in manette) ha accumulato crediti nei confronti del Comune per oltre 900mila euro. I canoni da nove anni non vengono pagati
Collusioni mafia e politica al setaccio atti e delibere centro sportivo di Taranto Verbali/I dirigenti comunali: avevano paura a mandarli via
MIMMO MAZZA

TARANTO - Da Armando Parnasso a Fabrizio Pomes. Senza versare il dovuto al Comune e con atti di proroga dell’affidamento di dubbia legittimità.

Nelle migliaia di pagine allegate all’ordinanza di custodia cautelare «Alias» firmata dal gip Alcide Maritati e richiesta dal pm Alessio Coccioli della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, uno spazio rilevante è riservato alla gestione del centro sportivo Magna Grecia di proprietà del Comune di Taranto, stante l’arresto - con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa - di Fabrizio Pomes, amministratore unico della cooperativa «Corda Frates».

Taglio del nastro, calici al cielo, politici col vestito buono: la struttura sportiva comunale realizzata in via Trentino Alto Adige, fu affidata dalla Giunta comunale guidata da Rossana Di Bello nel 2003 all’associazione temporanea di imprese guidata dalla cooperativa Europa, uno dei sodalizi rientranti nell’orbita dell’imprenditore Armando Parnasso che, però, dal 2005 non versò più i canoni previsti dal contratto all’ente civico.

La coop Europa fu dichiarata fallito il 28 maggio del 2005 ma soltanto nel dicembre del 2007, quando era già iniziata la prima legislatura di Stefàno come primo cittadino, venne rideterminata Ia costituzione dell’associazione temporanea di imprese aggiudicataria della gestione della struttura, con la società cooperativa Corda Frates, di cui è amministratore unico Fabrizio Pomes, che sostituì la cooperativa Europa.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno acquisito tutta la documentazione riguardante la gestione della struttura, atti e delibere passati ai raggi x per verificare il comportamento dell’ente pubblico. Nell’informativa finale consegnata al sostituto procuratore Alessio Coccioli, gli agenti della Squadra Mobile richiamano la delibera del 4 agosto 2011 della Giunta Comunale guidata dal sindaco Ezio Stefàno, rilevando che l’associazione temporanea di impresa «proseguiva a detenere senza alcun titolo legittimante il Centro Sportivo Magna Grecia, portando avanti di fatto ed a fini di lucro Ia gestione della struttura cornunale (al cui interno vengono peraltro sovente organizzati anche eventi di natura politica)».

Dagli accertamenti è emerso che l’Associazione Delfini Azzurri onlus e l’associazione calcio club Dellisanti risultano debitori di 546mila euro nei confronti del Comune a cui vanno aggiunti i 272mila euro di debito accumulato dall’Ati Corda Frates-Delfini Azzurri-Club Dellisanti. Oltre 900mila euro, insomma, di canoni non pagati a favore del Comune che con la delibera dell’agosto 2011 decise di avviare il procedimento per il rilascio e restituzione all'ente proprietario del Centro Sportivo Magna Grecia con contestuale indicazione di procedere ai necessari adempimenti per l’indizione della gara per l'affidamento in gestione dello stesso centro. La polizia rileva che il 28 maggio 2012, a quasi un anno di distanza dalla delibera di Giunta, venne emanata una determina dalla direzione Patrimonio del Comune di Taranto appunto attinente l’indizione di una procedura aperta per l'affidamento in concessione della gestione del Centro Sportivo Magna Grecia. Una procedura a cui le società facenti parte dell’Ati che si occupava della gestione della struttura, non avrebbero potuto partecipare per via del contenzioso esistente col Comune. Procedura che peralto, come annotano gli inquirenti, di fatto non fu indetta. Emblematica è la determina del 26 marzo 2013 con la quale la direzione Patrimonio del Comune di Taranto, in considerazione delle lungaggini amministrative connesse all’espletamento della gara ad evidenza pubblica, prendeva atto che l’Ati guidata dalla Corda Frates ad un anno dall’ordine di rilascio del Magna Grecia (l’atto è del 27 febbraio 2012), si rendeva disponibile a liberare la struttura il 26 marzo 2013. Quel giorno, fu sottoscritto un impianto di affidamento temporaneo del centro sportivo all’associazione sportiva «Magna Grecia» che aveva dato la propria disponibilità alla gestione sino al termine dei campionati dilettantistici e comunque sino all'affidamento della struttura al nuovo aggiudicatario. Tutto regolare? Macchè. Presidente dell’associazione sportiva Magna Grecia è infatti Rosa Ciotola, moglie di Angelo Di Carlo, nipote del boss Orlando D’Oronzo. «Singolare - annotano gli inquirenti - Ia composizione dell'Associazione Sportiva rappresentata dalla Ciotola, costituita in data 14.02.2013, tra Angelo Di Carlo, Raffaele Brunetti, Anna Pia Albano (moglie di Brunetti). Circostanza che non lascia alcun dubbio circa il perdurare della completa e diretta riconducibilitità del centro sportivo a Orlando D’Oronzo».

Lunedì scorso gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato assieme al boss Orlando D’Oronzo, anche Raffaele Brunetti e Angelo Di Carlo mentre Rosa Ciotola e Anna Pia Albano risultano indagate a piede libero.

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