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Ilva, ballottaggio tra colossi asiatici E spuntano gli arabi

di DOMENICO PALMIOTTI
TARANTO - Il Premier Renzi conferma l'interessamento del gruppo di Sajjan Jindal, nome spuntato a metà agosto quando Arcelor Mittal, altro gruppo franco indiano in corsa per l’Ilva, si era fatto avanti. Il commissario Gnudi: c'è un terzo interessato, ma non fa nomi. I sinnacati: sono arabi
Ilva, ballottaggio tra colossi asiatici E spuntano gli arabi

«Ho visto Jindal, è interessato all’Ilva»
Renzi «ufficializza» le trattative col presidente del colosso indiano «Jsw Steel»
DOMENICO PALMIOTTI
TARANTO - «Ho visto un imprenditore interessato a Piombino e a Taranto. Il rilancio della siderurgia nazionale è fondamentale». Ieri dal palco della festa nazionale dell’Unità a Bologna, il premier Matteo Renzi non ne fa esplicitamente il nome ma l’imprenditore che ha incontrato - sabato mattina in Prefettura a Firenze - è Sajjan Jindal, presidente di Jsw Steel, multinazionale indiana. In verità, era noto già a metà agosto - quando Arcelor Mittal, altro gruppo franco indiano in corsa per l’Ilva, ha formalizzato il suo interesse - che gli impianti siderurgici di Taranto erano sott’osservazione anche da parte di Jindal.

Poi il commissario dell’Ilva, Piero Gnudi, l’ha confermato alle banche incontrate nei giorni scorsi a Milano per sbloccare il prestito da 250 milioni all’azienda, e ieri, infine, è arrivata anche la conferma di Renzi.Mittal da un lato, con Arcelor Mittal, e Jindal dall’altro, con l’omonimo gruppo, puntano quindi all’Ilva. Ma non sono gli unici soggetti visto che sempre Gnudi ha detto alle banche, senza però esplicitare il nome, che c’è un terzo gruppo interessato, che i sindacati individuano negli arabi di Emirates.

Presto, per ora, per dire chi vincerà la partita, che per il commissario si chiuderà nei prossimi mesi. Il dato certo è che sia Arcelor Mittal che Jindal stanno già accedendo ai dati dell’Ilva attraverso una virtual data room creata appositamente dalla società in modo da farsi un’idea dell’azienda e quindi attrezzarsi di conseguenza qualora fossero intenzionati a compiere il passo successivo: l’offerta di acquisto. Arcelor Mittal, che tra giugno e luglio ha spedito per due volte i suoi emissari a Taranto, è più avanti nell’esame rispetto a Jindal avendo cominciato prima ed essendosi impegnata a presentare a fine mese il suo piano industriale. Eppoi ha sempre e solo puntato sull’Ilva mentre Jindal, in questo momento, è soprattutto concentrata sull’acquisizione della Lucchini di Piombino e di qui l’incontro tra lo stesso Jindal e Renzi a Firenze. Questo però non vuol dire che Jindal non possa essere della partita.

Particolare significativo è che inizialmente Jindal puntava solo al laminatoio di Piombino, all’area a freddo, mentre ora sarebbe orientato a produrre anche acciaio e quindi al ripristino dell’area a caldo. In che modo? Jindal pensa anche al preridotto di ferro, la tecnologia alternativa di produzione che Enrico Bondi ed Edo Ronchi, sin quando sono stati, rispettivamente, commissario e sub commissario dell’Ilva, avevano cominciato a sperimentare a Taranto. Il preridotto elimina dal ciclo l’agglomerato di minerali e il coke delle cokerie, e quindi due passaggi, nella produzione dell’acciaio, molto impattanti sotto il profilo ambientale. Seppur gradualmente e con una serie di investimenti diluiti sino al 2020, Bondi e Ronchi pensavano che questa dovesse essere la prospettiva di Taranto, perché solo così si sarebbe prodotto acciaio in modo pulito.

Sappiamo come è andata a finire. Claudio Riva, della proprietà Ilva, ha sparato a zero contro il piano dei commissari, Federacciai ha amplificato il tutto, il Governo Renzi, col ministro Federica Guidi, ha ritenuto troppo oneroso il piano Bondi-Ronchi (4 miliardi tra investimenti industriali e ambientali sino al 2020) sebbene di preridotto si parli anche nel piano ambientale approvato dallo stesso Governo, e quindi non se ne è fatto più niente. Ma se ora Jindal lo rilancia, forse vuol dire che nel mondo ci sono acciaieri che ritengono che così si possa produrre.

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