Sabato 21 Luglio 2018 | 08:14

Ilva, tempi più stretti per la vendita

di FULVIO COLUCCI
TARANTO - Per il momento i sindacati non scelgono. Le voci di una ampia rosa di pretendenti all’acquisto dell’Ilva restano tali per chi è solo informato dai giornali dei passi di trattative vere o presunte. Lo dice con estrema chiarezza il segretario generale della Uil Luigi Angeletti: «Seguiamo con molta attenzione e con una certa apprensione la vicenda della vendita dell?Ilva. Ricordiamo però che la questione fondamentale non è trovare un acquirente qualsiasi, ma un imprenditore che garantisca il funzionamento dello stabilimento di Taranto
Almeno in cinque interessati all'acquisto
Ilva, tempi più stretti per la vendita
di Fulvio Colucci

TARANTO - Per il momento i sindacati non scelgono. Le voci di una ampia rosa di pretendenti all’acquisto dell’Ilva restano tali per chi è solo informato dai giornali dei passi di trattative vere o presunte. Lo dice con estrema chiarezza il segretario generale della Uil Luigi Angeletti: «Seguiamo con molta attenzione e con una certa apprensione la vicenda della vendita dell?Ilva. Ricordiamo però che la questione fondamentale non è trovare un acquirente qualsiasi, ma un imprenditore che garantisca il funzionamento dello stabilimento di Taranto. Occorre infatti - ha spiegato ieri Angeletti - che quel sito ritorni a produrre almeno dieci milioni di tonnellate d’acciaio, poiché questa è la quantità necessaria a garantire non solo la piena occupazione dell’insediamento pugliese, ma anche il futuro dell’insieme dell’industria italiana. Queste sono le condizioni da rispettare per giudicare positivamente l’evenbtuale esito della vicenda».

Tutte le opzioni sul campo e nessuna «simpatia» per gli indiani di Mittal piuttosto che per i concorrenti di Jindal. Guarda con favore all’ampio ventaglio di interessi il segretario generalòe provinciale della Fim Cisl Mimmo Panarelli: «Non c’è un problema di preferenze. A convincere deve essere il piano industriale e la volontà di applicare il decreto che impone i lavori di ristrutturazione degli impianti previsti dall’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Ovviamente è prioritario per i sindacati - ha aggiunto Panarelli - che siano salvaguardati tutti i posti di lavoro e siano mantenuti i livelli produttivi. Perciò aspettiamo di leggere quel che produrranno gli acquirenti. Siamo certi che il governo sta andando nella giusta direzione. Renzi, a Taranto, ha ascoltato la nostra opinione che andava proprio in quel verso: ampliare il numero di aziende interessate ad acquisire lo stabilimento siderurgico, senza dare nulla per scontato. La discriminante - ha detto ancora il segretario generale della Fim Cisl - resta chiaramente la serietà degli acquirenti. Noi continuiamo a seguire le trattative e vediamo come si svilupperanno nei prossimi giorni. Saremo curiosi, ripeto, di leggere il piano industriale di chi vorrà farsi avanti».

Critico, infine, il segretario generale provinciale della Fiom Cgil, Donato Stefanelli: «Non c’è trasparenza nelle trattative in corso e sono piuttosto scettico. Perché prendiamo, per esempio, Mittal e Marcegaglia. Dalle notizie di stampa si capisce che le trattative sono a buon punto. Ma se non si sciolgono due nodi fondamentali come la partita giudiziaria generata dal processo sul disastro ambientale e quella dei lavori di ristrutturazione previsti dall’Aia, come si potrà avviare una fase nuova, con la fine dell’era Riva e l’arrivo dei nuovi proprietari. È indispensabile risolvere quei due problemi, altrimenti resta tutto così nel vago. E non possiamo permettercelo. Perché l’Ilva è l’industria italiana e la sua fine sarebbe un dramma, anzitutto dal punto di vista ambientale. Bisogna salvaguardare ambiente e occupazione. Questo non si fa con i 250 milioni del prestito ponte. Tra l’altro quei soldi garantiscono all’Ilva di pagare gli stipendi fino a dicembre, ma, per esempio, non permettono di effettuare lavori di manutenzione di cui gli impianti hanno disperato bisogno per non generare ulteriori pericoli per la sicurezza degli operai. Ecco perché dico, infine, che lo Stato deve intervenire direttamente nella partita, anche entrando temporaneamente, nella società e garantendo i lavori dell’Aia».

Ieri Confindustria ha reso noto che partirà da subito e si concluderà a fine ottobre l’erogazione dei crediti scaduti e da sette mesi vantati dalle aziende dell’indotto Ilva. Si tratta di 34 milioni di euro.

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