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Star al Museo di Taranto Arriva copia della Persefone

di MARCELLO COMETTI
TARANTO - Sarà la statua della Persefone la «star» del nuovo e definitivo allestimento del Museo di Taranto, il MarTa. Non l’originale, ovviamente, ma la sua copia fedele, realizzata usandola tecnica sofisticata del laser scanner. I tecnici tedeschi dell’Altes Museum (il manufatto magnogreco si trova a Berlino, al Pergamon, dal dopoguerra), avevano avviato nel mese di settembre le complesse procedure tecniche per la scansione tridimensionale della statua. I dati sono stati successivamente trasmessi al Museo di Taranto, che si sta occupando di far realizzare la copia
Star al Museo di Taranto Arriva copia della Persefone
di MARCELLO COMETTI

TARANTO - Sarà la statua della Persefone la «star» del nuovo e definitivo allestimento del Museo di Taranto, il MarTa. Non l’originale, ovviamente, ma la sua copia fedele, realizzata usandola tecnica sofisticata del laser scanner. I tecnici tedeschi dell’Altes Museum (il manufatto magnogreco si trova a Berlino, al Pergamon, dal dopoguerra), avevano avviato nel mese di settembre le complesse procedure tecniche per la scansione tridimensionale della statua. I dati sono stati successivamente trasmessi al Museo di Taranto, che si sta occupando di far realizzare la copia dell’opera d’arte conosciuta anche come «Dea di Taranto» o «Dea in trono».

La Persefone-bis verrà realizzata utilizzando una resina ad alta densità, capace in tutto e per tutto di restituire l’impressione del marmo dell’opera originaria. La fedele ricostruzione di u n’opera marmorea utilizzando la tecnica dello scanner a laser, del resto, non è nuova per il Museo di Taranto. Alcuni anni orsono venne utilizzata per la riproduzione dell’ipogeo delle Cariatidi di Vaste (presso Poggiardo). A Lecce, nel Museo provinciale «Sigismondo Castromediano», sono esposti una Cariatide e un bassorilievo; le altre tre Cariatidi con il secondo bassorilievo si trovano nel Museo nazionale archeologico di Taranto e sono inserite - con le riproduzioni delle sculture custodite a Lecce - nel percorso espositivo inaugurato nel 2007. Scannerizzata l’opera in 3D, la ricostruzione tridimensionale e la rappresentazione virtuale dell'intero Ipogeo delle Cariatidi sono state realizzate dal coordinamento Siba (il Sistema informatico bibliotecario dell’Università del Salento), in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario Caspur di Roma.

La notizia della scannerizzazione della Persefone era stata fornita alcune settimane orsono dal sito dell’Altes Museum, a corredo di un servizio fotografico realizzato da Ines Bialas. Come si poteva leggere sul sito del Museo, «l’8 settembre la dea di Taranto è stata scansionato nell’Altes Museum. I dati elaborati verranno poi trasferiti al Museo archeologico Nazionale di Taranto, che ha ricevuto il permesso di fare su questa base, una singola copia della scultura». L’operazione-Persefone sarà pienamente conclusa per la prima settimana di aprile del 2015, quando, in occasione della Settimana Santa, anche il secondo piano del Museo archeologico di Taranto diventerà fruibile ai visitatori riportando finalmente la struttura Museale ai fasti antichi, sia pure con un allestimento modernissimo e multimediale.

Su tutto l’iter - da Persefone all’intero nuovo allestimento - sono alacremente al lavoro gli addetti del MarTa con la direttrice Antonietta Dell’Aglio, e le dirigenti D’Amicis, Trombetta, Masiello, Zingariello, la direzione della Soprintendenza Archeologica (Luigi La Rocca) e il direttore dei lavori del Museo, Augusto Ressa. Come è possibile leggere sul sito del MarTa, «il visitatore troverà nel nuovo percorso molti reperti mai esposti prima, e altri notissimi ma sottoposti per l’oc - casione a nuovi restauri o presentati con proposte spettacolari ma rigorose di ricostruzione; ritroverà la straordinaria collezione degli Ori, che da sola spingeva i turisti a visitare il Museo, riproposta in allestimenti volti non solo ad enfatizzare la suggestione del metallo prezioso ma anche a far comprendere in quali ambiti, cronologici, rituali ed economici, si faceva uso di oggetti così particolari. Nel nuovo allestimento, pertanto, le diverse tipologie di oggetti si ritrovano tutte, ma intercalate a disegnare i vari aspetti della cultura e le successive fasi della storia di Taranto; con uso anche delle moderne tecnologie multimediali, ma senza per ciò far perdere il contatto con le caratteristiche reali dell’antico».

E’ ovvio che la Persefone, insieme agli Ori magnogreci, potrà divenire il vero e proprio emblema della «rinascita » del Museo. La statua della Dea (tutta in marmo di Paros, alta un metro e 51 centimetri, realizzata nel 460 a.C.) è opera legata ai misteriosi Riti Eleusini, ed è di un inestimabile valore artistico oltre che storico. Secondo l’ipotesi più accreditata, la scultura fu trovata a Taranto durante uno scavo (1912) fu portata prima a Eboli, e successivamente, a seguito di un imbarco notturno, raggiunse clandestinamente la Francia. Poi, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, fu posta in vendita a mezzo asta pubblica sul mercato clandestino in Svizzera: il più cospicuo sottoscrittore fu l’Imperatore di Germania, Kaiser Guglielmo II, con una cifra elevatissima. La storia dei tentativi di riottenere la Persefone è molto lunga, frastagliata e costellata di insuccessi. Anni addietro, all’atto dell’inaugurazione del ristrutturato Museo Archeologico, l’allora ministro Francesco Rutelli dette per certa l’operazione-prestito con la Germania, addirittura, si ebbe notizia dell’interessamento della Regione Puglia e in particolare dell’assessore al Turismo, Massimo Ostillio, il quale mise a punto un accordo preliminare fra i ministeri ai Beni culturali e agli Affari esteri di Germania e Italia per riportare a Taranto, in prestito per tre mesi, l’importante reperto. Ma di quell’accordo si persero poi completamente le tracce.

Lunga ed annosa è anche la polemica con Locri, che rivendica a sè l’origine e la fattura della statua. Lo stesso museo tedesco, del resto, specifica nei testi a corredo della «Dea in trono» che la provenienza potrebbe anche essere quella di Locri, pur ammettendo che sin dal dopoguerra la statua era conosciuta come «Dea di Taranto» (Gottin von Tarent). Nel 2001 l’archeologa tedesca Madeleine Mertens-Horn scriveva sulla rivista «Magna Graecia» che «questa grande scultura, molto ben conservata, grazie al fatto di essere stata seppellita e protetta in un vano sotterraneo già nell’antichità, è senz’altro l’opera più spettacolare dell’ar te tarantina, e tra le più importanti della Magna Grecia. Unica è la sua apparenza formale ed iconografica, e unica è la sua originaria, probabile funzione come statua di culto».
In verità già nel 1931 l’archeologa napoletana Paola Zancani Montuoro, componente dell’Accademia dei Lincei e della British Academy, sosteneva che la Persefone fosse stata ritrovata all’interno di un pozzo collocate in Taranto, fra le vie Leonida, Principe Amedeo e Cesare Battisti. Il suo collega tedesco Ernst Langlotz, invece, ne collocava il ritrovamento al n.71 di via Duca degli Abruzzi. Un’altra archeologa tedesca, invece, Helga Herdejurgen, sosteneva la tesi che la statua fosse stata ritrovata a Locri, poi trafugata e trasportata clandestinamente a Taranto. La verità la conosce solo lei, la Dea in trono che col suo sorriso enigmatico affascina i suoi visitatori ormai da un secolo. E la promessa che si cela dietro il suo ineffabile sguardo lascia intendere che essa, come ogni donna-dea ammaliatrice che si rispetti, lascerà tutti col più atroce dei dubbi sino alla fine dei tempi.

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