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Cassazione: processo Ilva resta a Taranto Renzi ai sindacati: salvezza in tre «T»

TARANTO -  Il processo all’Ilva resterà a Taranto e non sarà 'trasferitò a Potenza: lo ha deciso la Cassazione. A presentare la richiesta di rimessione ad altra sede, per legittimo sospetto, erano stati i difensori di alcuni dei 52 imputati per disastro ambientale. "Immaginiamo, ma non è un progetto per domani, che una scuola che si organizza con molta più autonomia, con più insegnanti a disposizione, che può costruire il proprio progetto didattico non solo nelle ore destinate all’insegnamento dell’italiano, della matematica o delle lingue ma anche con altre attività, possa anche diventare una scuola che infrange il tabù della chiusura estiva, per lo meno per questi lunghi periodi. Pensiamo a questa cosa, anche se non è un progetto di questo momento".
Cassazione: processo Ilva resta a Taranto Renzi ai sindacati: salvezza in tre «T»
TARANTO - Il processo per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva resta a Taranto. Lo ha deciso la I sezione penale della Corte di Cassazione, respingendo la richiesta di trasferire per 'legittimo sospettò il processo a Potenza, avanzata dai legali delle società Riva Fire e Ilva spa e di 13 dei 52 imputati (49 persone fisiche e tre società). Il processo riprenderà il 16 ottobre prossimo in sede di udienza preliminare dinanzi al gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, che lo aveva sospeso il 19 giugno scorso proprio in attesa che la Suprema Corte si esprimesse sull'istanza di rimessione del processo depositata da una parte del collegio difensivo.

In mattinata, nell’udienza svoltasi a porte chiuse, anche il sostituto procuratore generale della Cassazione, Enrico Delehaye, aveva chiesto ai giudici della I sezione penale della Suprema Corte di respingere la richiesta di trasferire da Taranto a Potenza il processo Ilva. I legali di Riva Fire, Ilva spa e di 13 imputati (tra i quali gli avvocati Franco Coppi, Francesco Mucciarelli, Adriano Raffaelli, Nerio Diodà, Stefano Goldstein e Marco De Luca) avevano depositato l’istanza il 5 giugno scorso. In poco meno di 200 pagine, i legali avevano cercato di far perno sull'articolo 45 del codice di procedura penale.

Ovvero, come recita l’articolo, "la sicurezza o l'incolumità pubblica", o ancora "la libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo sono pregiudicate da gravi situazioni locali" che possono turbare lo svolgimento del processo stesso e non sono neppure eliminabili.

In sostanza, secondo i difensori degli imputati, a Taranto non ci sarebbe la serenità necessaria per portare avanti un processo equilibrato. Il trasferimento di tutti gli incartamenti (più di 100 faldoni) dell’inchiesta al tribunale di Potenza avrebbe significato, per una questione di tempi, la 'mortè dello stesso processo.

Archiviata la decisione della Cassazione, il gup Gilli, a partire dal 16 ottobre prossimo, potrà incardinare l’udienza preliminare, che terrà banco per mesi. Alla sbarra compaiono non solo i vertici Ilva, accusati di aver creato un’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale della città, ma anche politici, amministratori, funzionari regionali e del ministero dell’Ambiente: dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, all’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, al sindaco della città, Ippazio Stefano, per arrivare ad avvocati (c'è anche un legale Ilva), un poliziotto, un carabiniere e un sacerdote.

Nell’inchiesta ci sono i fascicoli di due incidenti sul lavoro mortali, per i quali un gruppo di dirigenti Ilva è accusato di omicidio colposo e omissione di cautele sui luoghi di lavoro. Sono invece 286 le parti offese individuate dalla Procura della Repubblica di Taranto, guidata da Franco Sebastio, al quale sono affiancati in questa inchiesta il procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e quattro sostituti procuratori.

Udienza preliminare che compirà il suo corso mentre in stabilimento si cerca faticosamente di adeguare, nonostante le difficoltà finanziarie, gli impianti all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), e il commissario dell’Ilva, Piero Gnudi, sta sondando il terreno con il governo per trovare acquirenti del colosso tarantino dell’acciaio, a cominciare dal gruppo indiano Arcelor Mittal.

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