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Caso Scazzi, l'appello a novembre. Scade a gennaio scarcerazione

di MIMMO MAZZA
TARANTO - E' stato fissato per il prossimo 14 novembre l’inizio del processo in secondo grado per l’omicidio della 15enne Sarah Scazzi, compiuto ad Avetrana (Taranto) il 26 agosto 2010. Il 20 aprile 2013 la Corte d’assise ionica condannò all’ergastolo Sabrina Misseri e sua madre, Cosima Serrano, rispettivamente cugina e zia della vittima. A Michele Misseri, zio della vittima e marito di Cosima e padre di Sabrina, furono inflitti otto anni di reclusione con l’accusa di soppressione di cadavere. A pene inferiori furono condannate altre sei persone. Per Sabrina e la mamma i termini di custodia cautelare scadranno il 20 gennaio 2015
Caso Scazzi, l'appello a novembre. Scade a gennaio scarcerazione
MIMMO MAZZA
TARANTO - Quattordici novembre 2014, ore 9 con prosieguo. Torna in aula l’omicidio di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana scomparsa il 26 agosto del 2010. A un anno e mezzo dalla sentenza di primo grado, pronunciata dalla corte d’assise di Taranto, si riaccendono i riflettori su una delle vicende giudiziarie più seguite e controverse della storia d’Italia.La corte d’assise d’appello, come la Gazzetta è in grado di rivelare, ha individuato la data di avvio del dibattimento di secondo grado.

Il 20 aprile del 2013, la corte d’assise aveva condannato all’ergastolo Sabrina Misseri e Cosima Serrano, rispettivamente cugina e zia di Sarah Scazzi. Otto anni furono inflitti a Michele Misseri, lo zio di Sarah accusato di soppressione di cadavere, 6 anni a Carmine Misseri e Cosimo Cosma (quest’ultimo è morto a causa di un tumore fulminante nella scorsa primavera), anche loro accusati di soppressione di cadavere, 2 anni a Vito Russo, ex difensore di Sabrina, per intralcio alla giustizia. Per i tre favoreggiatori, la Corte aveva comminato un anno di reclusione ciascuno ad Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano e un anno e 4 mesi a Giuseppe Nigro, con pena sospesa.

I termini di custodia cautelare per Sabrina Misseri e sua madre Cosima scadranno il 20 gennaio 2015, dunque il processo di appello dovrà concludersi entro quella data altrimenti le due imputate lasceranno il carcere, venendo giudicate a piede libero. Molto dipenderà naturalmente da come la corte d’assise d’appello valuterà le richieste della difesa, riaprendo o meno la fase istruttoria.

La condanna all’ergastolo delle due principali imputate - Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano - è maturata perché la corte d’assise ha ritenuto di aver raccolto le prove, oltre ogni ragionevole dubbio, che Sarah Scazzi il pomeriggio del 26 agosto è andata a casa Misseri, ha avuto una prima lite con Sabrina e Cosima, ha cercato di fuggire ma è stata raggiunta in strada e riportata in casa, dove è stata uccisa, strangolata dalla due donne. Una ricostruzione, lunga ben 1631 per 28 densi capitoli, nella quale non c’è spazio per le verità di Michele Misseri, perché secondo i giudici di primi grado il contadino di Avetrana «non ha ucciso Sarah Scazzi, non ha assistito al delitto, non ha appreso dai reali protagonisti i dettagli dell’accaduto, non ha cognizione del contesto nel quale l’omicidio si è verificato».

Poche ma dure parole necessarie per sfilare l’asso dalla manica dei difensori di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, dichiarando inattendibile la sceneggiata del contadino di Avetrana, presentatosi davanti alla corte d’assise, in una memorabile udienza, con una corda simile a quella con la quale sostenne, senza successo, di aver strangolato la nipotina di 15 anni.

Nel percorso logico giuridico seguito dal presidente Rina Trunfio per argomentare il verdetto letto il 20 aprile del 2013, Michele Misseri ha ovviamente uno spazio rilevante. A lui si deve il ritrovamento del cadavere di Sarah dopo 40 giorni di vane ricerche; a lui si deve l’arresto della figlia, inguaiata dopo una settimana trascorsa a meditare in una cella del carcere di Taranto; a lui si deve l’incidente probatorio del 19 novembre 2010, quando, con nell’orecchio i singhiozzi e i lamenti della sua adorata figlioletta, cristallizzò, davanti a tutte le parti processuali, la sua verità, poi cambiata mille volte, tra dirette tv, interviste esclusive e un diluvio di lettere spedite alle sue donne finite dietro le sbarre. Di tutt’altro parere sono gli avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia che nell’atto d’appello che ha generato il processo di secondo grado scrivono invece che «Sabrina Misseri va assolta dall’accusa di aver ucciso la cugina Sarah Scazzi per non aver commesso il fatto. E se la corte d’assise d’appello non ravviserà elementi a carico di Michele Misseri, chiuda il dibattimento senza colpevoli».

Segni premonitori di una battaglia processuale che, con l’avvio delle notifiche del decreto di fissazione del processo d’appello, si rinnoverà sia davanti ai giudici che inevitabilmente nei principali talk show televisivi.

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