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Medicina a Taranto gli studenti in rivolta Corso a rischio chiusura

di LUCA BARILE
BARI - Tutto l’Ateneo li ha sentiti arrivare, tra il suono dei fischietti, i cori e le trombe da stadio. Mattinata di protesta, ieri a Bari, per gli studenti dei corsi di laurea nelle professioni sanitarie che si tengono nella sede distaccata dell’Università, a Taranto. I ragazzi temono la paralisi, o peggio la chiusura del polo jonico, a causa della rinuncia a svolgere lezioni che hanno presentato i docenti. Professori e ricercatori, a loro volta, sono infatti in mobilitazione: reclamano il pagamento degli arretrati e degli adeguamenti stipendiali
Medicina a Taranto gli studenti in rivolta Corso a rischio chiusura
di Luca Barile

BARI - Tutto l’Ateneo li ha sentiti arrivare, tra il suono dei fischietti, i cori e le trombe da stadio. Mattinata di protesta, ieri a Bari, per gli studenti dei corsi di laurea nelle professioni sanitarie che si tengono nella sede distaccata dell’Università, a Taranto. I ragazzi temono la paralisi, o peggio la chiusura del polo jonico, a causa della rinuncia a svolgere lezioni che hanno presentato i docenti. Professori e ricercatori, a loro volta, sono infatti in mobilitazione: reclamano il pagamento degli arretrati e degli adeguamenti stipendiali, che spettano loro in quanto medici convenzionati con il Policlinico barese.

La contestazione dei ragazzi è iniziata intorno alle dieci. Sono arrivati scandendo slogan ed esibendo striscioni e sono stati ricevuti dal presidente della Scuola di Medicina, Paolo Livrea, che ha cercato di rassicurarli in un dibattito pacifico, ma nel quale sono emersi malumori non più contenibili.«Da anni denunciamo le problematiche che affliggono gli iscritti del polo jonico» spiega Michele Labianca, rappresentante degli studenti di Medicina ed esponente dell’associazione “Studenti perà”. Dopo la risoluzione della questione sede, sebbene sussistano problemi relativi al trasferimento dell’impianto di teledidattica, non è stato trovato rimedio alla carenza di personale docente universitario». Già in passato, infatti, i ragazzi che frequentano i corsi a Taranto (infermieristica, tecniche della riabilitazione e di prevenzione nei luoghi di lavoro ) hanno dovuto sopportare le molteplici interruzioni alla corrente elettrica, e quindi alle lezioni, dovute a continui furti di cavi di rame.

In seguito, sono stati spostati, per ordine del prefetto di Taranto, dalla vecchia sede in via Deledda, considerata a rischio per la vicinanza all’Ilva all’attuale sistemazione in corso de Gasperi, nel quartiere Paolo VI. L’ultimo atto, il problema dei docenti. «Da quattordici anni, a causa dell’incapacità dell’Ateneo e del Policlinico, attendiamo quello che ci spetta – ha spiegato Livrea – e nonostante ciò sto facendo di tutto per convincerli a fare lezione». Sullo sfondo, l’antico problema delle integrazioni stipendiali per gli universitari che svolgono anche assistenza sanitaria. Il lodo arbitrale dell’aprile 2012, salutato come la soluzione al contenzioso, non è stato applicato. Ma gli studenti non vogliono andarci di mezzo. «Ci opponiamo alla chiusura della sede – aggiunge Labianca - ribadendo la necessità di trovare una soluzione definitiva e non un temporaneo rimedio, consapevoli dell’importanza culturale e sociale di una facoltà medica sul territorio». Il rettore dell’Ateneo, Antonio Uricchio, da Roma dov’è intervenuto ad una conferenza dei rettori, fa sapere di essere «costantemente impegnatonell’individuazione delle soluzioni più idonee» e che, in ogni caso, «l’offerta formativa a Taranto sarà garantita».

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