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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 18:41

Con la pistola alla festa indagato dalla Procura il sindaco Ezio Stefàno

di MIMMO MAZZA
TARANTO - «Ho ricevuto minacce di morte, per questo ho la pistola». Così parlò due anni fa Ezio Stefàno, a poche ore dal turno di ballottaggio che lo confermò sindaco di Taranto per il secondo mandato consecutivo. Tante le foto del sindaco con la pistola, quella foto vale ora a Stefàno l’ipotesi di reato disciplinato dall'articolo 4, comma 4, della legge 110 del 1975, ovvero il porto d’armi nelle pubbliche riunioni da parte di persona munita di licenza. Il reato contestato, una contravvenzione, è punito dalla legge sulle armi con l'arresto da 4 a 18 mesi e l'ammenda da 103,29 a 413,17 euro. La spiegazione: «Giro armato da trent'anni. E da quando sono sindaco che ricevo minacce molto pesanti. Ho rifiutato la scorta e per questo porto con me la pistola»
Aveva fucile rubato, arrestato ex assessore Provincia di Taranto
Con la pistola alla festa indagato dalla Procura il sindaco Ezio Stefàno
di MIMMO MAZZA

TARANTO - «Ho ricevuto minacce di morte, per questo ho la pistola». Così parlò due anni fa Ezio Stefàno, a poche ore dal turno di ballottaggio che lo confermò sindaco di Taranto per il secondo mandato consecutivo. Parole dette dopo la valanga mediatica che lo aveva travolto a causa della pubblicazione della foto che lo ritraeva festante nella sezione della Sds (Sinistra democratica per Stefàno) di via Principe Amedeo mentre brindava alla vittoria appena ottenuta nel ballottaggio contro Mario Cito. Quella sezione nel frattempo è stata chiusa; degli Sds è incerta la collocazione oltre che la stessa consistenza politica; quella foto vale ora a Stefàno l’ipotesi di reato disciplinato dall'articolo 4, comma 4, della legge 110 del 1975, ovvero il porto d’armi nelle pubbliche riunioni da parte di persona munita di licenza. Stefàno, infatti, pur in possesso di regolare porto d’armi non avrebbe potuto, secondo la contestazione formulatagli dal procuratore capo Franco Sebastio, firmatario dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, partecipare armato alla riunione-festa nel circolo Sds, svoltasi il 22 maggio del 2012.

Il reato contestato, una contravvenzione, è punito dalla legge sulle armi con l'arresto da 4 a 18 mesi e l'ammenda da 103,29 a 413,17 euro. Stefàno due anni fa, quasi stupito dal tanto clamore suscitato dalla pubblicazione delle foto che lo ritraevano con la pistola alla cintola mentre trionfalmente, circondato da amici e simpatizzanti e alleati del tempo (come l’on. Michele Pellilo), percorreva via Principe Amedeo per poi entrare nella sede Sds, rivelò di aver subito minacce: «Giro armato da trent'anni. E da quando sono sindaco che ricevo minacce molto pesanti. Ho rifiutato la scorta e per questo porto con me la pistola. Ho scelto, infatti, di difendermi da solo e di tutelare la mia vita. Prima delle elezioni ho ricevuto lettere minatorie affinché ritirassi la mia candidatura. Non mi sono arreso ai delinquenti e sono andato avanti per la mia città».
Poi aggiunse, rispondendo alle sollecitazioni del giornalista della Gazzetta Fabio Venere: «Non ho informato neppure la mia famiglia di queste minacce. Ho rifiutato la scorta perché non volevo che i giovani ragazzi della Polizia rischiassero per me. Neppure un graffio vorrei che, eventualmente, avessero per colpa mia. Non ho voluto strumentalizzare questa vicenda prima del voto perché - disse ancora Stefàno - non sono un cabarettista. Ho ricevuto lettere, di cui ho denunciato il contenuto alle Forze di Polizia, abbastanza circostanziate sull’ubicazione della mia abitazione e sui miei abituali orari».

Poi il racconto del sindaco si fece più preciso e Stefàno aggiunse: «Ho ricevuto lettera di morte per me e la mia famiglia. Sono stato minacciato, anche di recente perché rinunciassi a correre per la riconferma a sindaco, ma non mi sono fatto intimorire. Io non ho mai fatto del male a nessuno. Né ho mai inteso farlo. Ma avendo rinunciato alla scorta, avrò almeno il diritto di difendermi».
Stefàno non era nuovo, peraltro, a questo tipo di polemica. Nel 2008, fu l’ex questore di Taranto ed ex consigliere comunale del centrodestra, Eugenio Introcaso (scomparso prematuramente), a denunciare che il sindaco di Taranto, pur portando con sé una pistola, le aveva però tolte ai Vigili urbani. In quell’occasione, in particolare, Stefàno tolse provvisoriamente le armi in dotazione alla Polizia municipale perché gli agenti, da quattro anni, non erano più sottoposti alle visite mediche obbligatorie per legge per il rilascio della pistola d’ordinanza. Poi, le visite vennero effettuate, le pistole riconsegnate e il caso si chiuse. Sino poi a riesplodere, nel maggio del 2012, con i social network, i siti, i blog pronti a definirlo «sindaco pistolero».
Ora il caso si ripropone, con il procuratore capo Franco Sebastio che chiude l'inchiesta e permette a Stefàno di leggere tutti gli atti, a partire dall'informativa redatta dagli agenti della Digos, e poter così fornire la sua versione dei fatti nella speranza di evitare il processo.

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