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Venerdì 22 Settembre 2017 | 19:10

Taranto, a settembre i lavori per l'inceneritore

TARANTO - Entro la prima settimana di settembre, salvo imprevisti, l’impresa aggiudicataria della gara d’appalto indetta dall’Amiu (la Serveco) aprirà il suo cantiere. Gli interventi dovrebbero concludersi entro aprile 2015 ma poi bisognerà attendere almeno il mese di giugno del prossimo anno per effettuare tutti i relativi ed obbligatori collaudi tecnici. L’appalto aggiudicato per una cifra di poco superiore ad 1,6 milioni di euro
Taranto, a settembre i lavori per l'inceneritore
FABIO VENERE
TARANTO - Inceneritore, partono i lavori. Entro la prima settimana di settembre, salvo imprevisti, l’impresa aggiudicataria della gara d’appalto indetta dall’Amiu (la Serveco) aprirà il suo cantiere. Gli interventi, contratto alla mano, avranno una durata di 216 giorni e, quindi, dovrebbero concludersi nei successivi otto mesi. I lavori, dunque, dovrebbero terminare entro aprile 2015 ma poi bisognerà attendere almeno il mese di giugno del prossimo anno per effettuare tutti i relativi ed obbligatori collaudi tecnici. L’appalto è stato assegnato per una cifra di poco superiore ad 1,6 milioni di euro.

Sin qui, i tempi di realizzazione e le cifre. Ma, tecnicamente, questi lavori quale area dell’impianto riguarderanno? Si tratta della realizzazione di un deferrizzatore, dell’impianto per il trattamento delle ceneri e, infine, della costruzione di un capannone per lo stoccaggio del materiale rinveniente dal processo di incenerimento dei rifiuti. Si tratta di lavori necessari, anzi obbligatori, proprio perché richiesti, un anno fa, dalla Regione Puglia in sede di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). L’Amiu, nel settembre del 2012, già aveva ottenuto il «semaforo verde» da Bari ma, nei mesi successivi, gli uffici regionali avevano chiesto alcune integrazioni modificando, di fatto, l’Aia già rilasciata all’azienda d’igiene urbana «partecipata» dal Comune di Taranto. Si trattava di una serie di prescrizioni necessariamente da rispettare pena la chiusura definitiva dell’impianto. Per questi motivi, ma non solo, l’inceneritore è spento dal maggio dello scorso anno. Da quindici mesi.

E così, da allora, l’azienda presieduta da Federico Cangialosi, con il supporto tra gli altri del direttore tecnico Mimmo Natuzzi, ha avviato e svolto un lungo lavoro su un duplice fronte. Ovvero, la progettazione degli interventi da realizzare con la relativa (a tratti estenuante) richiesta di permessi ed autorizzazioni di vari enti (da un lato) e la ricerca di finanziamenti per realizzare i lavori, dall’altro.

A proposito dei finanziamenti, proprio lo scorso 31 gennaio, una delibera della giunta regionale pugliese ha messo a disposizione cospicue fondi per i lavori di revamping dell’inceneritore. Si tratta di somme che, complessivamente, sfiorano i 5 milioni di euro. I primi due serviranno, sostanzialmente, per eseguire gli interventi prima descritti per non disperdere in atmosfera le ceneri ed il materiale ferroso che si forma durante il processo di smaltimento. Gli altri soldi, invece, dovrebbero servire solo in parte per far altro. Già, in parte perché, secondo una stima della stessa Amiu, per far ripartire in maniera perfetta l’impianto servirebbero almeno otto milioni di euro.

Per essere ancora più chiari, i lavori che inizieranno entro la prima decade di settembre, sono la condizione necessaria ma non sufficiente per mettere di nuovo in esercizio l’impianto. O meglio, in teoria, già nel prossimo giugno quando saranno terminati i collaudi previsti dopo la realizzazione del deferrizzatore e del capannone, l’inceneritore potrebbe pure ripartire ma nessuno potrebbe scommettere sul suo effettivo e soprattutto duraturo funzionamento.

Gli interventi da fare, sempre secondo una stima dell’Amiu, sono circa un centinaio e vanno dalla manutenzione dei forni, alle caldaie, dagli impianti elettrici aiu sistemi di captazione. E per fare tutto questo, evidentemente, la seconda parte del finanziamento regionale (tre milioni) non basta. All’appello mancano, infatti, almeno altri cinque milioni di euro. Tocca, a questo punto, al Comune di Taranto, socio unico dell’azienda, decidere che fare. Tra le possibili strada c’è quella che porta all’accensione di un mutuo per finanziare i lavori o quella che conduce alla gestione da parte di un operatore privato. Opzione questa che, seppur limitata all’inceneritore e non a tutta l’azienda, non sembra riscuotere il consens del sindaco Stefàno convinto assertore del carattere pubblico delle «sue» aziende.

Di certo, però, una decisione va assunta. E va presa in queste settimane. Rinviarla magari proprio al termine di questi primi interventi chiesti dalla Regione farebbe slittare la riaccensione dell’impianto al 2016.

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