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Ilva, Gnudi chiede di sbloccare 1,2 mld sequestrati ai Riva

MILANO – Piero Gnudi, il commissario straordinario dell’Ilva di Taranto ha chiesto alla magistratura milanese di 'sbloccarè e trasferire nelle casse del gruppo di Taranto il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati nel maggio del 2013 alla famiglia Riva nell’ambito dell’indagine dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici nella quale Adriano Riva e due commercialisti rispondono di truffa ai danni dello Stato e di trasferimento fittizio di beni. Per discutere l’istanza il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha convocato le parti in un’udienza fissata per il 17 ottobre
Ilva, Gnudi chiede di sbloccare 1,2 mld sequestrati ai Riva
MILANO, – Piero Gnudi, il commissario straordinario dell’Ilva di Taranto ha chiesto alla magistratura milanese di 'sbloccarè e trasferire nelle casse del gruppo di Taranto il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati nel maggio del 2013 alla famiglia Riva nell’ambito dell’indagine dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici nella quale Adriano Riva e due commercialisti rispondono di truffa ai danni dello Stato e di trasferimento fittizio di beni.

La richiesta, da quanto si è saputo, è stata presentata di recente da Gnudi in base alla nuova normativa che prevede l'utilizzo dei fondi sequestrati anche in procedimenti diversi da quello per reati ambientali per il risanamento degli impianti dello stabilimento tarantino.

Per discutere l’istanza il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha convocato le parti in un’udienza fissata per il 17 ottobre.  

Da quanto si è saputo, Gnudi, commissario straordinario dallo scorso giugno, ha dato seguito al cosiddetto decreto Ilva e ha chiesto di poter usare il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati ai fratelli Emilio (morto mesi fa) e Adriano Riva per il risanamento dell’azienda. E questo anche se i soldi e gli strumenti finanziari bloccati preventivamente nel maggio del 2013 dalla Guardia di Finanza fanno parte di un procedimento diverso da quello in cui sono stati ipotizzati i reati ambientali.

Infatti il denaro finito sotto sequestro riguarda l’indagine, ancora aperta, in cui si ipotizza che i soldi siano stati sottratti dalle casse dell’azienda, portati all’estero tramite otto trust gestiti da una fiduciaria (la Ubs Trustee) nel paradiso fiscale dell’isola di Jersey, dopo esser passati per il Lussemburgo. L’operazione, gestita dai due commercialisti, avrebbe consentito di nascondere i reali titolari delle disponibilità finanziarie, e permesso ai Riva di far rientrare in Italia il patrimonio usufruendo, nel 2009, dello scudo fiscale.

In merito all’istanza di Gnudi ora la parola passa al giudice D’Arcangelo.

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